trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

 

 

DAGOREPORT

giorgia meloni foto lapresse

Pensavamo che il referendum avesse cambiato tutto, e invece ci sbagliavamo. L’informativa di Giorgia Meloni alla Camera è stata una scena lunare: la premier si è presentata per la prima volta dalla batosta del 22-23 marzo, quando il “No” alla separazione delle carriere ha stravinto, eppure sembrava non fosse successo niente.

 

La Ducetta ha indossato l’elmetto e, a parte un breve passaggio in apertura sul voto (“un’occasione persa”) ha rifilato ai parlamentari “il primo comizio della campagna elettorale per le elezioni del 2027”, come ha evidenziato sulla “Stampa” Alessandro De Angelis.  (“Avrebbe potuto tenere un discorso di verità rivolto al Paese, in cui prendere atto del ‘perché’ della sconfitta […]. E invece ha scelto l’arma dell’orgoglio ferito. Un discorso divisivo e tutto rivolto al suo mondo. Da capo fazione, più che da premier di una nazione, che preferisce l’autoesaltazione all’autocritica, lo sventolio di bandiere all’analisi pacata, il culto di sé da alimentare alla cultura di governo da praticare, l’idolatria dell’io alla fatica del noi”.

 

Di fronte a cotante chiacchere, un’opposizione seria e con le palle avrebbe montato una polemica, incastrando la Ducetta alle sue molte contraddizioni. E invece Elly Schlein ha pigolato: “Non riuscite a dire a Trump e Netanyahu che devono fermarsi”.

conte schlein

 

Giuseppe Conte, si è limitato a parlare di “ignobile subalternità a Trump” (proprio lui, che il tycoon chiamava “Giuseppi” allisciandogli la cofana tinta, e che nel 2018 aprì le porte al ministro della giustizia Usa, Bill Barr, permettendogli di incontrare il capo dei servizi, Gennaro Vecchione, per discutere del filone italiano del Russiagate), e a fare pubblicità al suo libro. Durante il suo intervento alla Camera, Peppiniello ha parlato di “sfida progressista”, slogan che campeggia come sottotitolo sul suo volumetto, in uscita per Marsilio. L’ex avvocato del popolo sembra più preoccupato della lotta interna al campo largo (in vista primarie), che delle sorti del paese.

 

Conte trump

Eppure, sarebbe stato facile, facilissimo incastrare la Ducetta. Sarebbe bastato ricordarle il video di qualche mese fa, ancora online, in cui metteva la faccia, insieme a una lunga lista di sovranisti mal-destri di ogni latitudine e grado (Netanyahu, Le Pen, Salvini, Milei) per supportare il putiniano Orban alle elezioni di domenica prossima, in Ungheria.

 

Sarebbe bastato porre qualche domandina sul rapporto ambiguo tra la Sora Giorgia e Trump: smarcarsi a parole dalle scellerati azioni e dichiarazioni del tycoon non basta, se poi il vicepresidente USA, JD Vance, pubblicamente elogia la Meloni, insieme al solito Orban, per il suo ruolo.

 

L’ex dipendente di Peter Thiel, parlando a Budapest, ha detto: “Sono deluso da gran parte della classe politica europea perché non sembra particolarmente interessata a risolvere questo specifico conflitto, ma abbiamo ricevuto molto aiuto da alcuni dei nostri amici. Penso che Giorgia Meloni in Italia sia stata molto utile". A nessuno dei geni dell’opposizione è venuto in mente di chiedere: come?

viktor orban jd vance budapest

 

Scrive Francesco Cundari su “Linkiesta: “Un conto è cambiare idea, o far mostra di avere cambiato idea, per ragioni tattiche e per opportunismo, tutt’altro conto sarebbe – se le parole di Vance fossero confermate e significassero proprio quello che sembrano significare – fare il doppio gioco. Giorgia Meloni non è una privata cittadina, guida il governo del paese e a questo punto direi che l’opposizione ha il diritto e anche il dovere di chiederle da che parte stia, e soprattutto da che parte intenda schierare l’Italia.

 

Ps: Quando Giorgia Meloni parla di “patti con gli Usa”, qualcuno dovrebbe ricordarle che un conto sono gli Stati Uniti, un altro è Trump, che se ne fotte del diritto internazionale e si imbarca in guerre illegali, pretendendo che gli alleati si inginocchino senza fiatare….

 

MELONI STRETTA TRA L'EUROPA E VANCE. IL VICEPRESIDENTE USA: "DELUSO DA LEADER UE, MA NON DA MELONI E ORBÁN"

Estratto da www.ilfoglio.it

 

jd vance con giorgia meloni foto lapresse 5

"Sono deluso da gran parte della classe politica europea perché non sembra particolarmente interessata a risolvere questo specifico conflitto", anche se "abbiamo ricevuto molto aiuto da alcuni dei nostri amici. Penso che Giorgia Meloni in Italia sia stata molto utile".

