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DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

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DONALD TRUMP POSTA L IMMAGINE DI SE STESSO COME GESU CRISTO

È finita la presidenza Trump, è iniziato il pontificato di Leone! L’escalation verbale innescata dalle vergognose parole del tycoon in modalità bis-unto del Signore, con annesso post blasfemo e immagine di sé in versione Gesù Cristo, segnano il punto di non ritorno nelle relazioni tra Washington e il Vaticano.

 

Quello che Trump ancora non intende ficcarsi nel capoccione, troppo impegnato com’è a cotonarsi la sua demenza senile, è che non si può permettere di insultare la più alta autorità spirituale della Chiesa cattolica.

 

In primis, per ragioni elettorali: i cattolici l’hanno eletto (il 55% gli ha dato il suo sostegno nel 2024) e possono rispedirlo a giocare a golf trai pensionati di Mar-a-Lago.

 

Di sicuro, gli manderanno già un pessimo segnale a novembre, alle elezioni di midterm che per Donald potrebbero trasformarsi in una debacle epica.

 

Il suo consenso tra i cattolici, secondo un sondaggio condotto prima dell'ultimo scontro con Papa Prevost, era già sceso al 52%, disapprovando la sua politica anti-migratoria portata avanti attraverso le milizie para-nazi dell'ICE. 

 

"Oggi il cattolicesimo - scrive Mattia Ferraresi su "Domani" - è una forza dominante nella politica conservatrice americana. L'onnipresente Marco Rubio e un numero sorprendente di alti funzionari di Trump sono cattolici. Il vicepresidente J.D. Vance si è convertito nel 2019. La Corte Suprema ha una supermajority cattolica. Trump ha ottenuto la maggioranza del voto cattolico nel 2024, e alienarsi il Papa complicherebbe tutto questo". (vedi articolo a seguire)

 

marco rubio e jd vance ricevuti da papa leone xiv

Altro motivo per portare il massimo rispetto alla Chiesa Cattolica: Il Papa può contare infatti sulla più ampia rete diplomatica del mondo, e su un’infinità di “filiali locali”: le diocesi, le parrocchie, le missioni, le associazioni, gli oratori. Proprio sfruttando questo “network”, la Chiesa sta mettendo in atto una “strategia” di neutralizzazione delle follie ciminali del Trumpone che stanno sconquassando i paradigmi del mondo democratico.

 

A differenza del suo predecessore argentino, tutto chiacchiere e distintivo, il pragmatismo di Papa Leone si starebbe muovendo molto più intensamente di quanto il suo carattere apparentemente mite lascerebbe intendere.

 

LEONE XIV ROBERT FRANCIS PREVOST E ACCANTO A LUI IL CARDINALE PIETRO PAROLIN

Ha fatto molto discutere, ad esempio, la visita del 9 aprile, in Vaticano, dell’ex stratega di Barack Obama, David Axelrod. Più che al partito democratico, però, la Chiesa di Roma starebbe guardando al partito repubblicano, e proprio all’interno dei vertici della macchina governativa americana.

 

Il “prescelto” sarebbe il cattolico Marco Rubio, che non ha aperto bocca alle esternazioni blasfeme del suo presidente, a differenza del neo-convertito Jd Vance che stamani ha avuto il coraggio di dire a Prevost: "Si attenga a questioni morali".

 

Il segretario di stato aspetta sulla riva del fiume il suo "magic moment" per salire nel 2029 sul trono della Casa Bianca, mentre il vicepresidente in quota MAGA si sta giocando ogni sostegno dell’episcopato americano, portato al guinzaglio dal suo sponsor Thiel, a suon di supercazzole sull’“ordo amoris” e pipponi sull’anticristo.

 

marco rubio con la croce di cenere in diretta a fox news 3

Come scrive Giovanni Maria Vian oggi su “Domani”: “Rubio è di origini cubane, e sia Prevost che il suo segretario di Stato, Pietro Parolin, sono stati per anni missionari in America Latina (il pontefice è stato 20 anni in Perù, Parolin Nunzio Apostolico, ambasciatore del Vaticano, in Venezuela dal 2009 al 2013)''.

 

Dettaglio affatto secondario: Rubio ha ottimi rapporti con Antonio Tajani e, soprattutto, è di casa a Sant' Egidio. In Italia si sottovaluta molto il potere della comunità fondata da Andrea Riccardi, che gestisce una vasta rete di progetti di welfare e missioni umanitarie in oltre 70 paesi.

