SE VUOI LA CONCORDIA, PREPARA LA GUERRA (DEI PORTI) - LA SFIDA FRATRICIDA TRA PIOMBINO, CIVITAVECCHIA, PALERMO E GENOVA PER ACCAPARRARSI IL RELITTO (E IL BUSINESS DA 600 MILIONI DELLO SMANTELLAMENTO)

Marco Imarisio per "Corriere della Sera"

Ma come, non era tutto deciso? Sguardi di imbarazzo. C'è un gioco delle parti in atto da mesi, che rischia di trasformarsi nella consueta figuraccia di sistema. A farla breve si tratta di questo. Pochi mesi fa, era la vigilia di Natale, uno degli atti finali del governo Monti aveva battezzato Piombino come ultima tappa della nave, stanziando via decreto 110 milioni di euro ai lavori di preparazione del porto. Tutto deciso, quindi. Mica tanto. Perché pare di capire che tutti gli addetti ai lavori siano consapevoli del fatto che alla fine Piombino non sarà pronta per l'appuntamento. Non è solo una sensazione.

Ci sono indizi precisi. Nonostante l'ufficialità della decisione, infatti, gli altri concorrenti alle spoglie della Concordia non hanno smesso di lanciare la propria candidatura. Negli ultimi giorni, mentre si avvicinava il raddrizzamento, i politici siciliani di ogni colore hanno fatto da massa d'urto a mezzo stampa nel perorare la causa di Palermo.

Non smette di crederci Civitavecchia, che ha mosso la Confindustria locale e il governatore Nicola Zingaretti. In trepida attesa Genova, penalizzata dal fatto di essere il principale terminal di Costa Crociere, che non farebbe salti di gioia nel tenere quella carcassa davanti agli occhi dei turisti in partenza sulle navi gemelle della Concordia.

La fiducia non elevata in Piombino è testimoniata anche dall'affitto contestuale della Vanguard, enorme nave piattaforma specializzata nel trasporto di consorelle sfortunate nei mari di tutto il mondo. È stata prenotata per due diversi periodi della prossima primavera, quando la Concordia dovrebbe essere pronta a lasciare il Giglio. A leggere le referenze di questo bestione dei mari, costruito in Sud Corea ma battente bandiera danese, appare evidente come sia usata solo per viaggi molto lunghi, non certo per l'equivalente di una gita fuori porta, seppur complicata, come la tratta Giglio-Piombino.

Quel gigante fa gola. Il suo smantellamento porterebbe posti di lavoro e commesse garantiti per un paio d'anni, e di questi tempi non è poco. È per questo che il governatore della Toscana ha giocato d'anticipo. Il porto di Piombino è al centro di un polo siderurgico in crisi da tempo. Bruxelles ha varato una legge che a partire dal 2015 impone la rottamazione di navi europee in continente.

«Credo di essere stato lungimirante. E non voglio certo uno smaltimento scorretto della nave. Comunque vada, Piombino si attrezzerà per questo business». Non fa una piega, almeno per gli interessi regionali. Rossi ha fatto pressione sull'ex ministro dell'Ambiente Corrado Clini, ha portato a casa un decreto che destina 110 milioni di euro a Piombino, contestualmente «nominata» ultima destinazione della Concordia. Bingo.

Invece no. C'era una falla nel ragionamento del governatore, che ne è sempre stato a conoscenza. È difficile che Piombino ce la faccia. I soldi non danno la felicità, e neppure le misure per accogliere una carcassa di tale portata. L'accoglienza della nave più famosa del mondo comporta la costruzione di una diga foranea da 1.150 metri, lo scavo dei fondali, una delle imprese più complicate dell'ingegneria portuale, e la costruzione di due bretelle stradali.

Tanto, forse troppo. Un dato eloquente: oggi il punto più profondo del porto di Piombino misura 9 metri, la parte sommersa della Concordia 25. E così, davanti a dati così netti, la trovata di Rossi è stata ben presto derubricata in «furbata» da chi lavora allo smaltimento della nave.

«A chi sta sollevando un'indecorosa canea sul destino della Concordia, ricordo che il coltello dalla parte del manico ce l'ho io. La nave è classificata come rifiuto, quindi decido io della sua sorte». Anche i governatori nel loro piccolo si incazzano, e parecchio. «Sta andando in scena una sceneggiata indecente, mentre gli altri porti europei si attrezzano per un business milionario, a prescindere dalla Concordia».

Rossi si congeda con un lapsus freudiano. In estate Piombino sarà pronta, dice. Peccato che il termine ultimo per la partenza della Concordia sia la primavera. «Spero vi sia una convergenza parallela tra l'allestimento del porto e i tempi della Concordia. Possiamo fare in tempo, anche se nessuno ci crede. Ma in caso contrario, nessun problema. Prima viene il Giglio».

Adesso si festeggia la rotazione della Concordia, come è giusto che sia. Ma la faccenda tornerà presto di attualità. All'orizzonte una consueta figuraccia nostrana. Tutti contro tutti, dimenticando che al momento nessun porto italiano dispone di un pescaggio e di una larghezza di banchina tali da accogliere la Concordia. Tutti dovrebbero fare dei lavori. Ma se non si decide davvero, lo smaltimento avverrà lontano dall'Italia, magari dopo una sosta di facciata per salvare l'onor di bandiera. L'opzione non è sgradita a Costa Crociere, date le norme ambientali che da noi rendono l'operazione costosissima. Avanti così, facciamoci del male.

 

PORTO PIOMBINO PORTO DI PALERMO jpegPORTO DI GENOVA

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