khamenei trump stretto di hormuz

KHAMENEI È MORTO E IL MERCATO GLOBALE NON STA AFFATTO BENE – L’ESCALATION IN MEDIORIENTE POTREBBE ESSERE UN CATACLISMA PER TUTTO IL MONDO: LE COMPAGNIE ASSICURATIVE HANNO INIZIATO A CANCELLARE LE POLIZZE PER LE PETROLIERE E LE NAVI CARGO CHE DOVREBBERO PASSARE DALLO STRETTO DI HORMUZ – IL COLOSSO DANESE MAERSK SOSPENDE IL TRANSITO DA QUELL'AREA - LO STOP SAREBBE UN INCUBO PER TUTTI: DA LÌ PASSA IL 20% DELLA PRODUZIONE GLOBALE DI PETROLIO, CIRCA 20 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO AL GIORNO, E ENORMI VOLUMI DI GAS LIQUIDO DEL QATAR. IL PREZZO DEL PETROLIO POTREBBE SCHIZZARE IN ALTO...

Maersk sospende il transito di navi nello stretto di Hormuz

(ANSA-AFP) - Il colosso danese della logistica Maersk ha annunciato la decisione di sospendere il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz per ragioni di sicurezza, visto il peggioramento della situazione di sicurezza in Medio Oriente. "Sospendiamo il passaggio di tutte le navi attraverso lo Stretto di Hormuz fino a nuovo ordine. Di conseguenza, tuti i servizi che collegano i porti del Golfo persico potranno subire ritardi, cambi d'itinerario o aggiustamenti d'orario", dichiara il gruppo in un comunicato.

 

NON SERVE CHIUDERE UNO STRETTO. BASTA RENDERLO NON ASSICURABILE.

Dal profilo “X” di Shanaka Anslem Perer, autore del libro "The Ascent begins", analista "indipendente"

 

STRETTO DI HORMUZ

Venti milioni di barili di petrolio hanno attraversato ieri lo Stretto di Hormuz.

 

Oggi il numero potrebbe essere zero.

 

Non perché l’Iran abbia minato le acque. Non perché una petroliera sia stata colpita. Ma perché i Lloyd’s di Londra hanno sollevato la cornetta.

 

Gli assicuratori specializzati nel rischio guerra hanno iniziato a cancellare le polizze per i transiti nello stretto poche ore dopo il lancio dell’Operazione Epic Fury.

 

lloyds

Il Financial Times ha confermato un aumento dei premi del 50 per cento. Il rischio guerra di base si attesta allo 0,25 per cento del valore dello scafo. Per una petroliera da cento milioni di dollari significa 250.000 dollari a viaggio. Ai livelli massimi di escalation, un milione per transito. Le navi legate a interessi americani o israeliani stanno diventando del tutto non assicurabili. Nessun prezzo. Nessuna polizza. Nessun passaggio.

 

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

La KHK Empress era carica di greggio omanita diretta a Bassora quando ha effettuato un’inversione a U a metà dello stretto e ha reindirizzato la rotta verso l’India. L’Eagle Veracruz si è fermata all’imbocco occidentale con due milioni di barili di greggio saudita destinati alla Cina.

 

La Front Shanghai si è arrestata al largo di Sharjah con greggio iracheno diretto a Rotterdam. Nippon Yusen ha ordinato all’intera flotta di evitare Hormuz. La Grecia ha detto alla propria armata mercantile di rivalutare il passaggio. Hapag-Lloyd ha sospeso tutti i transiti.

 

Nessuna di queste navi è stata colpita. Ognuna di esse ha ricevuto la stessa telefonata.

 

STRETTO DI HORMUZ

Più di cinquanta milioni di anni fa la placca araba entrò in collisione con la placca eurasiatica comprimendo il Golfo Persico in un bacino che defluisce attraverso un unico collo di bottiglia geologico largo ventuno miglia. Il ventuno per cento del petrolio globale.

 

Il venti per cento di tutto il GNL trasportato via mare. Un quinto dell’approvvigionamento energetico della civiltà industriale costretto a passare attraverso un incidente tettonico più stretto della Manica, confinante da un lato con il Paese il cui leader supremo è stato ucciso ieri mattina.

 

PORTAEREI USS ABRAHAM LINCOLN

La USS Abraham Lincoln dispone di un numero sufficiente di Tomahawk per affondare ogni motosilurante dei Pasdaran in 48 ore. L’Operazione Praying Mantis nel 1988 paralizzò le forze navali operative iraniane in otto ore. La Quinta Flotta ha provato questo scenario per decenni.

 

Nulla di tutto questo conta. Le portaerei non possono costringere un assicuratore a riscrivere una polizza. I Tomahawk non possono abbassare un premio.

 

usa e israele attaccano l'iran 5

La marina più potente della storia umana non può indurre un sindacato dei Lloyd’s a decidere che una superpetroliera VLCC in transito nelle acque costiere iraniane rappresenti un rischio accettabile in un sabato pomeriggio mentre missili cadono su Dubai.

