niscemi

NON C’È PACE PER NISCEMI – BRUTTE NOTIZIE PER GLI ABITANTI DEL PAESE INTERESSATO DALL’ENORME FRANA DEL 16 GENNAIO: PER GLI ESPERTI DELLA PROTEZIONE CIVILE, LA SCARPATA È DESTINATA A CEDERE ANCORA ED È "IMPOSSIBILE UNA STABILIZZAZIONE DEFINITIVA" - L’EROSIONE POTREBBE INGHIOTTIRE EDIFICI IN UN RAGGIO DI 50 METRI DALLA SCARPATA – L’UNICO ELEMENTO POSITIVO RIGUARDA IL CENTRO DELLA CITTADINA, SITUATO IN UN’AREA STABILE. PER IL RESTO SARANNO NECESSARI INTERVENTI PER RIDURRE L’INFILTRAZIONE DELL’ACQUA NEL TERRENO E...

Estratto dell’articolo di Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”

 

niscemi frana

«Il quadro delineato dai sopralluoghi e dai dati satellitari indica che il rischio rimane elevato per la frana nel suo complesso e che il fenomeno è destinato a evolvere ulteriormente». Non c’è pace per Niscemi.

 

Lo scrivono i professori dell’Università di Firenze incaricati dal Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del consiglio di redigere un rapporto sul disastro che in gennaio ha sconvolto la cittadina siciliana. [...]

precipitata l auto simbolo della frana di niscemi 4

 

Le conclusioni degli esperti (6 professori e 12 ricercatori), guidati da Nicola Casagli che insegna geologia all’ateneo fiorentino ed è fra i massimi conoscitori di frane al mondo, sono grigie: «La scarpata principale che borda il paese è suscettibile di un’evoluzione che potrebbe coinvolgere ulteriori edifici posti in prossimità del margine instabile e compromettere in modo permanente tratti di viabilità strategica».

Ma una luce c’è: «Il centro presenta condizioni di sostanziale stabilità...».

 

 

MUSUMECI E NISCEMI - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

La fascia interdetta, ridotta di recente da 150 a 100 metri rispetto al ciglio della frana consentendo a 700 persone di rientrare nelle abitazioni, varia a seconda di un coefficiente di sicurezza. Se si prendesse in considerazione quello fissato dalla normativa (1.25) la zona rossa si ridurrebbe a 58 metri. Ma l’approccio è di tipo prudenziale e quindi al momento il margine è più ampio.

 

Il rapporto affronta le cause del disastro [...] Prima fra tutte l’erosione dal basso della collina su cui poggia Niscemi, provocata soprattutto dall’acqua che scende dalla città e viene convogliata in buona parte nel torrente Benefizio per poi disperdersi nei terreni sottostanti. Come se un gigante di sabbia e argilla perdesse lentamente i piedi.

«L’erosione ha progressivamente ridotto il coefficiente di sicurezza... ha innescato lo scivolamento delle porzioni più basse del versante... le piogge antecedenti gli eventi hanno poi probabilmente contribuito...».

 

la frana di niscemi

Sono state analizzate le origini storiche del dissesto: «Si tratta di un sistema profondo che interessa i margini del terrazzo sui cui sorge l’abitato ed è inserito in una dinamica di instabilità di lungo periodo. A partire dall’evento del 1790, caratterizzato da movimenti di eccezionale entità e da manifestazioni di vulcanismo, per passare a quello del 1997, che riattivò un corpo di frana. I due eventi costituiscono i precedenti diretti di quello del 2026 che, pertanto, si innesta in un’evoluzione plurisecolare del versante».

la frana di niscemi

 

Le frane del 16 e 25 gennaio scorsi hanno provocato uno smottamento di dimensioni eccezionali, mai visto in Italia: «Il fronte instabile si sviluppa complessivamente per circa 4,7 chilometri con un volume totale di oltre 80 milioni di metri cubi, le scarpate presentano altezze mediamente comprese tra 25 e 30 metri, con valori massimi che superano i 40 metri». [...]

 

NISCEMI - LA ZONA ROSSA

Cosa fare, dunque? Per risolvere d’emblée i problemi di Niscemi servirebbe una bacchetta magica. «È impossibile una stabilizzazione definitiva dell’intero sistema mediante interventi strutturali estensivi — aggiungono gli esperti —.

Non solo per valutazioni di natura economica, di rapporto costi-benefici, ma anche e soprattutto perché il fenomeno coinvolge volumi molto estesi e superfici di scivolamento profonde. E per gli effetti incerti di eventuali interventi di stabilizzazione».

 

No, l’approccio di medio periodo dev’essere graduale e di convivenza con la frana. Come? «Riducendo l’infiltrazione proveniente da monte, intercettando i flussi idrici prima che penetrino nella massa destabilizzata, eseguendo interventi di protezione al piede dei versanti per contrastare l’erosione fluviale, elemento motore della riattivazione del fenomeno... intervenendo sulle aree critiche, quali l’alveo del torrente Benefizio. Mediante interventi di ingegneria naturalistica (piantumazioni)».

 

la frana di niscemi

Insomma, un insieme coordinato di opere con una raccomandazione: «Potenziare il sistema di monitoraggio in loco mediante inclinometri profondi per il controllo delle pressioni». I professori ritengono infine necessario «prevedere la delocalizzazione degli edifici ubicati entro una fascia di 50 metri dal margine della scarpata». Valutazioni e raccomandazioni che assomigliano molto a quelle, rimaste lettera morta, della Commissione tecnico scientifica della Protezione civile che analizzò la vecchia frana.

la frana di niscemila frana di niscemi

Correva l’anno 2000.

la frana di niscemi

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