QUELLI CHE CON DISAGIO DICONO “NO” – MIRELLA SERRI AMMETTE CHE “NEL MONDO PROGRESSISTA MOLTI VORREBBERO BARRARE IL ‘SÌ’ AL REFERENDUM PER MANIFESTARE IL DISAGIO NEI CONFRONTI DELLA MALAGIUSTIZIA E CONTRO L'ECCESSO DI POTERE DEI TOGATI. MA INVECE APPORRANNO LA CROCE SUL NO, E IO TRA QUESTI, PER RIMARCARE UN NO AL GOVERNO E ALLA SUA POLITICA SOVRANISTA E POPULISTA” – LA REPOSTA DI FRANCESCO MERLO: “NON È UN SEGNO DI DEBOLEZZA, MA UNA SOFFERTA DIALETTICA DI LIBERTÀ. DOVREMMO RACCONTARE MEGLIO QUESTI NO, PER CAPIRE COSA LI FERMA SULLA SOGLIA DEL SÌ, CHE NON È PIÙ UN SÌ ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, MA ALLE DEPORTAZIONI IN ALBANIA, AI DECRETI SICUREZZA, A TELE MELONI, ALLA NUOVA EGEMONIA CULTURALE (SI FA PER DIRE) DI GIULI DALLE BANDE NERE: NOOO”
Da “Posta e risposta” - “la Repubblica”
mirella serri foto di bacco (1)
Caro Merlo, di fronte al referendum costituzionale prossimo venturo il popolo di destra non ha dubbi: sono tutti schierati ordinati e obbedienti per il Sì (vedi sondaggio Pagnoncelli). Le coscienze del popolo progressista sono invece divise, dilaniate dall'incertezza.
Molti vorrebbero barrare il Sì per manifestare il disagio nei confronti della malagiustizia e contro l'eccesso di potere dei togati. Ma invece apporranno la croce sul No, e io tra questi, per rimarcare un No al governo e alla sua politica sovranista e populista che porta l'Italia in un mondo retrivo e antimoderno.
Cosa ne pensi di questa ferita a sinistra di cui i giornali parlano assai poco? È un segno di debolezza o testimonia la vivacità e la forza del campo riformista?
Mirella Serri
Risponde Francesco Merlo
Non è un segno di debolezza, ma una sofferta dialettica di libertà. Sento che saranno tanti i No pieni di disagio. Penso che dovremmo raccontarli meglio, fuori dalla propaganda, per capire l'Italia, per misurare cosa li spinge verso Barbera e Pisapia quando sentono parlare Gratteri o Woodcock e cosa li ferma sulla soglia del Sì, che non è più un Sì alla separazione delle carriere, ma alle deportazioni in Albania, ai morti di Cutro, ai decreti sicurezza, all'aumento delle accise, all'inasprimento della legge Fornero che doveva essere cancellata, alla crociata contro il cinema, alla liberazione di Almasri, a Tele Meloni… alla nuova egemonia culturale (si fa per dire) di Donzelli, Mollicone, Piantedosi e persino di Giuli dalle bande nere: Nooo.
MANIFESTI ELETTORALI - REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - FOTO LAPRESSE
giorgia meloni al comizio per il si al referendum sulla giustizia teatro parenti di milano foto lapresse 8
