"NON VA, È UNA PIETRA. AVRANNO IL PICCOLO DOMENICO SULLA COSCIENZA" - I MESSAGGI INVIATI NELLA CHAT DELLE INFERMIERE DEL "MONALDI" DI NAPOLI DOPO IL TRAPIANTO DI CUORE FALLITO SUL BIMBO DI DUE ANNI - UNA SCRIVE: "HANNO PORTATO L'ORGANO NEL GHIACCIO SECCO. SI È CONGELATO. È UN CASINO. OPPIDIO (IL CHIRURGO) HA FATTO IL PAZZO. PER SCONGELARLO LO ABBIAMO MESSO NELL'ACQUA CALDA, TI HO DETTO TUTTO" - LA LUNGA CATENA DI ERRORI E DI APPROSSIMAZIONI DA PARTE DEI MEDICI DI NAPOLI CHE HA PORTATO ALLA MORTE DEL BIMBO, A PARTIRE DALL'ESPIANTO AVVENUTO A BOLZANO: "CON L'EQUIPE DI NAPOLI IL CLIMA ERA CAOTICO..."
1 - «NESSUNO CONTROLLÒ IL BOX IN SALA OPERATORIA MANCAVANO LE PROCEDURE DI SICUREZZA»
Estratto dell'articolo di Dario Sautto per il “Corriere della Sera”
BOX IN CUI E' STATO TRASPORTATO IL CUORE INNESTATO AL PICCOLO DOMENICO
La fretta. Una catena di errori di valutazione. Il fallimento del trapianto il 23 dicembre. Lo scontro interno e le contraddizioni nei vari racconti. La scarsa qualità nelle comunicazioni. Il mancato rispetto delle procedure di sicurezza.
C’è tutto questo nella relazione di 295 pagine che la Regione Campania ha trasmesso al Ministero della Salute sul trapianto di un cuore lesionato al piccolo Domenico, il bambino di due anni e cinque mesi deceduto dopo quasi due mesi il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli.
Tra i documenti raccolti dagli ispettori regionali inviati dal presidente Roberto Fico compaiono anche i verbali dell’audit interno all’Azienda Ospedaliera dei Colli, dove vengono sottolineati tutti gli errori e i tentativi di giustificazione di un disastro. Ieri sera la stessa Azienda ha comunicato la «sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella grave e dolorosa vicenda del piccolo Domenico». Si tratta di Guido Oppido e Gabriella Farina, i due principali indagati (sono in tutto sette) nell’inchiesta per omicidio colposo della Procura di Napoli.
DOMENICO - IL BAMBINO DI DUE ANNI A CUI E' STATO TRAPIANTATO UN CUORE BRUCIATO
Tutto parte dal contenitore isotermico utilizzato nella trasferta a Bolzano per l’espianto del cuore destinato a Domenico. Un box-frigo di vecchia generazione, di quelli privi di termostato per il controllo in tempo reale della temperatura dell’organo trasportato. Da quanto emerge dalle varie relazioni, nessuno controllò veramente che a Bolzano fu inserito del ghiaccio secco (anidride carbonica, -79 gradi) anziché del ghiaccio tradizionale (acqua, 0 gradi) all’interno del box.
Poco prima, tra discussioni e sovrapposizioni, l’equipe di Innsbruck — secondo le testimonianze raccolte dal Nas di Trento — sarebbe intervenuta in aiuto della chirurga Farina, fornendo anche le sacche sterili per confezionare il cuoricino appena espiantato, riposto in un secchiello (non sterile) fornito da Bolzano.
COME SI TRASPORTA UN CUORE PER UN TRAPIANTO
Da Napoli, secondo la ricostruzione, l’equipe era partita con poco ghiaccio «perché la macchina ne aveva prodotto una quantità non sufficiente» e solo con il contenitore isotermico anacronistico. Questo, nonostante al Monaldi ci fossero almeno tre box tecnologici Paragonix. [...]
Le conclusioni dell’audit evidenziano criticità davvero gravi, se confermate anche da parte degli inquirenti, e delineano una sorta di autogestione del servizio trapianti pediatrici, quasi avulsa dal sistema interno utilizzato per gli adulti, una delle eccellenze del Monaldi. «Assenza o mancata applicazione delle procedure condivise per l’espianto, conservazione e trasporto dell’organo» sarebbero emerse dall’indagine interna, a cui si sono aggiunte innumerevoli contraddizioni nei racconti dei sanitari.
In sala operatoria a Napoli sarebbero mancate anche una «barriera procedurale di sicurezza» e una «checklist di verifica con ruoli e responsabilità chiaramente definiti». Tutto ciò ha fatto sì che «non sono state intercettate le criticità prima del completamento della cardiectomia», cioè dell’estrazione del cuore malato di Domenico prima dell’arrivo del nuovo organo, poi risultato «congelato».
macchinario ecmo - cuore artificiale
Qui si inserisce la relazione di Oppido, che sostiene di aver espiantato dopo aver ricevuto un «ok» alla domanda se «tutto fosse conforme», «ok» che in sala operatoria nessuno dice di aver sentito. Secondo la relazione, «nella fase più critica del processo, non si è realizzato un passaggio informativo strutturato, tempestivo e inequivocabile tra il personale impegnato nella verifica dell’organo e il chirurgo responsabile dell’impianto».
