emmanuel macron

DAGOREPORT – MACRON, DOMANI CHE DECIDERAI: SCIOGLI IL PARLAMENTO O RASSEGNI LE DIMISSIONI DALL'ELISEO? - A DUE ANNI DALLA SCADENZA DEL SUO MANDATO PRESIDENZIALE, IL GALLETTO  È SOLO DI FRONTE A UN BIVIO: SE SCIOGLIE IL PARLAMENTO, RISCHIA DI RITROVARSI LA STESSA INGOVERNABILE MAGGIORANZA ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE – PER FORMARE IL GOVERNO, LECORNU SI È SPACCATO LE CORNA ANDANDO DIETRO AI GOLLISTI, E ORA FARÀ UN ULTIMO, DISPERATO, TENTATIVO A SINISTRA CON I SOCIALISTI DI OLIVIER FAURE (MA MACRON DOVRA' METTERE IN SOFFITTA LA RISANATRICE RIFORMA DELLE PENSIONI, DETESTATA DAL 60% DEI FRANCESI) – L’ALTERNATIVA E' SECCA: DIMETTERSI. COSÌ MACRON DISINNESCHEREBBE MARINE LE PEN, INELEGGIBILE DOPO LA CONDANNA - MA È UN SACRIFICIO ARDUO: SE DA TECNOCRATE EGOLATRICO, CHE SI SENTIVA NAPOLEONE E ORA È DI FRONTE A UNA WATERLOO, SAREBBE PORTATO A DIMETTERSI, TALE SCELTA SAREBBE UNA CATASTROFE PER L'EUROPA DISUNITA ALLE PRESE CON LA GUERRA RUSSO-UCRAINA E UN TRUMP CHE SE NE FOTTE DEL VECCHIO CONTINENTE (LA FRANCIA E' L'UNICA POTENZA NUCLEARE EUROPEA E UN POSTO NEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL'ONU), COL PERICOLO CONCRETO DI RITROVARSI ALL'ELISEO BARDELLA, IL GALLETTO COCCODE' DI LE PEN, CHE NEL 2014 AMMISE A "LE MONDE" DI AVER RICEVUTO UN FINANZIAMENTO DI 9 MILIONI DA UNA BANCA RUSSA CONTROLLATA DA PUTIN...

DAGOREPORT

EMMANUEL MACRON

Comunque vada a finire, l’èra di Macron è finita. La data di scadenza - domani pomeriggio o fra due anni alla scadenza del mandato presidenziale - è ancora da stabilire.

 

Nell'ipotesi estrema di rassegnare le dimissioni - dicono che l'egolatrico Macron sarebbe tentato di mollare tutto, ''schifato dall'ingratitudine del popolo francese'' -, per un’Europa più destabilizzata che mai dall'inarrestabile avanzata delle destre sovraniste,  il contraccolpo sarebbe terribile, con la guerra russo-ucraina in corso e un Trump che ha tolto dopo 80 anni "l'ombrello" di protezione americano.

URSULA VON DER LEYEN EMMANUEL MACRON - FOTO LAPRESSE

 

Di fronte all’ennesima crisi di governo in Francia, con le dimissioni di Sebastien Lecornu, premier incaricato dal Presidente di formare il quarto esecutivo in un anno, il tecnocrate dell’Eliseo si trova solo davanti a un bivio: o scioglie il Parlamento o si dimette. La decisione arriverà domani pomeriggio.

 

Un bivio che lo tormenta, e su cui sta riflettendo in solitudine, come mostrato dallo scatto della sua passeggiata sulla Ile de la Cité. È solo, Macron, e sa che dalle sue scelte dipenderà il futuro del Paese, e dell’Europa intera.

 

EMMANUEL MACRON CAMMINA DA SOLO ALL’ILE DE LA CITÉ

Perché la Francia, prima potenza dell'Unione europea in quanto è l'unico Paese in possesso di armamenti nucleari nonché membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è da sempre un perno di stabilità e di forza del progetto comune.

 

Se Parigi cadesse in mano a qualche "pupazzo prezzolato"  finanziato dal Mago del Cremlino, (dopo lo scoop del 22 novembre 2014 del sito Mediapart, la notizia di aver ottenuto un finanziamento da una banca russa di 9 milioni di euro fu confermata a "Le Monde" dalla stessa Marine Le Pen), l’Unione c'est perdu.

rassegna stampa macron

 

Senza considerare il rischio che correrebbe l'Italia: se la Francia avesse una crisi del debito pubblico, Roma sarebbe la più esposta al contagio.

