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SAREBBE STATO UN INFERMIERE DI BOLZANO A VERSARE IL GHIACCIO SECCO NEL BOX IN CUI E' STATO TRASPORTATO IL CUORE IMPIANTATO A DOMENICO, IL BIMBO MORTO A NAPOLI DOPO UN TRAPIANTO FALLITO: A CAUSA DELLA SOSTANZA, L'ORGANO È STATO DANNEGGIATO - DALLE INDAGINI È EMERSO CHE L'OPERATORE CHE HA MESSO IL GHIACCIO SECCO NEL BOX, NON ERA FORMATO PER QUEL TIPO DI COMPITO - INOLTRE, IL GHIACCIO SECCO È UN MATERIALE CHE NON DOVREBBE MAI FINIRE IN SALA OPERATORIA. COME MAI ERA LÌ? - GLI ERRORI DELL'EQUIPE NAPOLETANA: IL CUORE MALATO DEL PICCOLO DOMENICO È STATO ESPIANTATO ALLE 14:18, MA IL NUOVO ORGANO E' ARRIVATO IN SALA SOLO ALLE 14:30 - COSA DISSE IL CHIRURGO: "NON FARÀ MAI UN BATTITO"

1 - L’OPERATRICE: «IL GHIACCIO SECCO FUMAVA. CHIESI AI MEDICI DI NAPOLI, MI DIEDERO L’OK»

Estratto dell'articolo di Dario Sautto per il "Corriere della Sera"

 

patrizia mercolino con il figlio in attesa del trapianto di cuore

Aveva notato «un po’ di fumo freddo» esalare dal ghiaccio e avrebbe chiesto ai medici napoletani se andasse bene, ricevendo l’ok e le indicazioni per rabboccare il refrigerante nel contenitore isotermico «sotto e di lato». A versarlo, poi, sarebbe stato un altro infermiere altoatesino.

 

È uno dei passaggi fondamentali della testimonianza dell’operatrice dell’ospedale di Bolzano che avrebbe materialmente fornito il ghiaccio secco all’équipe medica guidata dalla chirurga Gabriella Farina subito dopo l’espianto del cuore che avrebbe potuto salvare il piccolo Domenico Caliendo.

 

Il bimbo, a cui il cuore venne impiantato dopo essere stato danneggiato proprio dal ghiaccio secco durante il trasporto, è morto sabato scorso dopo due mesi di coma farmacologico. La testimonianza è stata raccolta nel filone dell’inchiesta della Procura di Napoli che è stato delegato ai carabinieri del Nas di Trento e in parte coordinato anche dalla Procura di Bolzano.

BOX IN CUI E' STATO TRASPORTATO IL CUORE INNESTATO AL PICCOLO DOMENICO

 

Il dialogo sarebbe avvenuto poco dopo le 12:24 del 23 dicembre, quando i medici del Monaldi avevano appena prelevato il cuoricino, nella presala, subito all’esterno della sala operatoria. In pochi minuti, si sarebbe consumato il grave errore che ha, poi, pregiudicato il trapianto per Domenico.

 

Nessuno si accorse, nonostante il caratteristico fumo, che il refrigerante inserito nel contenitore di plastica fosse quello sbagliato: ghiaccio secco, anidride carbonica che congela a -79 gradi, utilizzato a Bolzano per la conservazione dei tessuti.

 

Un materiale che, secondo le linee guida, in sala operatoria non dovrebbe mai finire, poiché si attacca facilmente e danneggia — come accaduto — gli organi interni. Il dialogo sarebbe avvenuto alla presenza di almeno un altro infermiere altoatesino, che avrebbe indicato dove si trovassero i contenitori per il ghiaccio. Dalla testimonianza non emergerebbe la distinzione tra ghiaccio «sterile» e «non sterile», né come fosse arrivato lì il ghiaccio secco in alcuni pesanti secchi di plastica.

 

Nel corso delle indagini nella struttura altoatesina, i Nas di Trento avrebbero anche simulato le operazioni di rabbocco, alla presenza dei protagonisti di quella che si è rivelata una tragica mattinata, in modo da comprendere meglio quel che potrebbe essere successo.

