IL CINEMA DEI GIUSTI - LA “BIANCANEVE” KRISTEN STEWART CON QUELLA SCUCCHIA E I DENTONI DA CONIGLIO NON È CREDIBILE COME LA PIÙ BELLA DEL REAME CHE OSCURA LA MATRIGNA BOTOXIZZATA CHARLIZE THERON - IL FILM È ABBASTANZA DIVERTENTE, MA NIENTE A CHE VEDERE CON LA BIANCANEVE MOLTO SPINTA CON MICHELA MITI (I SETTE NANI ERANO TIBERIO MURGIA COME GODOLO, ENZO GARINEI COME STRONZOLO, ALDO RALLI COME DAMMELO)….

Marco Giusti per Dagospia

E' vero. Kristen Stewart con quella scucchia e i dentoni da coniglio non è credibile come la più bella del reame che oscura il primo posto in classifica della matrigna Charlize Theron, chiamata qui Ravenna (da Raven, corvo), grande miscuglio di Simona Ventura e Patti Pravo sulla via del Santo Botox. Ben due spasimanti, il Cacciatore interpretato da "Thor" Chris Hensworth, in uno scozzese spiazzante, e il Principe Azzurro, il Sam Claflin dell'ultimo film dei Pirati (lì impazziva per una bella sirena), sono troppi.

E i nani, che come sempre salvano il film, interpretati da magistrali attori inglesi come Bob Hoskins, Ian McShane, Ray Winstone, Brian Gleesen, Nick Frost, arrivano un po' troppo tardi. Inoltre ben due film di rilettura giovanilistica di Biancaneve, l'altro era "Mirror, Mirror" di Tarsem Singh con Julia Roberts e Lily Collins, sono un eccesso.

Eppure questo "Biancaneve e il Cacciatore", firmato da un giovane maghetto della pubblicità, Rupert Sanders, che si sente un po' Terry Gilliam un po' Tim Burton, riccamente prodotto da Joe Roth, 170 milioni di dollari di budget (ne ha già incassati 309 in tutto il mondo), è un esordio visivamente molto interessante e, a parte la voglia di metterci dentro troppi ingredienti col rischio del fritto misto indigesto, è abbastanza divertente.

Ovvio, ti spari la Bella di "Twilight" con il faccione pulito e i denti ben esposti e il Thor di "Avengers" e gli incassi sono presto fatti. Ma non è banale la matrigna di Charlize Theron nella sua cattiveria che nasce da un'infanzia povera e dagli abusi maschili, un po' vampirella un po' dark lady televisiva in cerca di un rimedio allo strapotere delle rughe, e poi ha degli abiti incredibili costruiti da Colleen Atwood, la costumista di Tim Burton ("Alice", "Dark Shadows", "Planet of the Apes"), che la rendono una specie di Grace Jones-Amanda Lear di "Stryx" (lo ricordate?), una regina-insetto con una serie di armature da coleottero.

Ma l'immagine della sua schiena nuda con le ossa in evidenza è notevole. La foresta oscura che attraversa Biancaneve assieme al Cacciatore è un po' un mixerone di "La storia mai raccontata" e di "Il labirinto del fauno" di Guillermo Del Toro e quel Troll finale che se la fa sotto quando vede Kristen Stewart come un piccolo fan è ridicolo, ma i nani, che sono "ricostruiti" digitalmente assieme a veri attori inglesi, sono una bella invenzione. Può essere giusto il risentimento delle associazioni dei "little people" capitanati da Warwick Davies, che ha rivendicato il fatto che è come se si chiamassero attori bianchi pitturati di nero a interpretare ruoli di neri, ma dove trovavi otto nani (diventano sette perché uno ci lascia le penne) bravi attori come questi? Ogni nano, poi, ha un nome che rimanda all'alfabeto degli alberi celtico.

Rispetto alla storia originale dei Grimm, infatti, questo Biancaneve è molto legato al mondo medievale anglosassone, non solo è interamente girato in Inghilterra (la battaglia sulla spiaggia è girata vicino a quella del "Robin Hood" di Ridley Scott), ma si è avvalso di dotti consulenti oxfordiani.

Certo, già l'idea del pentolone hollywoodiano che cucina assieme "Twilight" e la storia di Biancaneve è discutibile, per non parlare della svolta guerriera alla Giovanna d'Arco del personaggio, e le troppe mani alla sceneggiatura si sentono, visto che assieme al raffinato scrittore iraniano Hossein Amini, già responsabile di "Drive" di Nicholas Refn e di "Jude" di Michael Winterbottom, troviamo due texani, lo sceneggiatore e regista John Lee Hancock (autore di un discutibile "Alamo") e il più giovane Evan Dougherty, autore però di un cortometraggio, "Rusty Forkblade" che univa ambientazione texano e il mito del Valhalla.

