ludovica ripa di meana

ESSERE LUDOVICA RIPA DI MEANA – VITA, AMORI E DOLORI DI UNA SCRITTRICE E GIORNALISTA, A 90 ANNI CAPACE DI COMPRENDERE I NOSTRI TEMPI AVENDO IL CORAGGIO DI SUPERARLI – IL MATRIMONIO CON CARLO AYMONINO, LA STORIA CON VITTORIO SERMONTI, GLI INCONTRI CON GADDA E CONTINI – “DIO È IL LIMITE CHE NOI UMANI CI SIAMO DATI. SE MI CHIEDO PERCHÉ SONO AL MONDO NON HO RISPOSTA. MA C’È QUELLA PAROLA. CHE MI FA AFFRONTARE PENE, PERDITE E DOLORI. È LO STORDIMENTO E LA VERTIGINE CHE MI AFFERRA IN QUESTO TEMPO DI ATTESA CHE NON PASSA MAI”

ludovica ripa di meana

Antonio Gnoli per “la Repubblica – Robinson” - ESTRATTO

 

Autrice di documentari televisivi, scrittrice, giornalista. Ha attraversato vari generi: la poesia, la drammaturgia, il romanzo, le interviste. Da un paio di mesi ha compiuto novant’anni: “ La mia storia più importante è stata quella con Vittorio Sermonti”

Quella fragilità del corpo, che ogni novantenne vive come una minaccia, non le impedisce di combattere ancora e raccontarsi attraverso la forza del ricordo.

 

ludovica ripa di meana

E i ricordi, per Ludovica Ripa di Meana, sono come scatole meccaniche che si aprono da sole. «È strano – dice – ma da qualche tempo non devo più compiere sforzi per ricordare.

Non è la mia mente che pesca tra i ricordi, ma sono questi che si lasciano cadere dall’alto, come piccole gocce di luce. Oggi il passato mi rende meno incerta e mi fa dire che la vita che ho avuto – bella o brutta che sia stata – mi è appartenuta interamente, con gli uomini che ho amato e a volte detestato, i libri scritti, i sogni inseguiti, i figli realizzati. E se tu mi chiedessi che cosa provo, ti risponderei che non provo nessuna nostalgia».

vittorio sermonti ludovica ripa di meana

 

…………………..

 

Cosa ti manca di Vittorio?

«L’essenziale e forse di più. Tutto quello che nella casa vedi ha subito pochissime modifiche. Da anni vivo sola e penso che la continuità tra il passato e il presente sia dettata dalla necessità di cambiare il meno possibile il posto degli oggetti, i libri, le poltrone, i quadri, le foto».

 

Come un fermo immagine.

«Una fotografia corrisponde a questo stato d’animo che descrivo».

 

Sbiadita?

«Per niente. È come se ogni volta una certa luce del passato irrorasse questo fermo immagine e producesse nuove interpretazioni. Qualcosa di sorprendentemente analogo mi sembrò di viverlo nella casa di Contini e in quella di Gadda. Come se anche lì il tempo si fosse arrestato».

 

vittorio sermonti ludovica ripa di meana

Su entrambi hai scritto delle belle pagine.

«Più che altro un atto dovuto. Nel caso di Gadda delle note diaristiche riposte e uscite 40 anni dopo la sua morte. Andai da lui, con la mediazione di Giancarlo Roscioni, per intervistarlo. Viveva in una casa molto modesta. Di una tristezza che afferrava alla gola.

Sedeva normalmente su una poltrona da giardino, fatta con i fili di plastica, che troneggiava nel salotto. C’era la stanza dove dormiva e quella di Giuseppina, la domestica».

 

Che impressione ti fece?

ludovica ripa di meana

«Poteva essere dolce o iroso; timido fino all’imbarazzo o severo nel tono. A volte isterico. Ricordo un duetto con Giuseppina che a volte lo provocava, facendogli il solletico. Beh, un giorno assistetti a una scenetta insolita. Giuseppina che rivolgendosi a me diceva “signora mia la vede sta criatura in poltrona – la creatura era Gadda – troia mi ha detto. Brutta troia, mi ha chiamato”. E Gadda con occhi furiosi pieni di odio che le diceva mi lasci in pace, vada via!».

 

Litigavano spesso?

«Non lo so, non credo. Tanto è vero che poi quel pomeriggio si concluse con la lettura dei Promessi sposi, il romanzo che Gadda amava sopra ogni altro».

