ischia terremoto

SE IL GEOLOGO PRENDE IL BUCO - 4 GIORNI DI DATI SBAGLIATI PRIMA DI ARRIVARE ALLA VERA MAGNITUDO E AL VERO EPICENTRO DEL TERREMOTO DI ISCHIA - CERTO, L'INGV SPENDE TUTTO IL SUO BUDGET (E MANCO BASTA) SOLO PER GLI STIPENDI: HA ZERO SOLDI PER LA RICERCA. E L'EX DIRETTORE ENZO BOSCHI NON RISPARMIA LE CRITICHE

1. ISCHIA, QUATTRO GIORNI DI DATI SBAGLIATI CASAMICCIOLA EPICENTRO DELLA SCOSSA

Mariagiovanna Capone per ''Il Messaggero''

terremoto ischia primo epicentro sbagliatoterremoto ischia primo epicentro sbagliato

 

Quattro giorni per ottenere la rilevazione del terremoto di Ischia. Quattro giorni di dati ballerini, di vulcanologi e sismologi allibiti da valori incongruenti rispetto a quello che la storia sismica del luogo insegnava. Ma come è andata davvero?

 

LA MAGNITUDO

Venti minuti dopo la scossa delle 20.57 di lunedì scorso, avremo magnitudo locale (Ml) 3.6, profondità ipocentrale 10 chilometri, epicentro a mare, al largo di Forio nel settore Ovest come dirà l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, basando il dato sull'elaborazione di 197 stazioni della rete nazionale. Poco dopo la mezzanotte dall'Osservatorio Vesuviano, sede napoletana dell'Ingv, arrivano i dati rielaborati con magnitudo durata (Md) 4.0, ipocentro a 5 chilometri di profondità e un epicentro sempre a mare ma stavolta a circa 3 chilometri dalla costa Nord.

 

terremoto ischia secondo epicentro sbagliatoterremoto ischia secondo epicentro sbagliato

La comunità scientifica immediatamente reagisce storcendo il naso perché vada per la magnitudo, essendo misurata con parametri differenti poiché una è Ml e un'altra Md, ma le differenze tra epicentro ed ipocentro appaiono troppo diverse tra loro e il dubbio si insinua anche tra illustri scienziati come Enzo Boschi, ex presidente Ingv fin da quando si chiamava ancora Ing, e Giuseppe Luongo, ex direttore dell'Ov.

 

Un dubbio che all'indomani diventa conferma poiché negli uffici di via Diocleziano che ospitano i ricercatori dell'Osservatorio Vesuviano, chi ha studiato la sismicità dell'isola di Ischia trova i dati troppo discordanti rispetto a quelli storici e rielabora personalmente i valori dell'evento di martedì. Risultato? Magnitudo 4.0, epicentro a poche centinaia di metri dalla via Borbonica a Casamicciola alta, e profondità di circa 2 chilometri. Anche altri colleghi fanno la stessa rielaborazione usando altri modelli e il risultato è praticamente identico. Il tam tam negli ambienti di ricerca è immediato ma resta circoscritto.

 

 terremoto ischia vero epicentro terremoto ischia vero epicentro

Da mercoledì mattina, quindi, sono in molti a sapere dell'effettiva rilevazione del sisma ischitano, e seppure comunicandolo a chi di dovere, hanno visto il dato invariato. Cambierà quattro giorni dopo appunto, ufficializzando ieri pomeriggio una magnitudo durata di 4.0, una profondità ipocentrale di 1 chilometro 730 metri e un epicentro su via Santa Barbara, nella parte alta di piazza Bagni. È chiaro che qualcosa non ha funzionato.

 

Cosa è avvenuto, dunque? Un errore molto semplice e non affatto strano: nei minuti immediatamente successivi alla scossa chi era di turno all'Ov ha usato un modello di velocità 3D dei Campi Flegrei che tocca solo marginalmente Ischia. Il dato finale quindi ha completamente spostato il posizionamento, trascinandolo verso la costa flegrea. Per l'elaborazione avvenuta nella mattinata di mercoledì e ufficializzata soltanto ieri, invece, si è usato un modello di velocità «1D».