 

andrea ricciardi emmanuel macron

 

 

 

 

Un ruolo riconosciuto in tutto il mondo: il presidente francese, Emmanuel Macron, tra i leader più ostili a Trump, vanta un’amicizia consolidata con Riccardi. La scorsa settimana, quando il “toyboy dell’Eliseo” è arrivato a Roma, ha fatto tappa prima alla sede di Sant'Egidio, a Trastevere, e poi a San Pietro.

 

Altro dettaglio: anche il cardinal Ronald Hicks, nominato da Papa Leone XIV come nuovo Arcivescovo di New York il 18 dicembre 2025, al posto del trumpianissimo Timothy Dolan, ha una lunga esperienza pastorale in America Latina (dal 2005 al 2010 ha lavorato a El Salvador come supervisore degli orfanotrofi della missione Nuestros Pequeños Hermanos (NPH)

ronald hicks

 

La Chiesa potrebbe diventare il “game-changer” per Trump: il presidente che si vanta di agire per nome di Dio, che raduna pastori per pregare con lui alla Casa Bianca, che manda quel bellimbusto (protestante) di Pete Hegseth a giustificare i bombardamenti con “lo facciamo per Gesù”, potrebbe finire nella polvere proprio a causa della religione.

 

PAPA LEONE CONTRO LA CASA BIANCA

Mattia Ferraresi per “Domani” – Estratti

 

Fin dall'inizio, il rapporto di Leone con la Casa Bianca è stato appesantito dall'aspettativa che un pontefice americano avrebbe instaurato un legame speciale con il proprio Paese. Ma quel legame speciale, ammesso che sia mai esistito, era destinato a naufragare già nel primo mese di papato di Leone.

 

jd vance in pakistan per i colloqui sull iran foto lapresse

Nel maggio del 2025, due settimane dopo l'elezione di Leone, Vance lo invitò a celebrare il 250° anniversario dell'indipendenza americana alla Casa Bianca nel 2026. La Santa Sede aveva inizialmente preso in considerazione l'invito, stando a quanto riferisce un alto funzionario vaticano, ma un insieme di divergenze di politica estera, la crescente opposizione dei vescovi statunitensi alla politica migratoria di Trump e la riluttanza a diventare una pedina politica nelle elezioni di metà mandato del 2026 hanno indotto il Vaticano a rimandare il viaggio a data da destinarsi.

 

Da allora, i rapporti tra Roma e gli Stati Uniti non hanno fatto che peggiorare. 

 

Christophe Pierre

In gennaio, il Papa ha delineato la propria visione di politica estera nel discorso inaugurale sullo «stato del mondo». In una dura requisitoria contro le nazioni che preferiscono la forza militare alla diplomazia pacifica, Leone ha dichiarato che l'ordine internazionale del dopoguerra è stato «completamente minato».

 

Poco dopo il discorso, il Sottosegretario alla Guerra per la Politica Elbridge Colby ha convocato al Pentagono l'allora ambasciatore della Santa Sede negli Stati Uniti, il cardinale Christophe Pierre.

 

L'incontro potrebbe essere senza precedenti nella storia delle relazioni tra i due Paesi: non esiste alcuna testimonianza pubblica di un funzionario vaticano che abbia mai partecipato a una riunione al Pentagono. 

 

Elbridge Colby

Secondo funzionari sia vaticani che americani informati sull'incontro, i vertici del Pentagono hanno smontato pezzo per pezzo il discorso di gennaio del Pontefice, interpretandolo come un messaggio ostile alle politiche di Trump.

 

Ciò che ha particolarmente fatto infuriare il Pentagono, ha riferito un funzionario vaticano, è stato il passaggio in cui Leone sembrava mettere in discussione la Dottrina Donroe — l'aggiornamento trumpiano della Dottrina Monroe, che rivendica un dominio americano incontrastato sull'emisfero occidentale.

 

Nel suo discorso, il Papa aveva dichiarato: «Una diplomazia che promuove il dialogo e cerca il consenso tra tutte le parti viene sostituita da una diplomazia basata sulla forza, esercitata da singoli individui o gruppi di alleati».

 

DONALD TRUMP VECCHIO BACUCCO - MEME

Con il crescere delle tensioni, un funzionario statunitense è arrivato a evocare il papato avignonese, il periodo del Trecento in cui la Corona francese sfruttò la propria potenza militare per dominare l'autorità pontificia. Il Dipartimento della Difesa e la Nunziatura non hanno risposto alle richieste di commento. 

