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LA CANNES DEI GIUSTI - MA SENTIAMO DAVVERO IL BISOGNO DEI FILM AMERICANI? E LORO, GLI AMERICANI, SENTONO IL BISOGNO DELLO STRASCICO DI CANNES PER LANCIARE I LORO FILM? GLI AMERICANI, DEL RESTO, NON HANNO PIÙ COLOSSI DA FAR VEDERE A CANNES, NON HANNO PIÙ FILM MEDI, TUTTI IN STREAMING - STAMANE HO VISTO DUE FILM AMERICANI PIUTTOSTO INTERESSANTI "ATONEMENT" E IL FILM ANIMATO FUORI CONCORSO "TANGLES". SONO DUE FILM AMBIENTATI VENT'ANNI FA, CHE TRATTANO TEMI IN QUALCHE MODO ANCORA VICINI, MA I TEMPI SONO CAMBIATI - È COME SE LA CURA TRUMP AVESSE FATTO REGREDIRE GLI AUTORI AMERICANI A UN MONDO DI FINE MILLENNIO ANCORA IN ATTESA DI EVENTI… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

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Ma sentiamo davvero il bisogno dei film americani? E loro, gli americani, sentono il bisogno dello strascico di Cannes per lanciare i loro film? Ieri le star assolute del festival sono state Sandra Huller, il vecchio Hanns Zischler e il gigantesco August Diehl che davano vita, corpo, parole a Erika, Thomas e Klaus Mann in "Fatherland" di Pawel Pawlikowski.

 

Nostalgia di una vecchia Europa che non c'è più.  E oggi le star saranno Ryusuke Hamaguchi e i suoi attori in attesa del nuovo film di Hirokazu Kore eda. Gli americani, del resto, non hanno più colossi da far vedere a Cannes, non hanno più film medi, tutti in streaming. Gli restano i casi internazionali da festival, piccoli film intelligenti alla Sean Baker che possono far la differenza. Da distribuire con Mubi o Neon. Ma ne funziona uno su cinque. Quindi? 

 

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Stamane ho visto due film americani piuttosto interessanti "Atonement", opera prima di Reed van Dyk, alla Quinzaine con Kenneth Vranagh, Boyd Holbrook, Haim Abbas e il film animato fuori concorso "Tangles" di Leah Nelson tratto dalla graphic novel di Sarah Leavitt sulla sua vita. Sono due film ambientati vent'anni fa, che trattano temi in qualche modo ancora vicini, ma i tempi sono cambiati.

 

È come se la cura Trump avesse fatto  regredire gli autori americani a un mondo di fine millennio ancora in attesa di eventi. "Atonement" parte benissimo con la ricostruzione di una scena di guerra a Bagdad nel 2003. Un gruppo di marines colpiscono una colonna di macchine di civili disarmati e nelpanico della situazione uccidono i tre maschi, il padre e i due figli, della famiglia Katchaturian, che stava solo cercando di tornare alla loro casa.

 

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Un giornalista del New York Times raccoglie le testimonianze delle sopravvissute della tragedia e cerca di parlare coi militari. Sarà un articolo duro per i militari, che non usciranno indenni dalla guerra, curati con antodepressivi pesanti che li hanno solo massacrati. Dieci anni dopo uno di loro, Lou, Boyd Holbrook, chiede allo stesso giornalista, Michael Reid, cioè Kenneth Branagh, che ora scrive per il New Yorker, di aiutarlo a farlo parlare con la famiglia Katchaturian, che vive da 10 anni a Glendale, a poche ore da San Diego, dove vive lui.

 

Se Lou non dorme da quando è tornato dall'Irak e si sente responsabile delle morti di innocenti che ha provocato, la famiglia irachena non se la passa certo meglio. Il confronto fra Lou e le donne irachene porterà finalmente al "silenzio", cioè alla "musica di Dio", come lo chiama la cattolica madre dei Katchaturian, che non la sentiva più da Bagdad.

 

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E' evidentemente un film che, magari senza saperlo, ci porta alla guerra di Trump con l'ironia, lo stesso Michael Reid alla fine della storia stanpartendobper lo Yemen. E euna storia che incredilmente si ripete e dove le pallottole colpiscono anche chi le spara. "Tangles" è l'autobiografia della militante lesbica e disegnatrice della rivista alternativa d San Francisco "Outspoken" e poi del "New Yorker", dei suoi rapporti con la fidanzata Donimo e con la madre ammalata di Alzheimer.

 

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La parte più lesbo-militante, anche se non ne possiamo più di queste autocelebrazioni eroiche, è più divertente e interessante. La parte sull'Alzheimer è come tutti i film che si fanno sull'Alzheimer. Ma forse anche la parte sentimentale lesbo. Il tutto è ambientato nella San Francisco piena di vita e di sfide editoriali di fine anni 90 e nel cuore di una famiglia di accademici e intellettuali ebreo-americani piuttosto legati alle tradizioni.

 

 Tecnicamente è molto buono, visto che ricostruisce in animazione lo stile della Leavytt alla perfezione, ma avendo appena visto il film su Thomas Mann e sentito il vecchio Bach, che vi devo dire, cosa hanno da offrire questi americani eroici...

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