IL CINEMA DEI GIUSTI - SCHWARZENEGGER È TORNATO, ARMATO FINO AL COLLO DI PISTOLE, MITRA, FUCILI, COLTELLI. SPARA E AMMAZZA PER TUTTO IL FILM ALLA FACCIA DELLE PROPOSTE OBAMIANE DI BLOCCARE LA VENDITA DI ARMI - “THE LAST STAND” È VIOLENTO, FRACASSONE, CON BUCHI NELLA SCENEGGIATURA. MA DI GRAN DIVERTIMENTO SE ACCETTATE CHE SCHARZENEGGER A 65 ANNI POSSA ANCORA VOLARE DA UN TETTO E NON FARSI UN GRAFFIO…

Marco Giusti per Dagospia

"E tu chi sei?". "Sono lo sceriffo". Arnold Schwarzenegger è tornato. Armato di tutto punto, con pistole, mitragliatrici, doppiette, fucili, coltelli, non la smetterà di sparare fino alla vittoria finale. Alla faccia della balzana idea di bloccare la vendita facile di armi in America, stavolta si trascina dietro un vero e proprio arsenale, spara anche sui manifesti.

Il film del suo rientro è un action movie di frontiera, fracassone, violento, ma di grande inventiva, "The Last Stand", diretto da un maestro del cinema violento orientale, il coreano Kim Jee-Woon, quello di "Il buono, il matto, il cattivo", per la prima volta a Hollywood. Per l'occasione si porta dietro il suo direttore della fotografia, Jy Yong Kin, e il musicista Mowg. Almeno ha le spalle coperte.

La sceneggiatura, non un capolavoro, è dell'esordiente Andrew Klauner, ma rivista da Jeffrey Nachmanoff e George Nolfi. Qualche buco si sente, e la lavorazione non deve essere stata così liscia, ma poco importa. Quel che importa, per tutti i fan è ritrovare in gran forma il vecchio Schwarzy, a 65 anni, dopo la parentesi politica a Los Angeles, a una decina d'anni di distanza da "Terminator 3".

Le sue apparizione come mega-guest nei due "Mercenari" a fianco di Stallone ci aveva fatto temere il peggio. Invece, malgrado qualche acciacco e i capelli dritti in testa come un carciofo, si muove ancora bene, di espressioni ne ha sempre avuta una sola, evita qualsiasi complicazione sentimentale e si mostra il meno possibile lasciando molta azione al suo giovane cast. Ha pure un grande inizio comico quando si mostra, nel suo giorno libero, coi mutandoni e le sneakers, pronto a spicciare i lavoretti per il rozzo sindaco. "Hai messo l'auto nel posto riservato ai pompieri", gli fa Arnold.

"Tié", gli risponde il sindaco lanciandogli le chiavi, "posteggiamela te". Grande umiliazione per il nostro eroe. La situazione è più meno quella del classico di Howard Hawks, "Un dollaro d'onore".

In quel di Sommerton, sperduto paesino di confine dell'Arizona, dove la situazione più rischiosa è quella di salvare un gatto in pericolo su un tetto, il vecchio sceriffo Owens, in fuga dal sangue e dalla violenza di Los Angeles, Arnold Schwarzenegger, e un gruppo di giovani eroici vice-sceriffi, il buffo messicano Mike, il grande Luis Guzman, sempre più grasso, l'ingenuo Jerry Bailey, tal Zach Gilford, la bella Sarah, Jaimie Alexander, il baldo Frank, il brasiliano Rodrigo Santoro ("Carandiru", "300"), e un appassionato d'armi, il Johnny Knoxville di "Jackass", si ritrovano soli a difendere la propria città dall'attacco di una potente banda di narcotrafficanti armati di tutto punto.

Capitanata dal torvo mister Burrell, lo svedese Peter Stormare, magnifico come nei film di Lars Von Trier, che ha già steso un eroico contadino del posto, il vecchio Harry Dean Stanton, più a suo agio qui che in "This Must Be The Place" di Sorrentino, la banda di fetentoni attende, come in ogni western che si rispetti, l'arrivo del boss, il re della droga Gabriel Cortez, lo spagnolo superguappo Eduardo Noriega ("La spina dorsale del diavolo"), appena evaso clamorosamente in quel di Las Vegas che sta arrivando per passare il confine con una potente auto a 300 all'ora tenendo ostaggio una bella poliziotta, Genesis Rodriguez, che slinguazza pure di gusto.

Il cattivissimo Cortez ha seminato gli uomini della FBI agli ordini di Forrest Whitaker, ogni genere di poliziotto e di SWAT, lasciandosi dietro una lunga scia di sangue. Fino a quando, ovvio, non incontra Arnold incazzato nero e armato fino ai denti a difesa di Sommerton.

Non è un poliziesco perfetto come "Bullet To The Head" di Walter Hill con Stallone, è un neo-western di grande azione e sparatorie con decine di morti stecchiti e sangue dappertutto dove sono armate anche le vecchiette, ma è di gran divertimento se accettate che Scharzenegger a 65 anni possa ancora volare da un tetto e non farsi un graffio o ricevere decine di coltellate alle gambe e stare ancora in piedi. Ma vederlo con la mitraglia in mano fa ancora una certa tenerezza. In sala dal 31 gennaio. Astenersi perditempo contro le armi e la violenza al cinema.

 

Arnold Schwarzenegger Arnold Schwarzenegger in The Last Stand jpegArnold Schwarzenegger in The Last Stand jpegArnold Schwarzenegger in The Last Stand jpegArnold Schwarzenegger e Johnny Knoxville in The Last Stand jpegArnold Schwarzenegger in The Last Stand jpeg

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