 

Nel software usato dall'Osservatorio Vesuviano, chiamato NonLinLoc, sono stati immessi cioè dei riferimenti e delle formule diverse, valide proprio per Ischia, poiché ogni luogo ha caratteristiche differenti in superficie e nel sottosuolo, per intenderci, e a maggior ragione in aree vulcaniche. Rilievi ottenibili nel giro di minuti, al massimo ore, ma di certo non in quattro giorni come si vuole far credere.

 

I DATI

Ufficialmente, invece, Ingv e Ov lo hanno divulgato soltanto ieri. «Compito di un istituto di ricerca è di fornire una prima elaborazione per permettere alla macchina della Protezione Civile di mettersi in moto e inviare i soccorsi» spiega la direttrice dell'Ov Francesca Bianco.

 

ischia terremotoischia terremoto

«Poi si studia il fenomeno, anche con differenti approcci, rielaborando i dati con differenti algoritmi, modelli di velocità, e così via. Non ci siamo infatti fermati e oggi (ieri, ndr) abbiamo ottenuto un dato che riteniamo più valido. Non perché fosse sbagliato quello precedente, ma perché i modelli usati erano diversi. Non lo abbiamo localizzato, che so, a Stromboli, sempre a Ischia era. Mi chiedo, che scienziati saremmo se ci fermassimo alla prima elaborazione? È aggiungo altro che continuiamo a considerarlo preliminare perché le elaborazioni proseguono».

 

 

La comunità scientifica ha tirato un sospiro di sollievo alla vista dei dati corretti e pubblicati ieri pomeriggio. «Pare che si siano convinti 4 giorni dopo. Adesso è ufficiale finalmente» esulta Giuseppe De Natale, ex direttore dell'Ov.

 

terremoto casamicciolaterremoto casamicciola

«Molti mi hanno chiesto - continua - se sia possibile che un modello di velocità non appropriato possa causare uno spostamento dell'epicentro di vari chilometri, in un'area come Ischia e con stazioni sismiche localizzate entro pochi chilometri una dall'altra.

 

 Da sismologo, rispondo che in teoria è possibile, ma solo se il modello di velocità è errato, completamente campato in aria. Quindi, in un contesto ragionevolmente equilibrato, da sismologo risponderei senz'altro: è impossibile. Ciò che invece sarebbe possibile, ma è cosa diversa, è che, senza utilizzare le stazioni sismiche vicine per la localizzazione, si fossero usate solo stazioni molto lontane (rete nazionale). Ma non sarebbe comprensibile, perché almeno tre stazioni di Ischia funzionavano bene, ed indicano chiaramente l'epicentro sotto Casamicciola, a circa 2 chilometri di profondità».

 

 

2. L'ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA SPENDE TUTTO IN STIPENDI

Elisa Calessi per ''Libero Quotidiano''

 

FRANCESCA BIANCOFRANCESCA BIANCO

Raccoglie gli esperti che dovrebbero non tanto prevedere i terremoti, cosa impossibile, ma anticiparne la probabilità, cosa possibile. Quelli chiamati a mappare le zone a rischio, testare i movimenti della terra, valutare il grado di pericolo e quindi permettere ad altri, la Protezione civile, di agire e prevenire. Un lavoro basato sulla ricerca, si tratta di inventare strumenti e metodi sempre più raffinati, e da cui dipende la possibilità di salvare vite umane.

 

Peccato che non hanno un euro per fare ricerca. L' Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia non ha i soldi nemmeno per le spese ordinarie. Perciò, per pagare gli stipendi, ha dovuto, nell' ultimo anno, tagliare drasticamente le spese per la ricerca. Il che, per un istituto le cui "prestazioni" dipendono dallo sviluppo della ricerca, non è un dettaglio. C' è poco da stupirsi, allora, se nel terremoto che ha colpito Ischia si sono sbagliati di quasi mezzo punto (0,4%) a calcolare magnitudo e epicentro.