 

Davanti a sé, l’ex banchiere dei Rotschild ha quindi due opzioni, entrambe rischiose e potenzialmente incendiarie. 

La prima: sciogliere l’Assemblea Nazionale e mandare la Francia a elezioni parlamentari anticipate. Sarebbe la seconda tornata in due anni (si è votato a giugno 2024), e difficilmente potrà uscire una maggioranza forte e compatta.

 

MARINE LE PEN JEAN LUC MELENCHON

Lo scorso anno, solo l’accozzaglia innaturale del Nuovo Fronte popolare, in cui i socialisti e i moderati di sinistra si erano accompagnati al putiniano euroscettico Jean-Luc Melenchon, era riuscita a fermare l’avanzata del Rassemblement National di Marine Le Pen.

 

Il partito della Duciona di Francia, al primo turno, ottenne il 33% dei voti, ma al ballottaggio perse tutto il vantaggio e arrivò terzo per via di un complicato meccanismo di “desistenza” tra il NFP e Ensemble, il partito del Presidente.

 

sebastien lecornu emmanuel macron

Alla fine, il NFP ha raggiunto 178 seggi, ottenendo la maggioranza relativa, seguito da Ensemble con 150 seggi.

 

Nessuna coalizione ha però ottenuto la maggioranza assoluta, creando una situazione di stallo politico inedita in Francia e lasciando a Macron il pallino in mano.

 

Adesso, però, i giochini di palazzo sono finiti. Il premier designato, Lecornu, si è spaccato le corna tentando di replicare una difficilissima alleanza con la destra dei Republicains, ma ha trovato l’opposizione del ministro dell’Interno, Bruno Retailleau, capo dei gollisti.

 

Bruno Retailleau

A rendere indigeribile il nuovo governo, la nomina a ministro delle Finanze del sempiterno Bruno Le Maire, già titolare dei conti pubblici per sette anni e considerato pertanto responsabile della situazione di crisi attuale.

 

Lecornu, macroniano di ferro, ha alzato bandiera bianca, e solo un ultimatum del marito di Brigitte lo ha rimesso momentanemente in pista.

 

Fallita l’alleanza con l’ex partito di Sarkozy, a Lecornu resta solo la strada dell’accordo con i socialisti di Olivier Faure, che hanno 68 seggi (i Repubblicani 91) e potrebbero far vivacchiare il Governo giusto il tempo di varare la legge di bilancio entro il prossimo 14 ottobre.

 

marine le pen e jordan bardella festa della vittoria a mormant sur vernisson

È lì che casca l’asino. La Francia è in una crisi profonda. Come scrive Andrea Bonanni su “Repubblica”, “i dati politici e quelli economici confermano come la Francia sia ormai diventata la grande malata di un'Europa che già di per sé non è certo in buona salute.

 

Ma la crisi nel giro di dodici ore dell'ennesimo primo ministro nominato dal presidente Macron ci dice anche che siamo di fronte ad una malattia che è psichica prima ancora che fisica”.

 

Il deficit alle stelle (5,4% del Pil), una rabbia sociale sempre pronta a deflagrare in rivolta, e poi la spaccatura tra città e campagna, l’islamizzazione progressiva delle periferie di Parigi, il terrorismo che cova sotto la cenere della diseguaglianza: i problemi sono noti, da anni, tenuti imbrigliati dalla “stella” di Macron.

 

EMMANUEL MACRON SALVATORE D EUROPA - THE ECONOMIST 2017

Continua ancora Bonanni: “L'aspetto più paradossale è che in questi otto anni alla guida della Francia Macron è stato senza ombra di dubbio il leader più carismatico d'Europa.

 

E' il suo telefono quello che tutti i Grandi della terra chiamano quando, sempre più raramente, vogliono capire quale sia lo stato d'animo della Ue.

 

Per Putin o per Trump, che certo non lo amano, ma anche per il premier britannico Starmer che invece si dice suo amico, è Macron il punto di riferimento politico del Vecchio Continente.

 

Mentre la sua popolarità in Francia andava via via scemando, la sua figura internazionale è sempre più cresciuta, anche perché è stato l'unico tra i leader dei Ventisette ad esprimere con forza e con insistenza una idea politica e valoriale di Europa.

 

emmanuel macron donald trump foto lapresse

Di tutto ciò, ai francesi, non importa più nulla. E anche questo è il segno di quanto la malattia d'Oltralpe abbia trasformato la coscienza collettiva di un popolo che sembra aver smarrito la propria identità”.

