“UNA GUERRA MSE IN ORBITA LA CARRIERA DI KHAMENEI E UNA GUERRA L'HA DISTRUTTA” – DOMENICO QUIRICO: “NEGLI ANNI ‘60 ERA UNO DEI PROPAGANDISTI DI KHOMEINI E DELLA SUA RIVOLTA APOCALITTICA CONTRO IL MODERNISMO CORROTTO DELLO SCIÀ. ERA UN ESECUTORE SERVIZIEVOLE CHE STAVA LÌ A FARE SIEPE CON I NOTABILI IN ZIMARRA NERA. ANCHE PERCHÉ PER I SUSSIEGOSI AYATOLLAH ERA POCO PIÙ DI UN CURATO DI MEZZA TACCA. FU L'INVASIONE DECISA DA SADDAM CHE LO FECE USCIRE DALLE SECONDE LINEE RENDENDOLO UN PROTAGONISTA GRAZIE AI LEGAMI CON I GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE. UN ATTENTATO LO PRIVÒ PARZIALMENTE DELL'USO DEL BRACCIO DESTRO FACENDONE UN QUASI MARTIRE. KHOMEINI LO SCELSE COME SUCCESSORE MA FU UN RIPIEGO PERCHE’…”
Estratto dell’articolo di Domenico Quirico per “la Stampa”
KHAMENEI ACCANTO AL RITRATTO DI KHOMEINI
L'epilogo dei tiranni non è mai un capolavoro ad alto rendimento retorico e scenico. […] Gli ultimi, possibili istanti della Guida suprema sotto le bombe israelo-americane li dovremo immaginare. Mancheranno le frasi celebri, le maledizioni postume, gli appelli alla vendetta, perfino perché no? i pentimenti, la umanissima paura, il pianto. Corron voci che Khamenei sia già morto ieri. Ha ucciso fino alla fine e la sua fine comunque sarà violenta.
[…] Raccontano che la paura di sparire fosse diventata per Ali Khamenei una ossessione, covava negli ultimi tempi idee fobiche, estri fabulanti, sentiva l'alito degli oppositori.
Si dibatteva a Palazzo tra crisi depressive e reazioni omicide ordinando massacri sempre più vasti quasi fossero sacrifici divinatori alla eternità del Potere. Forse era consapevole, dopo quasi quaranta anni di dominio teocratico e pratico, che il suo Stato tirannico era guasto fino alle midolla.
Non era certo uno spettacolo pulito questo sciitismo da carnaio, canonicamente travestito da punizione degli apostati. Perfino i suoi veri sostegni, i guardiani della rivoluzione, attendevano l'ultimo respiro del vegliardo, forse non più venerando, per arrangiare nuovi equilibri sempre totalitari ma più scaltri, morbosi e viscidi. […]
[…] Una guerra aveva messo in orbita la carriera di Khamenei e una guerra l'ha distrutta.
Negli anni sessanta era uno dei propagandisti di Khomeini e della sua stralunata rivolta carismatica e apocalittica contro il modernismo corrotto e spiccio dello scià. Imprigionato più volte dalla Savak, non era però ai primi ranghi del nuovo, originale potere che il Grande ayatollah aveva imposto per referendum alla Repubblica islamica: in un inedito quadro semiotico divino il presidente è eletto a suffragio universale ma sottoposto alla Guida che risponde delle sue decisioni soltanto all'Onnipotente.
Insomma lui era un esecutore servizievole ed entusiasta che stava lì a fare siepe con i notabili in zimarra nera. Anche perché nella nomenklatura della prima rivoluzione islamica della storia Khamenei non vantava un rango religioso adeguato. Tiriamo le somme. Per i sussiegosi grandi ayatollah era poco più di un curato di mezza tacca. Fu l'invasione decisa da Saddam che lo fece uscire dalle seconde linee dell'agglomerato politico rendendolo un protagonista.
FOLLA IN STRADA A TEHERAN CON LE FOTO DI KHAMENEI E KHOMEINI
Vice ministro della difesa strinse legami con i Guardiani della rivoluzione, eroi della epica difesa contro l'invasore nelle paludi di Bassora e sgherri della feroce repressione interna, tipacci inclini all'eccidio. Ecco il vero potere in arrivo: perché sono loro che bisognerà sradicare non solo dalle caserme ma anche dai ministeri, dalle aziende petrolifere, dalle industrie militari e atomiche, dal contrabbando milionario, con una loro storia che costeggia quella della casta degli ayatollah ma non sempre coincide, che hanno famiglia, conti in banca, e anche convinzioni da difendere.
ali khamenei nel suo ufficio con un ritratto di khomeini
Un attentato lo privò parzialmente dell'uso del braccio destro facendone un quasi martire. La designazione a dirigere la preghiera a Teheran lo portò alla presidenza. Ma la scelta di Khomeini di sceglierlo come successore fu un ripiego. Lo schema costituzionale aveva un vizio di origine: nessuno poteva rivendicare come lui il rango di "marja", di referenza suprema a cui gli altri gelosi ayatollah si sarebbero inchinati. Bisognava affidarsi dunque alla fedeltà canina in cui Khamenei non aveva rivali.
rivoluzione khomeinista in iran
Ha sostituito la fragilità dogmatica con la ferocia del potere e con il disegno della mezzaluna sciita dal Mediterraneo al Golfo Persico con Hezbollah, Bashar, le milizie irachene, gli Houthi yemeniti. Il rancore contro l'occidente e la sua "colonia" israeliana, il loro inurbano vezzo di pestare i piedi, bastava per formare tagliatori di teste. Per questo l'avvicendarsi dei decorativi presidenti eletti era secondario: radicali come Ahmadinejad o moderati come Rohani, ideologi come il macellaio Raissi o pragmatici come l'attuale Pazeshkian.
rivoluzione khomeinista in iran assalto all ambasciata americana
Mentre in occidente si costruivano illazioni su un tiepido autunno del regime era sempre lui ad avere il comando, a ordinare repressioni implacabili ad ogni cadenza di rivolta. Sapeva che una teocrazia è irriformabile perché costruita su una verità monolitica. […]


