CINTURRINO, PIU' PERICOLOSO DEI CRIMINALI A CUI DAVA LA CACCIA – PER I PM, CARMELO CINTURRINO AVREBBE “FATTO DI TUTTO”, DOPO AVER SPARATO E COLPITO ALLA TESTA ABDERRAHIM MANSOURI, , AFFINCHÉ IL PUSHER NON SI SALVASSE: L’AGENTE AVREBBE ATTESO DIVERSI MINUTI PRIMA DI CHIAMARE I SOCCORSI, PIAZZANDO UNA PISTOLA GIOCATTOLO A FIANCO DEL 28ENNE E GIRANDO IL CORPO A PANCIA IN SU PER ALTERARE LA SCENA DEL DELITTO - CINTURRINO RIBADISCE DI AVER “SPARATO PER PAURA”, CHE “NON VOLEVA UCCIDERE” E DI NON CONOSCERE MANSOURI, MA LA SUA VERSIONE È STATA SMENTITA DAI TESTIMONI…
Igor Greganti e Francesca Brunati per l’ANSA
Avrebbe fatto di tutto Carmelo Cinturrino affinché Abderrahim Mansouri non si salvasse quel pomeriggio del 26 gennaio nel bosco di Rogoredo, aspettando che morisse a terra dopo avergli sparato un colpo alla testa da 30 metri. Avrebbe atteso un tempo anche più lungo rispetto a quei 22-23 minuti, calcolati nelle prime indagini, prima di allertare i soccorsi.
Nel frattempo organizzando, presenti i colleghi, la messinscena della pistola finta vicino al corpo del pusher. Corpo che avrebbe girato pure a pancia in su per tentare di dimostrare che lo aveva centrato frontalmente e non mentre stava fuggendo.
Quella finestra temporale di molto allargata, e che documenta che per il poliziotto quel giovane non doveva sopravvivere, viene a galla da più recenti approfondimenti nell'inchiesta della Squadra mobile della Polizia. Ed è stata portata, come dato nuovo, dal pm di Milano Giovanni Tarzia, titolare dell'inchiesta col procuratore Marcello Viola, davanti al Riesame nell'udienza di discussione sulla richiesta di domiciliari dell'assistente capo.
Davanti ai giudici, che decideranno nei prossimi giorni, Cinturrino, in carcere dal 23 febbraio, difeso dai legali Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, non ha cambiato di un millimetro la linea, nemmeno dopo la sfilza di contestazioni messe nero su bianco negli atti della richiesta di incidente probatorio che hanno certificato, secondo la Procura, pure quel contesto di operazioni borderline, racket, pestaggi e soprusi per una gestione illegale delle piazze di spaccio tra Rogoredo e Corvetto.
Ha ribadito ancora una volta di aver "sparato per paura", che "non voleva uccidere", che è "molto provato" per la perdita di una "vita umana", ma che è stata "una tragica fatalità". Si è difeso dall'accusa di omicidio volontario, ora anche aggravata dalla premeditazione, sostenendo che non conosceva personalmente Mansouri, ma che l'aveva visto "solo in una foto segnaletica".
E la difesa ha respinto al mittente anche tutto il resto, quel quadro inquietante che viene fuori da più di 30 capi di imputazione a suo carico, tra estorsioni, arresti illegali, spaccio, concussioni, rapina, sequestro di persona, calunnia, percosse, depistaggio e falso.
Indagati anche altri sei poliziotti del Commissariato Mecenate, con accuse, a vario titolo, di favoreggiamento e omissione di soccorso ma anche arresti illegali, falso e estorsioni. "Qua comando io, non comandano i Mansouri", avrebbe detto Cinturrino, proprio assieme a due colleghi ad esempio, ad un pusher, minacciandolo prima di spruzzargli contro dello "spray urticante". E costringendolo così, lo scorso settembre, a "rivelare" dove erano nascosti soldi e droga di Mansouri, a cui avrebbe dato la caccia.
Lui, spiegano i difensori, era "il nemico pubblico di quella piazza di spaccio in senso buono, faceva gli arresti e colpiva quel contesto criminale" e quei testimoni, alla base delle nuove accuse, sono "fonti compromesse nella loro genuinità: buona parte appartengono allo stesso contesto degradato in cui si sviluppavano gli illeciti del traffico di droga".
la pistola soft air trovata accanto al corpo di abderrahim mansouri
Per la Procura, che lavora sui riscontri e punta a cristallizzare in vista del processo otto testimonianze davanti al gip Domenico Santoro, lo scenario è ben diverso. Cinturrino avrebbe pure aspettato consapevolmente che Mansouri morisse, come risulta da una nuova ricostruzione delle chiamate tra il 41enne e la centrale operativa, tra la centrale e il 118 e tra l'agente e il 118. Per rafforzare le esigenze cautelari del carcere, i pm hanno depositato nuove carte e messo in luce "la sua incapacità di autocontrollarsi".
Dai verbali raccolti, poi, viene fuori che ci sarebbero testimoni oculari che raccontano di aver assistito a faccia a faccia tra il 28enne e il poliziotto, in cui quest'ultimo lo avrebbe minacciato direttamente: "o ti arresto o ti ammazzo". E pure il movente verrebbe fuori da quelle dichiarazioni in modo chiaro: la sua volontà di controllare la piazza di spaccio di Rogoredo, favorendo in quella zona pusher del quartiere Corvetto.
carmelo cinturrino
carmelo cinturrino ripreso nel 2024 durante un sequestro
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