cinecitta manuela cacciamani giorgia arianna meloni

TAX CREDIT HORROR SHOW – BUFERA SULL’AD DI CINECITTA’ MANUELA CACCIAMANI, CARA ALLE SORELLE MELONI, INDAGATA PER TRUFFA IN UNA DELLE INCHIESTE SUL TAX CREDIT CHE RIGUARDA IL PERIODO IN CUI ERA AL VERTICE DELLA CASA DI PRODUZIONE “ONE MORE PICTURES” (DA LEI FONDATA E DIRETTA FINO AL 2024). LA MANAGER ASSICURA CHE FORNIRA’ “OGNI SPIEGAZIONE” MA DA PALAZZO CHIGI FILTRA "PREOCCUPAZIONE" CON IL SOTTOSEGRETARIO FAZZOLARI CHE AVREBBE FATTO UNA TELEFONATA “BRUSCA” ALLA CACCIAMANI – LE OPPOSIZIONI CHIEDONO AL MINISTRO GIULI DI RIFERIRE IN PARLAMENTO – MA C'È UNA SECONDA STORIA SU CUI INDAGA L'AUTORITÀ ANTICORRUZIONE CHE RIGUARDA 2 APPALTI DA 650 MILA EURO. L’ANAC VUOLE CAPIRE I CRITERI CON CUI CINECITTÀ SPA NEL 2023 SU INDICAZIONE DEL MINISTERO DELLA CULTURA (SOTTO IL GOVERNO MELONI) AVEVA DATO I FONDI ALLA ONE MORE PICTURES ALLORA GUIDATA DA MANUELA CACCIAMANI...

 

1 – CINECITTÀ, BUFERA SU CACCIAMANI

Giuseppe Scarpa per “la Repubblica” - Estratti

 

manuela cacciamani

Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia né alcuna comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria». Manuela Cacciamani rompe il silenzio dopo l’articolo pubblicato ieri da Repubblica che rivela la sua iscrizione nel registro degli indagati della procura di Roma per truffa in una delle inchieste sul tax credit cinematografico.

 

«Mi dispiace apprendere dai giornali dell’esistenza di presunte indagini a mio carico», aggiunge l’ad di Cinecittà, assicurando «la più totale disponibilità a fornire ogni chiarimento». 

 

Parole che però non bastano a fermare la tempesta. Perché l’indagine tocca proprio il tax credit, il sistema di incentivi pubblici al cinema che negli ultimi mesi è diventato uno dei terreni di scontro più duri tra il governo e il mondo cinematografico. Un braccio di ferro combattuto a colpi di accuse, verifiche e polemiche sul presunto abuso dei finanziamenti. Con un paradosso politico: ora proprio la manager indicata dalla maggioranza di destra alla guida di Cinecittà finisce al centro di un’inchiesta su quel meccanismo. 

 

giorgia meloni manuela cacciamani

I magistrati stanno verificando alcune operazioni legate alla One More Pictures, la casa di produzione fondata e guidata da Cacciamani fino a poche settimane prima della sua nomina al vertice degli Studios, arrivata due anni fa con la spinta di Fratelli d’Italia. Il sospetto è che in alcune produzioni i crediti fiscali possano essere stati ottenuti gonfiando i costi o con rendicontazioni irregolari. 

 

Un passaggio che rende la vicenda inevitabilmente scivolosa per l’esecutivo. Non a caso la preoccupazione è arrivata fino a Palazzo Chigi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari ieri avrebbe chiamato direttamente Cacciamani per chiedere spiegazioni su quanto sta emergendo. Una conversazione che sarebbe stata piuttosto brusca. 

 

È in questo clima di tensione che esplode lo scontro politico. 

 

«Le notizie sull’indagine che coinvolge l’attuale ad di Cinecittà richiedono un chiarimento immediato da parte del ministro della Cultura», attacca il deputato Pd Matteo Orfini. 