 

Il vicepresidente americano J.D. Vance, intervenendo al Mathias Corvinus Collegium di Budapest, tesse le lodi della premier italiana e anche del primo ministro ungherese Viktor Orbán, riservandogli un posto speciale tra gli alleati del Vecchio continente, a discapito di tutti gli altri.

 

Eppure, solo qualche ora fa, la premier aveva diffuso insieme a tanti altri leader europei una dichiarazione congiunta, dove veniva accolto favorevolmente il cessate il fuoco di due settimane concluso oggi tra Stati Uniti e Iran, ringraziando il Pakistan per la mediazione e fissando come prossimo obiettivo quello di "negoziare una fine rapida e duratura della guerra entro i prossimi giorni".

viktor orban jd vance budapest

 

Auspicandosi, inoltre, che tale risultato venga raggiunto "solo attraverso mezzi diplomatici", scacciando via ogni appoggio a un futuro intervento militare americano. […]

 

Ma se la premier cerca di allontanarsi, sono gli americani che ora la riportano tra le loro braccia, accostandola al premier uscente ungherese, considerato un po’ da tutti in Europa il "ventre molle" del putinismo e del trumpismo in Ue.

 

D'altronde il vicepresidente americano J.D. Vance, in questi giorni a Budapest per sostenere Orbán, rappresenta l'uomo di collegamento tra Washington e Roma. Proprio lui, infatti, nei mesi scorsi ha firmato la prefazione al libro intervista della premier dal titolo "La visione di Giorgia".

 

DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI

Meloni così si trova stretta tra una destra internazionale che le ricorda le sue storiche scelte di posizionamento politico e l'interesse dell'Italia e dell'Europa. È per questo che le parole di Vance suonano quasi minacciose proprio per il loro tempismo. Le dichiarazioni infatti arrivano a meno di due ore della dichiarazione congiunta tra i leader europei.

 

La nota in questione è stata firmata da Giorgia Meloni, appunto, insieme al presidente francese Emmanuel Macron, al cancelliere tedesco Friedrich Merz, al premier britannico Keir Starmer, al primo ministro canadese Mark Carney, alla premier danese Mette Frederiksen, al primo ministro olandese Rob Jetten, al presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez e ai vertici dell'Ue Ursula von der Leyen e Antonio Costa. […]

 

Vance dice che Meloni è stata d’aiuto. Si può sapere come?

Estratto da “La linea”, la newsletter di Francesco Cundari per www.linkiesta.it

 

viktor orban jd vance budapest

Nel corso del suo tour ungherese a sostegno di Viktor Orbán, in vista delle elezioni di domenica prossima, il vicepresidente americano J.D. Vance si è detto molto deluso dalle leadership europee sulla guerra in Ucraina, aggiungendo in compenso che «Giorgia Meloni in Italia è stata di grande aiuto», che «persino alcune capitali europee sono state d’aiuto, almeno dietro le quinte», anche se nessuno, sia chiaro, è stato utile come «Viktor».

 

Vale a dire il principale cavallo di Troia putiniano in Europa, di cui sono state appena rese pubbliche le telefonate in cui offriva i suoi servizi al capo del Cremlino, mentre il ministro degli Esteri ungherese telefonava al suo omologo russo aggiornandolo in tempo reale sulle decisioni dei vertici dell’Unione europea e persino promettendo di fargli avere i relativi documenti tramite l’ambasciata.

 

jd vance giorgia meloni foto lapresse

[…] Ma Meloni? Gli affezionati lettori di questa newsletter sanno già quanti dubbi io nutra sull’autenticità della sua svolta filo-ucraina del 2022 (dopo che ha passato anni a chiedere di togliere le sanzioni alla Russia decise dopo l’occupazione della Crimea). Ma un conto è cambiare idea, o far mostra di avere cambiato idea, per ragioni tattiche e per opportunismo, tutt’altro conto sarebbe – se le parole di Vance fossero confermate e significassero proprio quello che sembrano significare – fare il doppio gioco. Giorgia Meloni non è una privata cittadina, guida il governo del paese e a questo punto direi che l’opposizione ha il diritto e anche il dovere di chiederle da che parte stia, e soprattutto da che parte intenda schierare l’Italia. 

viktor orban jd vanceGIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKHGIORGIA MELONI TRUMP ACCORDI DI PACE SHARM ELLY SCHLEIN GIUSEPPE CONTEgiuseppe conte elly schlein 4 jd vance bacia giorgia meloni jd vance giorgia meloni foto lapresse. jd vance giorgia meloni foto lapresse jd vance viktor orban budapest

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