XI A RAZZO DURO! – IL MOLTIPLICARSI DELLE GUERRE NEL MONDO HA FATTO DECUPLICARE IN UN ANNO IL PREZZO DEL TUNGSTENO, UTILIZZATO PER REALIZZARE MISSILI E MUNIZIONI IN GRADO DI “BUCARE” SUPERFICI CORAZZATE COME QUELLE DEI CARRI ARMATI – È IL METALLO CON IL PIÙ ALTO PUNTO DI FUSIONE IN ASSOLUTO, BEN 3.422 GRADI CENTIGRADI, DURISSIMO, DENSO E RESISTENTE – LA CINA CONTROLLA TRE QUARTI DELL’OFFERTA GLOBALE DI TUNGSTENO, SU CUI HA IMPOSTO RIGIDI CONTROLLI ALL’EXPORT, COME PER MOLTI MINERALI CRITICI…
Estratto dell’articolo di Sissi Bellomo per “il Sole 24 Ore”
Il protrarsi della guerra nel Golfo Persico sta aggravando la carenza di alcuni minerali strategici impiegati nell’industria della difesa. Ed è sul tungsteno che si è accesa una spia rossa, almeno a giudicare dai prezzi, che dopo l’attacco all’Iran hanno accelerato la salita portandosi ai massimi storici, su valori ormai quasi decuplicati rispetto a poco più di un anno fa. Nessun’altra materia prima è rincarata così tanto nello stesso periodo.
[...] è durissimo (soprattutto in lega con il carbonio), denso e resistente, ma soprattutto è il metallo con il più alto punto di fusione in assoluto, ben 3.422 gradi centigradi.
XI JINPING CON I SOLDATI CINESI
Viene quindi usato nella produzione di missili e munizioni, in particolare proiettili perforanti a energia cinetica, che riescono a “bucare” superfici corazzate come quelle dei carri armati senza bisogno di esplosivi e senza deformarsi nell’impatto.
Gli impieghi principali del tungsteno in realtà sono tuttora in ambito civile, soprattutto in attrezzature per l’edilizia e l’industria estrattiva. La difesa conta per circa il 15% della domanda, ma è di gran lunga il settore in cui questa sta crescendo di più: Project Blue prevede un aumento del 12% quest’anno. Il motivo è il moltiplicarsi delle guerre, che scatena la corsa agli armamenti. [...]
missili realizzati con il tungsteno
L’impiego di missili e munizioni è aumentato al punto da svuotare gli arsenali. Ricostituirli rischia di ora di essere impegnativo, avvertono molti analisti, anche per la necessità di procurarsi materie prime di cui il fornitore dominante in molti casi è la Cina.
Questo vale anche per il tungsteno, di cui Pechino controlla tre quarti dell’offerta globale e su cui ha imposto rigidi controlli all’export (come per altri minerali critici): è successo a febbraio dell’anno scorso e da allora le sue forniture all’estero sono diminuite di circa il 40%. In parallelo il prezzo ha iniziato a salire.
MUNIZIONI REALIZZATE CON IL TUNGSTENO
Diversamente dalle principali materie prime, come il petrolio, l’oro o il rame, il tungsteno non è quotato su mercati finanziari. Ma le rilevazioni di Fastmarket indicano che il paratungstato di ammonio (Apt) – precursore usato per sintetizzare quasi tutti gli altri prodotti a base di tungsteno – è arrivato a costare 3.100 dollari per tonnellata sul mercato europeo, in rialzo di oltre il 60% dall’attacco all’Iran del 28 febbraio. All’inizio del 2025, prima della stretta all’export cinese, il prezzo era invece intorno a 350 dollari.
Ci sono forti tensioni, per motivi analoghi, anche su altri metalli minori con impieghi rilevanti nella difesa: in particolare l’antimonio, il gallio, il germanio e l’ittrio, che rientra nel gruppo delle terre rare.
xi jinping donald trump foto lapresse
Ma i rincari parabolici del tungsteno sono il segnale di forti criticità, che sono esacerbate dal conflitto in Medio Oriente. Solo per sostituire le munizioni che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno esaurito nel primo mese di guerra del Golfo ne servono quasi 4 tonnellate, stimavano a fine marzo analisti del Rusi, think tank britannico specializzato in difesa e sicurezza.
Altri analisti, del Payne Institute for Public Policy, hanno evidenziato che Teheran è riuscita a distruggere molti radar e dispositivi satellitari, costringendo così a lanciare molti più missili per contrastare i suoi attacchi. «Usare 10 o 11 intercettori per un solo missile o 8 missili Patriot per un drone diventa insostenibile», anche sul fronte delle materie prime, commentano gli esperti del Rusi.
missili realizzati con il tungsteno
Il mercato del tungsteno è piccolo e la distribuzione delle forze non gioca a favore degli Usa, né degli alleati Nato. Nel 2025 la produzione mineraria globale è stata di appena 80mila tonnellate, di cui – come si diceva – tre quarti in Cina.
Gli Stati Uniti hanno invece chiuso l’ultima miniera di questo metallo nel 2015 e oggi dipendono al 100% dall’estero: una situazione ancora più grave di quella in cui versa l’Europa, dove una produzione – seppure molto modesta – c’è, in Portogallo e Austria. Ma Washington sta cercando con ogni mezzo di recuperare. [...]
Nel frattempo gli Usa stanno finanziando progetti anche nel resto del mondo, a cominciare dal Kazakhstan, dove ci sono risorse promettenti: due depositi in particolare (Northern Katpar e Upper Kairakty) sono controllati al 70% da Cove Kaz, società in cui in marzo – attraverso la fusione con Skyline Builders – sono entrati come azionisti due figli del presidente Trump, Donald Trump Jr ed Eric Trump.
Il Financial Times, che aveva rivelato la notizia, riferisce che ora Cove Kaz sta cercando altri 400 milioni di dollari di fondi pubblici negli Usa. Ne aveva già ottenuti per 1,6 miliardi.
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XI JINPING - PARATA MILITARE A PECHINO
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