milena gabanelli - la moria delle api - dataroom

PER FARE UN FIORE CI VUOLE… UN’APE – IL CALO DELLA POPOLAZIONE DELLE API È UN PROBLEMA ENORME PER IL MONDO: DALL’IMPOLLINAZIONE DEGLI INSETTI DIPENDE IL 75% DELLA PRODUZIONE AGRICOLA, PER UN VALORE DI CIRCA 153 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO A LIVELLO GLOBALE, DI CUI 22 MILIARDI IN EUROPA E 2-3 MILIARDI IN ITALIA – GABANELLI: “LA PRIMA RAGIONE DELLA MORIA DELLE API È DOVUTA A UNA CARENZA DI RISORSE ALIMENTARI: UNA DELLE CAUSE PRINCIPALI DELLA DIFFICOLTÀ A TROVARE CIBO È IL CAMBIAMENTO CLIMATICO. LA SECONDA RAGIONE DELLA MORIA DI API SONO I PESTICIDI E...” - VIDEO

GUARDA QUI LA VIDEO-INCHIESTA DI MILENA GABANELLI SULLA MORIA DELLE API

Estratto dell’articolo di Milena Gabanelli, Simona Ravizza per "Dataroom - Corriere della Sera"

 

LA MORIA DELLE API - DATAROOM

Almeno una volta all’anno ricordiamoci di questi piccoli insetti che, con noncuranza, stiamo uccidendo. Ricordiamoci che è il loro lavoro silenzioso a garantire da sempre la sicurezza alimentare e il funzionamento dell’ecosistema. […]

 

LA MORIA DEGLI IMPOLLINATORI

Il 75% delle colture agrarie dipende da insetti specializzati nel trasporto del polline dagli stami (organi maschili) ai pistilli (organi femminili) dei fiori. È una squadra numerosissima composta da farfalle, coleotteri, bombi, ma soprattutto api. […]

 

Le api di un singolo alveare possono visitare dai 3 ai 20 miliardi di fiori in un anno, coprendo un’area fino a 30 chilometri quadrati attorno agli alveari, dalla primavera all’autunno. Il valore economico di questo servizio naturale è enorme: circa 153 miliardi di euro all’anno a livello globale, di cui 22 miliardi in Europa e 2-3 miliardi in Italia.

MILENA GABANELLI - LA MORIA DELLE API - DATAROOM

 

Una popolazione vitale che, purtroppo, sta diminuendo. Dal 2015 a oggi, il Centro di referenza nazionale per l’Apicoltura, che fa capo all’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, a Legnaro (Padova), ha ricevuto 914 segnalazioni di apiari colpiti da morie fino al 50%. […] La perdita oscilla fra i 165 milioni e 500 milioni di api.

 

Un dato ampiamente sottostimato perché pochi apicoltori segnalano, infatti il dato riguarda meno dell’1% degli apiari presenti in Italia, nonostante dal 2022 sia in vigore l’obbligo di registrare nel Sistema identificazione e registrazione le morie di api. Qual è la causa? Siamo andati a fondo con l’aiuto dell’Istituto Mario Negri, Ispra e Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea).

 

LA MORIA DELLE API - DATAROOM

SCARSO NUTRIMENTO

La prima ragione è dovuta a una carenza di risorse alimentari […] Una delle cause principali della difficoltà a trovare cibo è il cambiamento climatico: le piante possono fiorire in anticipo o in ritardo, gelate improvvise, piogge intense o lunghi periodi di siccità possono danneggiare o annullare del tutto la fioritura.

 

Così, quando gli impollinatori sono attivi, spesso non trovano né polline né nettare a sufficienza per svolgere le loro funzioni vitali, riprodursi e garantire il ricambio generazionale. A questo si aggiunge la diffusione di nuove varietà autofertili, come quelle di girasole e di erba medica, selezionate per l’elevata produttività. Si tratta di varietà che non hanno bisogno di impollinatori per produrre frutti o semi, ma nella maggior parte dei casi non forniscono nemmeno nettare e polline agli insetti.