 

Una parabola discendente, da astro nascente dell’europeismo a “farsa tranquilla”, come l’ha definito oggi “Le Figaro”, parafrasando il soprannome che veniva dato a Francois Mitterrand.

 

Se non che, Macron ha davanti a sé ancora un anno e mezzo abbondante di mandato. In Francia, repubblica semipresidenziale, il presidente della Repubblica viene eletto dal popolo e rimane tale, nonostante i cambi politici “sottostanti”, in Parlamento o al Governo.

 

JUPPE FILLON

La situazione attuale, però, è talmente eccezionale che sono sempre di più coloro che chiedono a gran voce le dimissioni di Macron (la sua decisione di voler la riforma delle pensioni, sul modello Fornero-Monti, per salvare i conti dello Stato, ha spinto il 60 per cento dei francesi a detestarlo).

 

Lo fanno non soltanto Marine Le Pen e Jean Luc Melenchon, i grandi oppositori, ma anche un (ex) macroniano di ferro come Edouard Philippe, popolarissimo ex premier, che questa mattina ha consigliato al suo ex capo: “Deve approvare il bilancio e organizzare elezioni presidenziali anticipate”.

 

edi rama emmanuel macron ILHAM ALIYEV

Philippe è parte in causa: è l’unico che potrebbe raccogliere l’eredità di Emmanuel e salvare ciò che resta di un’esperienza che ha rivoluzionato la politica francese ed europea.

 

L'ex banchiere in carriera Macron nel 2016 fondò La Republique En Marche, il suo partito, rompendo con i  Socialisti del suo "padrino politico", Hollande, e cannibalizzando i voti della destra gollista, che nel frattempo si era intorcinata con una serie di scandali e vendette incrociate (Francois Fillon vinse le primarie battendo Alain Juppé e Nicolas Sarkozy, ma fu poi “fatto fuori” perché accusato di abuso d’ufficio e corruzione).

 

Jordan Bardella e Marine Le Pen

Juppé, pur secondo alle primarie, si rifiutò di sostituire Fillon e la destra rimase senza alternative). La fortuna aiuta gli audaci, e Macron, audace, lo è stato due volte: batté Marine Le Pen, nel 2017, e poi di nuovo nel 2022.

 

Ora in molti si attendono, o sperano, una nuova mossa del cavallo, come quella dell’anno scorso, quando, dopo la sconfitta del suo partito alle Europee, annunciò elezioni anticipate che in molti giudicarono frettolose e non necessarie.

 

MARINE LE PEN VOTA CON JEAN LUC MELENCHON CONTRO BARNIER - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

La speranza, allora come oggi, era di incastrare la vera e unica nemica, Marine Le Pen. Se la figlia di Jean-Marie avesse vinto alle parlamentari, con un mandato chiaro, Macron le avrebbe affidato la guida del Governo per poi farle la guerra dall’Eliseo, bruciandola in vista delle presidenziali.

 

Ora, se si dimettesse, Macron potrebbe sbarrarle la strada verso l'Eliseo: Marine Le Pen, in attesa dei ricorsi e degli appelli, non può candidarsi perché è stata condannata dal Tribunale di Parigi a 4 anni di reclusione per appropriazione indebita di fondi europei, con una pena accessoria di ineleggibilità per cinque anni.

 

Monsieur Emmanuel potrebbe, con una mossa rischiosissima, portare il Paese alle urne per neutralizzare la fascio-valchiria Le Pen, che ultimamente, seguendo il camaleontismo Meloni, si è camuffata da asprante centrista.

 

melenchon olivier faure

Con due conseguenze: la prima che potrebbe consegnare il Paese al cocco di Marine, quel galletto coccodè di Bardella o, peggio, a quel vecchio comunista terzomondista di Melenchon.. La seconda è che dovrebbe dire addio in anticipo di anni, e per sempre all'Eliseo, avendo alle spalle già due mandati presidenziali.