Ma il cinema attuale è molto "fusion", si sa. Non a caso Hossein Amini ha appena scritto il remake del giapponesissimo "47 ronin" per Keanu Reeves e perfino l'altro film su Biancaneve, "Mirror Mirror", era diretto dall'indiano-hollywoodiano Tarsem Singh. Un delirio. Più che probabile, però, che il film fosse stato ideato in un primo momento per la regia di Hancock e poi, dopo il trattamento più colto di Amini, passato a un esordiente di talento (costano meno e si inventano di più...) come questo Rupert Sanders, che non riesce a risolvere i problemi di una sceneggiatura un po' pasticciata, ma tiene visivamente il film su un piano piuttosto alto.

Qualche battuta dei nani, però, soprattutto quando dentro la fogna che li condurrà al castello della matrigna, mischiano rimandi alla tradizione disneyana con bombolate pesanti ("Ah, questa mi sa che la conosco", dice Ian McShane alludendo a una cacca che vede galleggiare), fa ridere e il loro momento musicale è ben costruito. Se Charlize Theron è piaciuta un po' a tutti, e sembra credere fermamente nel suo personaggio (ha qualche scena horror di grande effetto, specie quando succhia la giovinezza alla bella Lily Cole), Kristen Stewart, che si difende in "On The Road" di Walter Salles, è troppo americana e parecchio fuori luogo come Biancaneve.

Abituati a una serie di giovanissime attrici di grandissimo talento e di bellezza preraffaelita, come Mia Wasikowska o Grace Chloe Moretz o Amanda Seyfried, è ovvio trovarla una scelta un po' banale e troppo hollywoodiana. Stride anche un po'rispetto alla massa di attori inglesi che recitano con lei, ma certo ha portato al film più spettatori di quelli che avrebbe portato la più giusta ma meno nota Lily Collins, figlia del cantante Phil Collins, che in un primo tempo avrebbe dovuto avere il ruolo e che ha poi ripiegato sulla Biancaneve di Tarsem Singh.

Nessuna delle due ha però la grazia della Biancaneve della versione disneyana, animata con una punta di malizia da Grim Natwick, già autore delle curve di Betty Boop, per non parlare della sua parodia nera, So White in "Coal Black and de Sebben Dwarfs" di Robert Clampett, così ultra-sexy che il dynamite-kiss del principe Chawmin' sveglia lei, ma rende lui un vecchio. Per le versioni hard di Biancaneve (esistono, esistono...) voglio solo ricordare quella diretta da Franco Lo Cascio nel 1985 con una bellona russa, tal Ludmilla Antonova e sette veri nani "trombanti", come diceva lo stesso regista (chissà se è ancora al gabbio?).

Non male però anche la Biancaneve molto spinta con Michela Miti (i sette nani erano Tiberio Murgia come Godolo, Enzo Garinei come Stronzolo, Aldo Ralli come Dammelo, ecc.) per non parlare della Biancaneve interpretata dalla mitica Edwige Fenech all'interno del fondamentale film di Lucio Fulci, "La pretora". Anche lì grande spreco di nani e pesante battuta del fidanzato veneto di Biancaneve quando vede arrivare i sette eroi: "i nani no, sono piccoli e ciavoni!"

 

 

nick frost IN BIANCANEVE E IL CACCIATORE KRISTEN STEWART IN BIANCANEVE E IL CACCIATORE CHRIS HEMSWORTH E KRISTEN STEWART IN BIANCANEVE E IL CACCIATORE CHARLIZE THERON IN BIANCANEVE E IL CACCIATORE BIANCANEVE E IL CACCIATORE CHARLIZE THERON IN BIANCANEVE E IL CACCIATORE KRISTEN STEWART IN BIANCANEVE E IL CACCIATORE BIANCANEVE E CO CON MICHELA MITI.jpegBIANCANEVE E CO CON MICHELA MITI VERSIONE FRANCESE jpegBIANCANEVE E CO CON MICHELA MITI BIANCANEVE E CO CON MICHELA MITI jpegBIANCANEVE E CO CON MICHELA MITI jpegBIANCANEVE E CO CON MICHELA MITI jpeg

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO