“SONO STATO DISTRUTTO, UMANAMENTE E PROFESSIONALMENTE. MA NON HO RANCORE PER NESSUNO” – PARLA FABIO CAGNAZZO, IL COLONNELLO DEI CARABINIERI FINITO IN CARCERE E POI PROSCIOLTO DALLE ACCUSE PER L’OMICIDIO DI ANGELO VASSALLO, IL SINDACO DI POLLICA, IN PROVINCIA DI SALERNO, AVVENUTO NEL 2010 - “LA COSA CHE MI HA FATTO PIÙ MALE È CHE IL MIO OPERATO È STATO FRAINTESO E STRUMENTALIZZATO. MI SONO SEMPRE ADOPERATO IN BUONA FEDE, ED È TUTTO DOCUMENTATO. ANGELO ERA UN AMICO” – “HO SEMPRE CREDUTO CHE PRIMA O POI LA VERITÀ SAREBBE VENUTA FUORI…”
Estratto dell’articolo di Manuela Galletta per “la Stampa”
I sospetti, pesanti e velenosi, alimentati anche dall'eco di trasmissioni televisive che hanno sollevato la polvere dei dubbi. Poi le accuse, formali, che nel novembre 2024 si trasformano in un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Per sedici anni il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo ha convissuto con il peso di uno sguardo carico di diffidenza, quello di chi lo riteneva, in qualche modo, coinvolto nell'omicidio di Angelo Vassallo.
Il sindaco del piccolo comune salernitano di Pollica fu ucciso ad Acciaroli la sera del 5 settembre 2010, con nove colpi di pistola mentre, alla guida della sua auto, stava tornando a casa. […] Cagnazzo […] negli anni della guida del reparto di Castello di Cisterna, ha arrestato decine e decine di latitanti eccellenti e condotto operazioni e sequestri milionari contro i clan protagonisti della sanguinaria faida tra Secondigliano e Scampia, stagione criminale che ha ispirato la saga Gomorra.
Venerdì Cagnazzo, difeso dagli avvocati Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro, è stato prosciolto in sede di udienza preliminare dalle accuse di omicidio e depistaggio: il gup del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, ha respinto la richiesta della procura per «assenza di una ragionevole previsione di condanna», cancellando con un tratto di penna l'accusa che lo voleva, in qualche modo, responsabile della morte di Vassallo per coprire un presunto traffico di droga mai provato nelle dimensioni descritte dagli inquirenti.
[…] In questi anni lei è stato indicato come possibile mandante dell'omicidio Vassallo e accusato anche di depistaggio. Che peso ha avuto tutto questo sulla sua vita personale?
«È stata durissima. Sono stato distrutto, umanamente e professionalmente. Ma voglio dire che per il trattamento giudiziario che ho avuto non ho rancore per nessuno. Anche se non posso negare che è stata durissima, ma ho scelto di rimanere in assoluto silenzio e di aspettare che la giustizia, in cui, da servitore dello Stato credo fermamente, facesse il suo corso. Ma la cosa che mi ha fatto più male è che il mio operato è stato frainteso e strumentalizzato. Io mi sono sempre adoperato in buona fede, ed è tutto ampiamente documentato. Angelo era un amico, tra noi c'era davvero rispetto reciproco».
il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo
Questa vicenda ha inciso profondamente anche sul suo percorso professionale. Che conseguenze ha avuto?
«La mia vita professionale è stata penalizzata, distrutta senza se e senza ma. Io però sono nato carabiniere. Essere carabiniere è la mia identità, mai e poi avrei messo in discussione la fedeltà all'Arma e allo Stato».
[…] Ha mai temuto che la verità non venisse riconosciuta?
«In questi anni, pur segnati da un dolore profondo, ho sempre creduto che prima o poi la verità sarebbe venuta fuori. Ho combattuto per la verità nella mia storia di carabiniere e continuo a farlo anche in questa vicenda. Soprattutto, auspico che emerga la verità sulla morte di Angelo Vassallo». […]
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L ASSASSINIO DI ANGELO VASSALLO
il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo
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