 

Un sacrificio enorme, per una baguette ripiena di sé come Macron. Inoltre, se lasciasse adesso, il Parlamento rimarrebbe com'è e il Paese resterebbe ingovernabile.  Che farà il portacipria di Brigitte? Rimetterà in soffitta la risanatrice riforma pensionistica per dare qualche buona chance al tentativo di formare un governo a guida socialista? Qualunque cosa decida, la scelta dovrebbe arrivare entro domani. E l’Europa trema…

 

 

Bruno Retailleau

MACRON, SENTI CHI TI VUOLE BENE – ANCHE EDOUARD PHILIPPE, EX PRIMO MINISTRO FRANCESE CENTRISTA, SCARICA IL TOYBOY DELL’ELISEO: “DEVE PRENDERE UN’INIZIATIVA E ANNUNCIARE CHE ORGANIZZERÀ ELEZIONI PRESIDENZIALI ANTICIPATE, UNA VOLTA APPROVATO IL BILANCIO” – PHILIPPE NON AFFATTO DISINTERESSATO: HA GIÀ DETTO CHE SI CANDIDERÀ COME PRESIDENTE, E SECONDO I SONDAGGI POTREBBE ARRIVARE AL BALLOTTAGGIO CONTRO IL CANDIDATO DEL “RASSEMBLEMENT NATIONAL”

https://www.dagospia.com/politica/macron-senti-ti-vuole-bene-edouard-philippe-ex-ministro-francese-449661

 

MEME SULLA CONDANNA DI MARINE LE PEN

EMMANUEL MACRON, LA “FARSA TRANQUILLA” – “LE FIGARO”, AUTOREVOLISSIMO QUOTIDIANO DI CENTRODESTRA, MASSACRA IL PRESIDENTE FRANCESE GIOCANDO CON LO STORICO SLOGAN DI MITTERRAND (“LA FORZA TRANQUILLA”): “I FRANCESI HANNO CAPITO BENISSIMO CHE CERCA IN TUTTI I MODI DI CONSERVARE UN POTERE CHE L’OPINIONE PUBBLICA GLI CONTESTA, CHE I PARLAMENTARI GLI DISPUTANO E DI CUI IL SUO STESSO CAMPO SI FIDA SEMPRE MENO” – “BISOGNA ARRENDERSI ALL’EVIDENZA: SIAMO ARRIVATI ALLA FINE DI UN’ILLUSIONE”

https://www.dagospia.com/politica/emmanuel-macron-farsa-tranquilla-le-figaro-stronca-presidente-449639

 

 

MARINE LE PEN - JORDAN BARDELLA - EMMANUEL MACRON - MEME BY EDOARDO BARALDI

LEADER NEL MONDO, DEBOLE A PARIGI SUL PARADOSSO DI EMMANUEL SI GIOCA IL DESTINO DELL'EUROPA

Estratto dell'articolo di Andrea Bonanni per “la Repubblica”

 

[...]

 

Sicuramente il presidente francese ha delle responsabilità nella crisi politica che ora minaccia di travolgerlo. Non ultima, quella di aver molto predicato di Europa senza mai tradurre queste belle parole in fatti concreti.

 

Ma la crisi di Macron è anche e prima di tutto la crisi di un Paese la cui pancia, irrazionale e perennemente arrabbiata, è cresciuta a dismisura rispetto ad un cervello che si è andato via via indebolendo e che non riesce più a tenere a freno gli istinti autodistruttivi del proprio ventre.

 

VOLODYMYR ZELENSKY - EMMANUEL MACRON - FOTO LAPRESSE

In democrazia, questo distacco progressivo tra il potere e l'opinione pubblica si risolve normalmente chiamando i cittadini alle urne.

 

Tuttavia per Macron, che comunque non potrebbe ricandidarsi, il problema non è così semplice. Perché il Paese appare spaccato in tre tronconi tra una estrema destra, che rivendica una maggioranza relativa, un centro democratico ma sempre più diviso, e un'estrema sinistra che non vuole più fare da stampella all'establishment.

 

In questo quadro, vagamente schizofrenico, è praticamente impossibile formare un governo che abbia una maggioranza, anche se lo si affidasse, come è già accaduto in passato, alle forze di opposizione instaurando una diarchia ai vertici dello Stato.

 

sebastien lecornu emmanuel macron

Ma in un Paese che non ha più una visione condivisa di sé e del proprio destino, anche indire elezioni presidenziali anticipate sarebbe un rischio enorme perché accentuerebbe ulteriormente la polarizzazione tra posizioni inconciliabili. Prima che politica ed economica, la crisi della Francia è la crisi della democrazia. C'è il rischio concreto che nessuna delle due riesca a superarla.

MARINE LE PEN - MACRONmatteo salvini e marine le pen ballano in pista 18MARINE LE PEN Nicolas Sarkozy meme

olivier faure francois hollande

macron meloniVERTICE ALLA CASA BIANCA CON DONALD TRUMP VOLODYMYR ZELENSKY E I VOLENTEROSIgiorgia meloni parlotta con emmanuel macron al g7 di kananaskis in canadaemmanuel macron vladimir putin

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…