 

Colby appartiene a una cerchia di funzionari cattolici e apparentemente pacifisti che Vance ha collocato nell'apparato della sicurezza e che ora faticano a conciliare i propri istinti isolazionisti con la postura aggressiva di un presidente che, nel giro di un solo anno, ha bombardato otto Paesi — senza alcun segnale di volersi fermare. 

 

Nelle settimane successive all'incontro al Pentagono, la Chiesa e la Casa Bianca si sono rivelate ugualmente divise in materia di politica estera. Il capo dell'arcidiocesi militare statunitense, Timothy Broglio, ha dichiarato che per i soldati «sarebbe moralmente accettabile disobbedire a un ordine», dopo che Trump aveva minacciato di invadere la Groenlandia in gennaio.

 

timothy broglio 2

In febbraio, quando il Vaticano ha rifiutato di aderire al Board per la Pace di Trump per supervisionare la ricostruzione e la governance post-bellica della Striscia di Gaza, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, anch'essa cattolica, ha definito la decisione «profondamente deplorevole».

 

Poi, il 1° marzo, mentre le bombe cadevano sull'Iran, la posizione del Vaticano sulla politica estera dell'amministrazione è diventata impossibile da ignorare: Leone si è espresso contro i bombardamenti statunitensi, affermando che «la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche né con armi che seminano distruzione, dolore e morte». 

 

In questi giorni, sembra che chiunque sia associato a Trump riceva la spallata fredda della Chiesa, anche senza avere legami ufficiali con la Casa Bianca. In marzo, Peter Thiel ha tenuto le sue ormai celebri conferenze sull'Anticristo a Roma ed è rimasto sconcertato dalla reazione virulenta proveniente da alcuni ambienti del mondo cattolico.

 

PAPA LEONE XIV RISPONDE A DONALD TRUMP

Il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana ha condotto una campagna velenosa contro Thiel, definendolo il «cuore di tenebra del mondo digitale» con una visione «disperata e sconfortante». Due eminenti teologi legati a università pontificie, che avrebbero dovuto partecipare ai seminari, mi hanno riferito di essersi ritirati all'ultimo momento su ordini dall'alto. 

 

Ciò che Roma finora non ha affrontato, tuttavia, è il coro crescente di commentatori cattolici che iniettano pregiudizi nell'infosfera MAGA. Candace Owens, convertita al cattolicesimo, ha definito il giudaismo una «religione pedocentrica». Nick Fuentes, apertamente antisemita, afferma di parlare da un punto di vista «cattolico tradizionale».

 

James Fishback Donald Trump

E poi c'è James Fishback, il «cattolico senza scuse» e candidato outsider alla governatoria della Florida, che ha detto a un uomo di colore che «dovrebbe essere linciato» durante un confronto pubblico in campagna elettorale.

 

Forse il Papa considera queste figure marginali nel grande schema delle cose. Ma per un pontefice sempre più trascinato nelle acque torbide della politica americana, è stato stranamente silenzioso sugli eretici che si sono spostati dai margini del panorama politico verso il centro. 

 

Mentre la destra americana continua a soffrire di una crisi di identità morale, il tentativo dell'amministrazione Trump di corteggiare il pontefice di origini americane è diventato ancora più urgente.

 

Da quando Leone ha declinato l'invito di Trump a celebrare il 250° anniversario dell'indipendenza americana alla Casa Bianca, «l'amministrazione ha tentato in tutti i modi possibili di portare il Papa negli Stati Uniti nel 2026», ha riferito un funzionario vaticano.

 

PAPA LEONE - VEGLIA PER LA PACE

Invece, il 4 luglio del 2026, il Papa americano visiterà Lampedusa, una piccola isola del Mediterraneo che funge da porta d'accesso per i migranti nordafricani che rischiano tutto pur di raggiungere l'Europa. Nessun papa è mai stato più consapevole di cosa significhi quella data, e Leone è troppo deliberato per aver scelto il 4 luglio per caso. Un funzionario vaticano lo ha detto senza giri di parole: «Il Papa potrebbe non visitare mai gli Stati Uniti durante questa amministrazione». 

timothy broglio 3James Fishback

 

Elbridge Colby

jd vance e donald trump alla chiesa di st john prima del giuramentoJD VANCE PETER THIELdonald trump prega circondato da pastori 8JD VANCE SENZA BARBA QUANDO LAVORAVA CON PETER THIELdonald trump prega circondato da pastori 7ronald hicks

timothy broglio 1

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