 

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Se, però, si legge il bilancio di previsione dell' esercizio 2017, la cosa stupisce meno. Ad ammettere lo stato disastroso dell' Istituto è proprio il presidente, Carlo Doglioni, nell' introduzione al documento. «L' analisi della situazione finanziaria dell' ultimo triennio», si legge, «evidenzia che il contributo ordinario di funzionamento assegnato annualmente dal Miur è insufficiente alla copertura delle cosiddette "spese incomprimibili" dell' ente». I 56 milioni e 877mila euro stanziati dallo Stato non bastano per pagare le spese necessarie (stipendi, pensioni, utenze, sedi).

 

Quindi? «Per raggiungere il pareggio di bilancio è stato necessario l' utilizzo di quote considerevoli dell' assegnazione premiale e dell' assegnazione per l' attività di ricerca a valenza internazionale. Tale condizione impedisce di fatto all' ente di finanziare attività di ricerca interna». Per far quadrare i conti si è dovuto, cioè, utilizzare i soldi destinati ai premi di produzione e, soprattutto, alla ricerca.

 

Conclusione: l' Istituto che dovrebbe dare indicazioni ai nostri sindaci, alla Protezione civile, proteggerci dai terremoti e dai vulcani non riesce a fare ricerca. Questo perché «le risorse ordinarie», continua il presidente, «non bastano» nemmeno a coprire le «spese incomprimibili». Per cercare di sopravvivere, continua, si sono fatti tagli un po' dappertutto: si è ridotto del 60% il budget delle sezioni, quelle sparse nel Paese per monitorare i movimenti della terra. Si sono tagliate le spese di beni e servizi. Eppure ancora non basta.

 

Ma dove vanno i quasi 57 milioni che passa il Miur?

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Per il 95% finiscono per pagare gli stipendi dei dirigenti, del personale, le esigenze della struttura: su 57 milioni e 506.306 euro di entrate, infatti, ben 55 milioni e 864.126 sono destinati a «spese di funzionamento fisse e centralizzate». Ovvero: «Organi, personale, spese di gestione, esigenze dell' amministrazione centrale, operazioni immobiliari, accantonamenti necessari». Un milione e 600mila finisce alle sezioni periferiche.

 

E questo nonostante, oltre alle risorse del Miur, ci siano fondi esterni, 11.364.400 euro, che arrivano da una serie di convenzioni stipulate con il Dipartimento di protezione civile per compiti come la sorveglianza sismica e vulcanica del territorio, il monitoraggio. Sono questi contratti, spiegano fonti interne, a "salvare" l' istituto dal tracollo.

 

Va detto che l' Ingv è una macchina non proprio snella. Si articola in varie «strutture di ricerca» che si occupano di ambiente, terremoti e vulcani. Ha una sede centrale, decine di sezioni periferiche, più altri presidi sul territorio. Per un totale di 835 dipendenti, di cui 620 a tempo indeterminato e 215 a tempo determinato. A questi si aggiungono 67 ricercatori, 9 titolari di borse di studio, 95 di assegni di ricerca, 24 collaboratori, 3 distaccati da altre amministrazioni. In tutto sono 1.033 persone.

 

Enzo Boschi - copyright PizziEnzo Boschi - copyright Pizzi

E nel quadriennio 2014-2018 sono state autorizzate, secondo la legge, le assunzioni di altre 200 persone. Per il resto, spulciando dal bilancio per il 2017, si legge che si spendono 182 mila euro per lo stipendio del direttore generale, trattamento stabilito con parametri fissati da un decreto ministeriale, 90mila per premi di assicurazione, 32mila in «mobili e arredi» e 650mila euro per due rate di un mutuo contratto anni fa con Cassa depositi e prestiti per l' acquisto della sede di Catania.

 

A gennaio scorso il presidente lanciava un grido di allarme: «Siamo in bolletta», ammettendo che non c' erano fondi per fare ricerca.

Ma un ente di ricerca che non ricerca che senso ha?

Sono in tanti a chiederselo.

Uno fra tutti Enzo Boschi, che lo ha diretto dal 1999 al 2011. Anno in cui il bilancio ha chiuso in attivo. Poi, dal 2012 in poi, i conti hanno cominciato ad andare in rosso. C' è chi punta il dito contro il milione di euro spesi per la sede di Pisa. O i tagli dello Stato. Fatto sta che oggi l' Istituto di ricerca non ha soldi per fare ricerca.

 

 

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