 

Goldman Sachs stima che il Brent possa toccare i 110 dollari al barile. JP Morgan prevede 120–130 dollari. A quei livelli ogni compagnia aerea brucia liquidità. Ogni banca centrale vede riaccendersi in una notte tre anni di lotta contro l’inflazione. Gli oleodotti alternativi dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti gestiscono circa tre milioni di barili. Hormuz ne gestisce venti milioni. I conti non tornano.

 

L’Iran ha capito qualcosa che il Pentagono ancora non ha compreso.

 

Non serve chiudere uno stretto. Basta renderlo non assicurabile.

 

«Centinaia di petroliere ferme ai lati di Hormuz», perché lo Stretto è così strategico

Da www.editorialedomani.it

 

usa israele iran mercati finanziari borse

Lo Stretto di Hormuz è chiuso e «almeno 150 petroliere, comprese navi che trasportano greggio e gas naturale liquefatto, hanno gettato l’áncora nelle acque aperte del Golfo».  Così come dall’altra parte dello stretto sono ferme decine di navi. È quanto riporta AlJazeera. «Le petroliere erano raggruppate in acque aperte al largo delle coste dei principali produttori di petrolio e Gnl del Golfo, tra cui Iraq e Arabia Saudita e Qatar», aggiunge il quotidiano qatariota.

 

La conferma è arrivata dal centro di coordinamento della Marina britannica, secondo cui le navi mercantili nel Golfo Persico hanno ricevuto segnalazioni da parte dell’Iran in merito alla chiusura. I siti di monitoraggio del traffico navale mostrano infatti una concentrazione di petroliere e metaniere all’ingresso del passaggio.

 

STRETTO DI HORMUZ

Secondo il Teheran Times, poi, questa mattina la petroliera Skylight sarebbe stata colpita da un missile iraniano proprio alle porte dello stretto, al largo dell’Oman, ed è in fiamme. Già ieri i pasdaran – in base a quanto riportavano i media locali – ne avevano annunciato via radio la chiusura perché il punto strategico tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman non è più considerato sicuro, dopo gli attacchi di Usa e Israele nell’ambito dell’operazione chiamata “Epic Fury”: «A nessuna nave è consentito attraversare lo Stretto di Hormuz», è il messaggio radio inviato alle navi dalle Guardie rivoluzionarie.

 

attacco di usa e israele a teheran

Cma Cgm e Hapag-Lloyd, due dei più grandi armatori mondiali, sabato hanno ordinato alle loro navi di sospendere la navigazione nel Golfo. «Mettersi al riparo», questo l’avvertimento del gruppo francese, terzo armatore mondiale, che ha «sospeso, fino a nuovo ordine», anche il transito nel canale di Suez.

 

Il blocco del passaggio obbligato della rotta più importante al mondo per l’esportazione petrolifera era già stato minacciato durante la “guerra dei 12 giorni”.

 

Punto strategico

La chiusura dello Stretto è stata definita dagli analisti «uno scenario da incubo per i mercati globali». Da quel punto, infatti, passa circa il 20 per cento della produzione globale di petrolio, circa 20 milioni di barili di greggio al giorno, che proviene dai produttori di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait e Iran. Così come da quello stretto passano grandi volumi di Gnl prodotto in Qatar. Un punto nevralgico di collegamento al mondo dei maggiori produttori di petrolio del Golfo.

 

IL VIDEO DEL BOMBARDAMENTO CHE HA DISTRUTTO IL QUARTIER GENERALE DI ALI KHAMENEI

Le previsioni per l’apertura dei mercati di lunedì sono negative e i prezzi del petrolio rischiano di impennare. Il fronte Opec+ – organizzazione dei paesi esportatori di petrolio e dei paesi alleati, i Voluntary Eight (Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman) – ha concordato un aumento della produzione di petrolio di 206mila barili al giorno a partire da aprile. Secondo alcune fonti di Reuters, nelle ultime settimane Riad ha aumentato la produzione e le esportazioni di petrolio proprio in preparazione degli attacchi contro l’Iran.

 

navi nello stretto di hormuz 2

Un blocco prolungato, secondo gli analisti, potrebbe provocare un forte aumento dei prezzi dei carburanti e dell’energia a livello globale. Questo nel breve periodo, una guerra prolungata invece potrebbe compromettere seriamente le forniture globali di petrolio e far lievitare i prezzi.

 

Secondo la Us Energy Information Administration, infatti, solo l’Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dispongono di reti di oleodotti per il trasporto di un massimo di 2,6 milioni di barili al giorno, in modo di evitare lo Stretto.

 

I NUMERI DELLO STRETTO DI HORMUZ

Se nel breve termine i barili potrebbero salire intorno agli 80 dollari (ieri erano 73 dollari), ha scritto William Jackson, capo economista per i mercati emergenti di Capital Economics, in caso di un conflitto e una chiusura del passaggio prolungati i prezzi potrebbero schizzare «intorno ai cento dollari a barile».

 

Una chiusura duratura non sarebbe conveniente nemmeno per l’economia iraniana.

navi nello stretto di hormuz 3navi nello stretto di hormuz 1

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