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DRAGONE FA RIMA CON REPRESSIONE – LA VIOLAZIONE DELLA RETE DEL VIMINALE DA PARTE DEGLI HACKER CINESI AVEVA UN OBIETTIVO BEN PRECISO: MAPPARE E CONTROLLARE I DISSIDENTI DI PECHINO NEL NOSTRO PAESE – LA POLIZIA CONFERMA CHE SONO STATI RUBATI I DATI DI CINQUEMILA AGENTI DELLA DIGOS – IL SOSPETTO, PIÙ CHE FONDATO, È CHE DIETRO AI PIRATI INFORMATICI DI “INK DRAGON” CI SIA L’INTELLIGENCE DELLA REPUBBLICA POOLARE – LE FALLE NELLA SICUREZZA WEB DEL MINISTERO DELL’INTERNO E LA COLOSSALE DORMITA DELL’AGENZIA PER LA CYBERSICUREZZA GUIDATA DAL PREFETTO FRATTASI...

Estratto dell’articolo di Lirio Abbate per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI XI JINPING

Il punto non è più stabilire se la rete del Viminale sia stata violata. Questo è ormai un dato acquisito. Come pure è confermato dalla polizia il furto delle identità dei poliziotti. Il punto, adesso, è un altro: capire perché. E soprattutto in quale momento quell'intrusione si sia sovrapposta alla diplomazia che da Prato a Roma e Pechino stavano costruendo.

 

È in questa coincidenza temporale, ora al centro delle verifiche degli apparati di sicurezza, che la vicenda cambia natura. Perché l'ipotesi che prende corpo non riguarda soltanto la criminalità organizzata cinese. Riguarda i dissidenti che hanno trovato riparo in Italia.

 

HACKER CINESI

Lo conferma in una nota la stessa polizia: «Gli attacchi erano finalizzati a tentare di localizzare i cittadini cinesi dissidenti presenti nel territorio italiano e a identificare i poliziotti delle Digos impegnati nelle attività investigative nei confronti dei gruppi cinesi».

 

Gli investigatori italiani sono convinti che i dati "rubati" siano un patrimonio informativo che consentirebbe a Pechino di ricostruire la geografia della protezione offerta dall'Italia a esuli e attivisti: contatti, testimoni, collaboratori, programmi di tutela. [...]

 

polizia cinese italia

Il sospetto nasce anche da un dettaglio contenuto nella rogatoria del 5 maggio scorso in cui i pm chiedono chiarimenti su un episodio anomalo: dopo un tentato omicidio commesso a Prato, funzionari dell'ambasciata cinese si sarebbero recati in Toscana per interrogare persone informate sui fatti. Un'attività parallela, fuori dai canali ufficiali. [...]

 

A leggere tra le righe degli incontri che ci sono stati a novembre ai quali ha preso parte a Prato e a Roma l'assistente del ministro della pubblica sicurezza Zhongyi Liu, l'attenzione riguarda anche il controllo e il dominio delle reti economiche della diaspora cinese in Europa: un sistema fondato su flussi opachi, comunità chiuse, intimidazioni, con ramificazioni tra Toscana, Francia, Spagna e Cina. Nell'ultimo anno 151 lavoratori hanno denunciato ai pm di Prato sfruttamento e violenze.

 

HACKER CINESI

E imprenditori vittime di aggressioni hanno iniziato a collaborare. È un fatto che rompe equilibri consolidati. Una comunità più aperta allo Stato italiano, ma meno controllabile.

 

In questo contesto la protezione dei dissidenti diventa strategica. L'Italia è uno dei Paesi europei dove attivisti e oppositori trovano rifugio. La Digos monitora minacce e pressioni. Secondo analisti di cybersicurezza, operazioni come quelle attribuite al cluster Ink Dragon mostrano un modello di spionaggio coerente con gli interessi di Pechino.

 

polizia cinese

Non si tratta di un singolo hacker, ma una struttura organizzata che, secondo diversi analisti internazionali, è riconducibile alla galassia degli apparati di sicurezza della Repubblica Popolare. [...]

 

Il gruppo prende di mira soprattutto governi, istituzioni pubbliche e infrastrutture sensibili. L'obiettivo non è distruggere i sistemi, ma restarne dentro a lungo, raccogliere informazioni e controllare le reti.

 

L'attacco inizia quasi sempre da falle tecniche. Una volta entrati trasformano i sistemi violati: ogni computer compromesso diventa un "ponte" per colpire altri obiettivi. Così costruiscono una rete globale di accessi invisibili.

 

XI MAS - MEME BY EMILIANO CARLI

Un modello che ha portato molti osservatori a considerare Ink Dragon non come un gruppo criminale, ma come una piattaforma di spionaggio strategico, coerente con le logiche e gli interessi dell'intelligence cinese. D'altronde se le 5mila identità di investigatori sono state sottratte per ricostruire la rete di protezione dei dissidenti, la vicenda non è un incidente informatico. È un'operazione di intelligence.

hacker cinesi cina

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