 

Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle. «Il silenzio del governo su quanto sta avvenendo a Cinecittà non può andare oltre», incalza il deputato Gaetano Amato, ricordando gli esposti presentati alla procura su alcune produzioni finanziate con i crediti d’imposta. 

giorgia meloni manuela cacciamani antonio sacconi

«Parliamo della manager voluta dal centrodestra alla guida di una società pubblica importantissima. Alessandro Giuli venga con urgenza in Parlamento a riferire». 

 

Ancora più duro il giudizio di Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra: «L’indagine su Cacciamani per una presunta truffa legata al tax credit è solo l’ultimo capitolo di una gestione sempre più opaca. Cinecittà rischia di diventare il simbolo di un sistema piegato a logiche di potere». 

 

(...)

 

2 - DUE PROGETTI DELL’AD PER 650MILA EURO SOTTO LA LENTE DELL’ANAC 

Giovanna Vitale,Giuliano Foschini per “la Repubblica” - Estratti

 

Due appalti da 650 mila euro. Concessi in urgenza. Su richiesta esplicita del ministero della Cultura, sotto il governo Meloni. C'è una seconda storia che riguarda l'amministratrice delegata di Cinecittà, Manuela Cacciamani, sulla quale sta indagando l'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione.

 

MANUELA CACCIAMANI - ALESSANDRO GIULI - FOTO LAPRESSE

E che, per quanto risulta a Repubblica, potrebbe arrivare a una decisione a stretto giro. In questo caso Cacciamani non ha concesso fondi. Ma ne ha beneficiato. Secondo uno schema molto simile a quello del tax credit al centro dell'inchiesta di Roma. 

 

I fatti partono nel 2023, quando la One More Pictures, la società che la manager aveva prima di arrivare a Cinecittà, riceve fondi sotto forma di affidamento diretto proprio dalla società pubblica che pochi mesi dopo sarebbe andata a guidare. 

 

manuela cacciamani

Si tratta di fondi destinati non alla produzione di film. Ma a una campagna di comunicazione per incentivare gli italiani ad andare in sala. 

La società di Cacciamani propone due progetti, uno da 300 mila e un altro da 350 mila euro. 

 

E le vengono immediatamente concessi. Immediatamente perché l'allora gestione di Cinecittà, guidata da Nicola Maccanico, decide di assegnarli con il principio dell'urgenza. L'attività istruttoria fin qui realizzata ha però documentato che non c'è stata alcuna istruttoria. A gestire quei fondi era infatti direttamente il ministero, mentre a Cinecittà toccavano soltanto le «procedure amministrative». È il ministero, quindi, a indicare che quei fondi dovevano essere assegnati alla società di Cacciamani. Non è invece chiaro se fosse indicata anche l'urgenza.

 

Per questo Maccanico — che proprio per le frizioni con il governo si era poi dimesso — potrebbe essere chiamato a dare spiegazioni all'Anac. 

 

GIUSEPPE BUSIA A L'ARIA CHE TIRA

Spiegazioni che Cacciamani ha già dato. Come aveva raccontato La Stampa nelle scorse settimane, Cacciamani era stata ascoltata in qualità di ex amministratrice di One More Pictures. E aveva provato anche a chiarire la rendicontazione di quei fondi, un filone che interessa anche alla Corte dei conti, che ha acceso una luce sulla vicenda. Anac ha poi aperto un altro fascicolo su Cacciamani.

 

Per ragioni di spending review, l'amministratrice delegata aveva ridotto il management dell'azienda, mantenendo però per sé una serie di deleghe. Creando così alcuni potenziali problemi di conflitto di interessi tra i suoi diversi ruoli all'interno di Cinecittà. 

Risultato: potrebbe essere necessario che rinunci ad alcuni di quegli incarichi.

 

(…)

 

manuela cacciamanimanuela cacciamani (4)manuela cacciamaniMANUELA CACCIAMANI - FOTO LAPRESSE GIOVAMBATTISTA FAZZOLARI - FOTO LAPRESSE arianna meloni - francesco rocca - maria grazia cacciamanicarolina di domenico manuela cacciamaniMANUELA CACCIAMANI - FRANCESCO RUTELLIMANUELA CACCIAMANI AD ATREJU - FOTO LAPRESSE LUCIA BORGONZONI MANUELA CACCIAMANI - FOTO LAPRESSE

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)