 

E gli agricoltori nemmeno lo sanno che quelle sementi non sono in grado di sostenere gli impollinatori, perché a livello industriale sulle etichette non compare alcuna informazione specifica.

LA MORIA DELLE API - DATAROOM

 

I PESTICIDI

La seconda ragione della moria di api sono i pesticidi. Le analisi di laboratorio effettuate sulle api morte rivelano in quasi la metà dei casi la presenza di principi attivi di fitofarmaci sia sui corpi che nel polline raccolto. Il loro uso massiccio è tipico dell’agricoltura intensiva. In Italia, su 12,5 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata (dati Istat), il 30,4% è occupato da agricoltura ad alta intensità, pari a circa 3,8 milioni di ettari (fonte: ultimo dato Ue 2021, indicatore «Farm input intensity»).

 

[…] Inoltre, la diffusione dei concimi chimici provoca un progressivo deterioramento del suolo. I terreni impoveriti richiedono ancora più fertilizzanti, diventano più vulnerabili a parassiti e malattie, innescando un ulteriore aumento di prodotti fitosanitari. È vero che le normative sull’uso dei pesticidi stanno diventando più rigorose, ma il loro impiego su larga scala ha un impatto diretto sulla vita delle api, e di conseguenza sull’equilibrio dell’intero ecosistema.

 

LA MORIA DELLE API - DATAROOM

LE POLITICHE UE

La strategia europea «Farm to Fork» (Dal produttore al consumatore) raccomanda esplicitamente: «Ai metodi chimici devono essere preferiti metodi biologici sostenibili e altri approcci non chimici». E l’Unione europea premia gli agricoltori che adottano pratiche agricole favorevoli agli impollinatori, principalmente attraverso il Fondo Europeo Agricolo di Garanzia e il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale.

 

 Nel periodo 2023-2027, sono a disposizione 218 milioni di euro per chi riduce l’uso di fitosanitari e favorisce la presenza di habitat per gli impollinatori. Solo nel 2023, questo intervento ha coinvolto oltre 62.000 ettari.

 

LA MORIA DELLE API - DATAROOM

Inoltre, l’Ue destina 780 milioni di euro a chi non utilizza diserbanti chimici nei terreni dove cresce erba spontanea, con 1 milione di ettari supportati nel 2023. Sono previsti anche 819 milioni di euro per chi alterna le colture: nel 2023 coinvolti 3 milioni di ettari. […] Un altro intervento fondamentale è rappresentato dall’agricoltura biologica, promossa dalla Ue con oltre 2 miliardi di euro nel periodo 2023-2027. Nel 2023, i fondi europei hanno sostenuto 822.000 ettari.

 

LA BIODIVERSITÀ A RISCHIO

I dati mostrano un effettivo aumento delle coltivazioni più sostenibili, ma in un anno, su 44.500 tonnellate immesse in commercio, vengono ancora utilizzate 19.580 tonnellate di principi attivi non consentiti per l’agricoltura biologica, si tratta cioè di sostanze chimiche più potenti e che minacciano la sopravvivenza delle api. […]

 

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Di fronte alla crescente perdita degli insetti impollinatori, l’industria pensa ai droni: macchine volanti capaci di rilasciare con estrema precisione — grazie alla guida attraverso Gps — la giusta quantità di polline sulle colture nel posto esatto. Ma quanti droni servirebbero per sostituire le api, che in un solo alveare visitano fino a 20 miliardi di fiori l’anno? […] quale sarebbe il prezzo finale? Certo, i droni non si stancano, non si avvelenano, non si ammalano, non muoiono. A morire però è la biodiversità, garante degli equilibri che regolano la vita sul pianeta. Sarebbe dunque una sconfitta culturale ed ecologica. […]

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