 

COME SI TRASPORTA UN CUORE PER UN TRAPIANTO

In attesa che il gip del tribunale di Napoli, Mariano Sorrentino, fissi l’autopsia attraverso l’incidente probatorio, il materiale raccolto in questa primissima fase delle indagini ha spinto la Procura di Napoli ad escludere al momento responsabilità del personale sanitario di Bolzano, circoscrivendo profili di colpa solo sulle due équipe del Monaldi.

 

L’operatrice non era formata per poter conoscere le conseguenze dell’utilizzo del ghiaccio secco anziché di quello tradizionale. Dagli accertamenti è emerso che il ghiaccio secco nel contenitore isotermico di vecchia generazione sarebbe stato versato effettivamente da un operatore non specializzato, presente anche all’interno della sala operatoria dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, ma ciò sarebbe avvenuto solo dopo l’ok dell’équipe napoletana. [...]

 

2 - LA TELEFONATA DAL PARCHEGGIO «ABBIAMO IL NUOVO ORGANO» MA IL CHIRURGO GIÀ DA 4 MINUTI AVEVA TOLTO QUELLO DEL BIMBO

D. Sau. per il “Corriere della Sera”

 

TRAPIANTO DI CUORE

Tra l’inizio dell’espianto del cuore malato del piccolo Domenico e l’arrivo del nuovo organo, ormai lesionato, in sala operatoria si inserisce una telefonata, anche quella arrivata quando ormai l’intervento era già iniziato. La chiamata tra l’équipe napoletana guidata dal cardiochirurgo Guido Oppido e quella della collega Gabriella Farina di ritorno da Bolzano sarebbe avvenuta comunque 4 minuti dopo il clampaggio, il punto di non ritorno per l’espianto del cuore.

 

Questo emerge dai primi racconti delle persone informate dei fatti ascoltate dagli investigatori, nel corso delle indagini coordinate dalla Procura di Napoli su quanto accadde nella sala operatoria dell’ospedale Monaldi il 23 dicembre e sulla morte del bambino di meno di due anni e mezzo, avvenuta sabato scorso, dopo 60 giorni in coma farmacologico nel reparto di Terapia intensiva.

 

TRAPIANTO DI CUORE

Secondo la versione di una testimone, incrociata con i dati della cartella clinica, il cuore malato del piccolo Domenico è stato espiantato alle 14:18 del 23 dicembre, quando è iniziata la manovra di clampaggio, mentre la comunicazione via telefono dell’arrivo del cuore da Bolzano nel parcheggio dell’ospedale Monaldi sarebbe arrivata non prima delle 14:22, quando il cardiochirurgo era già all’opera.

 

Inoltre, in sala operatoria il cuoricino (ormai congelato) sarebbe giunto solo dopo le 14:30, poiché il tragitto — tra corridoi e ascensori — è tortuoso. La telefonata e gli orari sarebbero i punti «caldi» di una riunione avvenuta al Monaldi il 10 febbraio quando, per la rabbia, il chirurgo avrebbe dato un calcio a un termosifone.

guido oppido 4

 

I medici si sarebbero accorti che il cuore era ormai «una pietra dura» solo dopo le 14:30, quando avrebbe tentato di scioglierlo con acqua via via più calda, come hanno riferito altri testimoni. L’organo era ormai un blocco di ghiaccio, letteralmente congelato — e lesionato irreparabilmente — nel corso del viaggio in un box-frigo di vecchia generazione, nel quale era stato aggiunto del ghiaccio secco, refrigerante «sbagliato» fornito dall’ospedale San Maurizio di Bolzano.

[...[

 

Uno degli infermieri che hanno assistito all’operazione avrebbe riferito che «il chirurgo disse: questo cuore non farà mai un battito». Un altro dettaglio agghiacciante, che si aggiungerebbe ai tanti «particolari scioccanti, splatter» secondo l’avvocato Francesco Petruzzi, che rappresenta la famiglia del piccolo Domenico.

guido oppido 1

 

Secondo il legale «le linee guida per i trapianti già dal 2015 prevedono la misurazione della temperatura dell’organo ogni minuto durante il viaggio in aereo e un controllo più approfondito all’arrivo», cosa che non sarebbe avvenuta, visto che il contenitore era di vecchia generazione, privo di termostato, a differenza di quelli tecnologici ora in dotazione che permettono la costante misurazione delle temperatura che, nel caso del cuore, deve aggirarsi tra i 4 e gli 8 gradi. [...]

il bimbo a cui e stato trapiantato il cuore bruciato

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