Lo stesso Oppido ha riferito che «l’estrazione del secchiello dal frigo da trasporto risultava inizialmente impossibile e solo dopo circa ulteriori 20 minuti e l’utilizzo di un ingente quantitativo di acqua si otteneva uno scongelamento parziale che consentiva la rimozione dal contenitore».
macchinario ecmo - cuore artificiale
Quando è arrivato in sala operatoria, il cuore era in «uno stato di profondo congelamento» ha scritto Oppido nella sua relazione ma, ormai, «in assenza di alternative» per non far morire il bambino ha deciso ugualmente di impiantare quell’organo lesionato che, solo dopo mezz’ora, ha dato un minimo impulso elettrico, insufficiente, tanto che dopo 3 ore di tentativi la situazione era stata già ritenuta «gravemente compromessa» e il piccolo fu attaccato al macchinario Ecmo per la circolazione extracorporea.
2 - LA CHAT TRA GLI INFERMIERI "AVRANNO SULLA COSCIENZA IL PICCOLO DOMENICO"
Estratto dell'articolo di Dario Del Porto, Michele Bocci per "la Repubblica"
Erano passati quasi novanta minuti e il cuore trapiantato non partiva. Sono le 16.06 del 23 dicembre, l'infermiera professionale Teresa Calascione ha lasciato la sala operatoria dell'ospedale Monaldi alle 14.12 e si informa con i colleghi dell'intervento sul piccolo Domenico iniziato verso le 14.30. «Non va...zero...È una pietra», le scrive il caposala in una conversazione whatsapp. Calascione è sconvolta. «Mamma mia», risponde. E poi, lapidaria: «Se lo tengono sulla coscienza».
Questa e altre chat sono agli atti dell'inchiesta sulla morte del piccolo Domenico. Calascione aveva appreso quanto stava accadendo un'ora prima, dai messaggi scambiati con la collega Cristiana Passariello. «A che state?», le chiede. E Passariello risponde con un vocale: «Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato, forse non lo può impiantare....è un casino». Un quarto d'ora più tardi, Calascione scrive di nuovo a Passariello e domanda: «Avete risolto? Ma lui ha fatto il pazzo?», riferendosi forse al primario Guido Oppido che in quel momento stava provando a trapiantare il cuore.
«Per scongelarlo lo abbiamo messo nell'acqua calda, ti ho detto tutto. Se riparte è un miracolo», replica Passariello. Calascione allora chiede: «Ma lo sta mettendo?». E la collega le dice che stava facendo le manovre necessarie per l'impianto e aggiunge. «Pazzo. E che te lo dico a fare? Sì, lo sta mettendo». Il cuore trapiantato non inizierà mai a battere, Domenico resterà due mesi attaccato a un macchinario fino a sabato scorso, quando morirà.
Ora bisogna fare un passo indietro e tornare all'alba di quel 23 dicembre, quando l'èquipe parte da Napoli in direzione Bolzano per prelevare l'organo del donatore. Bisogna provare ad immaginarseli. Fuori dall'aeroporto di Verona nel buio delle 6 del mattino, vestiti con la divisa di sala operatoria e con in mano il contenitore frigo blu. «La dottoressa si è seduta dietro, voleva un po' riposare perché era stata allertata quando era in turno. Il suo collega invece era stato chiamato perché reperibile. Si sono lamentati del freddo».
macchinario ecmo - cuore artificiale
Parole dell'autista dell'ambulanza che ha portato fino a Bolzano i cardiochirurghi Gabriella Farina e Vincenzo Pagano, 66 e 33 anni. «Il dottore – prosegue l'autista – mi ha detto che erano molti anni che l'ospedale non veniva allertato per un espianto». In effetti, il Monaldi fa pochissimi trapianti pediatrici di cuore. Prima del 23 dicembre scorso era stato eseguito un intervento nel 2023, uno nel 2022 e uno nel 2021. Di certo l'esperienza era poca e a certificarlo non è solo l'abbigliamento dei medici.
Ai carabinieri del Nas gli operatori di Bolzano hanno descritto i due medici come tesi, agitati e praticamente senza materiale per svolgere il delicato lavoro legato al prelievo dell'organo. Non avevano sacchetti per il trasporto, né le soluzioni necessarie per riempirli e per fare infusioni all'organo. Non avevano il deflussore per trasferire liquidi.
Inoltre, erano senza il secchiello nel quale normalmente si mette prima di riporlo nel contenitore da trasporto. E anche il ghiaccio scarseggiava. Racconta un'infermiera: «Avevano una valigetta rossa con all'interno degli aghi raggruppati con un elastico e l'ago della cardioplegia». Una sua collega aggiunge: «Avevano portato qualche filo, e poco altro materiale. La cosa mi ha sorpreso perché di solito vedo il team di Innsbruck che porta qualsiasi materiale al seguito».
[...] L'infermiera che racconta l'episodio conclude: «Il clima era caotico, quando l'équipe di Napoli è uscita è tornato normale». [...]
il piccolo tommaso con la madre patrizia
il bimbo a cui e stato trapiantato il cuore bruciato
patrizia mercolino la mamma del bimbo a cui e stato trapiantato il cuore bruciato
il piccolo tommaso con la madre patrizia


