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L’ENNESIMO GIALLO ITALIANO: IL “DIVO” NEL MIRINO DELLE BR – NELL’ESTATE DEL 1974 LE BRIGATE ROSSE PROGETTARONO IL SEQUESTRO DI GIULIO ANDREOTTI, ALLORA MINISTRO DELLA DIFESA, CHE ALL’EPOCA GIRAVA SENZA SCORTA. IL PIANO SFUMÒ DOPO L’ARRESTO DEI BRIGATISTI RENATO CURCIO E ALBERTO FRANCESCHINI – L’EPISODIO EMERGE DA UNA MEMORIA DEPOSITATA AL PROCESSO PER L’OMICIDIO DEL CARABINIERE GIOVANNI D’ALFONSO, UCCISO IL 5 GIUGNO 1975 NEL CONFLITTO A FUOCO ALLA CASCINA SPIOTTA – NEL 1999 DINANZI ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE STRAGI, FRANCESCHINI DISSE UNA FRASE INQUIETANTE: “POTEVAMO FARE DI TUTTO, PERÒ NON SEQUESTRARE ANDREOTTI. QUANDO ABBIAMO DECISO DI FARLO HANNO SEQUESTRATO NOI...”

Estratto dell’articolo di Giada Lo Porto per https://torino.repubblica.it

 

GIULIO ANDREOTTI

Ben prima del sequestro di Aldo Moro, il vertice dello Stato italiano era già nel mirino delle Brigate Rosse. Nell’estate del 1974, infatti, il gruppo dirigente dell’organizzazione progettò il sequestro di Giulio Andreotti, allora ministro della Difesa e figura centrale della Democrazia cristiana.

 

L’episodio emerge da una memoria depositata in udienza ad Alessandria dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini, parti civili nel processo ai capi storici delle Br per l’omicidio del carabiniere Giovanni D’Alfonso, ucciso il 5 giugno 1975 nel conflitto a fuoco alla Cascina Spiotta durante il sequestro dell’industriale Vittorio Vallarino Gancia. Quel giorno perse la vita anche la brigatista Mara Cagol.

 

sparatoria cascina spiotta

I legali hanno prodotto agli atti un estratto del libro di Alberto Franceschini “Mara, Renato ed io” pubblicato da Mondadori nel 1988, di difficile reperibilità. Nell’estate del 1974 - emerge dagli atti prodotti - reduce dal sequestro del magistrato Mario Sossi, il nucleo dirigente delle Br costituito da Curcio, Franceschini, Moretti e Cagol pianificò un salto di qualità strategico: un duplice sequestro simultaneo.

 

L’obiettivo era colpire il "progetto neogollista", identificato nell'asse tra il potere politico di Andreotti e quello economico di Massimiliano Gritti, braccio destro di Eugenio Cefis in Montedison.

 

Pinerolo 1974 - arresto di alberto Franceschini - renato Curcio al volante

Secondo il racconto di Franceschini, l’azione doveva scattare per ottenere la liberazione dei detenuti del gruppo "XXII Ottobre" e imporre una "contro-piattaforma" sindacale. Franceschini si trasferì dunque a Roma sotto falsa identità, cambiando pensione ogni notte per sfuggire ai controlli della polizia. In un resoconto descrive i suoi appostamenti mattutini sul Lungotevere.

 

Scoprì con stupore che Andreotti si muoveva senza scorta per andare a messa alle sette del mattino. Arrivò a urtarlo volutamente per strada per verificarne la reazione. «Rapirlo era facilissimo», scrive. «Desideravo toccare quell’uomo che era per me l’incarnazione stessa del potere», si legge.

GIULIO ANDREOTTI

 

Nel frattempo, aveva già acquistato un monolocale in zona Prenestina come base operativa e individuato nei magazzini vicino alla Stazione Termini il luogo ideale per la prigione. Mentre a Milano Mario Moretti completava il pedinamento di Gritti, il piano crollò l'8 settembre 1974.

 

Franceschini e Renato Curcio furono arrestati a Pinerolo dai carabinieri del generale Dalla Chiesa. Franceschini ha sempre nutrito il sospetto che la loro cattura non fosse casuale.

 

Nel 1999 dinanzi alla Commissione parlamentare stragi, Franceschini dice una frase inquietante: «Potevamo fare di tutto, però non sequestrare Andreotti. Quando abbiamo deciso di farlo hanno sequestrato noi. Questa è una mia ipotesi».

 

Nelle sue tasche vennero trovati appunti e numeri riferiti all'esponente democristiano. Poi, nella stessa audizione, continuando a riferirsi ad Andreotti, Franceschini afferma: «Gira e rigira arriva sempre lui». Quando gli domandano se si riferisca a poteri stranieri, lui replica: «Poteri stranieri almeno quattro...certamente la Cia, il Kgb, i Servizi segreti israeliani e poi quelli tedeschi».

 

ALBERTO FRANCESCHINI - MARA RENATO E IO

Per gli avvocati Salvini e Brigida il piano su Andreotti prova che le operazioni più rilevanti venivano preparate collegialmente dall'intero nucleo storico, definendo un modello di responsabilità condivisa che va oltre l'esecuzione materiale dei singoli delitti.

 

«Evidenzia - scrivono nella memoria - come in occasione della decisione e della messa in opera di operazioni importanti, quali sequestri di persona, e anche prima del sequestro Gancia, tutti i componenti del nucleo dirigenziale dell’organizzazione decidessero gli obiettivi e approvassero l’azione da compiere e anche fossero in parte coinvolti nella sua esecuzione». [...]

alberto franceschini renato curcio

 

alberto franceschini renato curciosparatoria cascina spiottaGIULIO ANDREOTTI

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