 

Contini invece?

ludovica ripa di meana

«Con lui è stata la frequentazione tra un maestro e una specie di allieva con studi disordinati alle spalle. Dovevo fargli un’intervista radiofonica. Ma l’ictus gli aveva creato problemi di espressività. L’austero filologo, che alla parola aveva dedicato tutto se stesso, non era più intelligibile. Ma fu accogliente. Ricordo che mi presentai tutta tremebonda e lui capì quanto fossi disarmata. Si rese conto immediatamente della mia inadeguatezza culturale. Eppure fu generoso e prodigo di storie quando gli chiesi se potevamo immaginare un libro insieme. Per otto giorni andammo a Domodossola dove era nato. Aspettava il nostro arrivo sulla soglia della casa».

 

………………

 

Vista la tua “inadeguatezza” come ti eri posta davanti a lui?

«Volevo innanzitutto capire e per capire dovevo essere umile. Dice Simone Weil che l’umiltà è la prima qualità dell’attenzione».

ludovica ripa di meana

 

Accennavi ai tuoi studi disordinati, a cosa si dovevano?

«A un crollo economico della famiglia. Mio padre ufficiale, aristocratico piemontese, incapace di guadagnare. Mia madre, figlia di un importante politico austriaco, era piuttosto dotata per gli affari. Vivevamo, intendo io e i miei sei tra fratelli e sorelle, nell’agiatezza. Dopo la guerra finì tutto. La famiglia si impoverì perdendo i capitali e le proprietà. I miei si separarono e io smisi di studiare. La retta scolastica era troppo alta. A 16 anni andai a lavorare. Il primo impiego fu segretaria in un’agenzia immobiliare. Capisci allora il mio terrore davanti a Contini. In pratica sono una autodidatta».

 

A parte l’impiego cosa facevi a Roma?

«Ero rapita da questa città che alla fine degli anni Quaranta era bellissima. Lo era così profondamente da farmi pensare che l’essere umano sia inappropriato davanti a Roma».

 

Vuoi dire inerme?

vittorio sermonti ludovica ripa di meana

«È la sensazione di impotenza che scaturisce dallo scarto tra l’eternità della città e la caducità umana. Sono convinta che il cinema abbia potuto ambientarsi a Roma solo grazie a questo contrasto. Qui ho avuto le prime storie sentimentali fino all’innamoramento con Carlo Aymonino».

 

L’architetto?

«Proprio lui. Un uomo bello e ti confesso che ho sempre avuto una passione per gli uomini belli».

 

Anche tu non scherzavi quanto a grazia e bellezza.

CARLO EMILIO GADDA

«Sì, ma allora, a vent’anni, non mi prendevo sul serio. Però la bellezza, quella altrui, ha avuto un potere enorme su di me».

 

Eravamo rimasti ad Aymonino.

«Ci mettemmo assieme nel 1951 e ci sposammo che ero incinta. Negli anni che abbiamo condiviso ho fatto la moglie e la madre. Mi stavo intristendo. Oltretutto, Carlo era comunista e ci poteva stare, ma lo era in maniera ottusamente ideologica. E poi, quando scoprii l’uomo aggressivo, incline alla violenza verbale e perfino fisica, cominciai a star male. Ricordo che durante un diverbio mi diede una spinta, caddi urtando dei mobili e con la caduta si concluse il nostro rapporto».

 

A proposito di maschi violenti qual è il tuo rapporto con il femminismo?

«Non ho un grande feeling, per dirla tutta non l’ho mai avuto».

vittorio sermonti ludovica ripa di meana

 

Perché?

«Certi discorsi teorici, fondati sul concetto di differenza, di cui capivo ben poco, mi sono sembrati questioni ideologiche. Non voglio dire che certe rivendicazioni non fossero giuste, anzi, ma penso che il potere delle donne sia fatto di una sostanza molto più fluida e invece quello che notavo era la volontà di sostituirsi al dominio maschile con un potere altrettanto duro e inscalfibile».

 

Tu hai scritto che la cosa che le femministe non hanno capito è che siamo tutti ermafroditi.

«Non ci vedo nulla di sbagliato nell’amare l’altro sesso e contemporaneamente il proprio».

carlo ripa di meana con la sorella ludovica

 

Ma tu hai avuto storie solo maschili?

«Se mi fossi innamorata di una donna non ci sarebbe stato problema».

…………………………

I tuoi figli?

«Aldo e Livia. Non credo di essere stata una madre perfetta. Voglio dire che la prima cosa che ho pensato quando sono nati, nell’ordine prima Aldo e poi Livia, è stato beh, ora siete al mondo e non vi considero mia proprietà. Vi amo, vi rispetto. Ma siete altro da me. È un ragionamento che puoi fare a un adulto non a una creatura appena nata».

 

carlo aymonino

Diciamo che non li hai soffocati di affetto.

«No, ma avrei potuto dedicar loro più tempo».

 

Il tempo, per esempio, che hai dedicato a Vittorio.

«Ma sai, la relazione con Vittorio vive in un’altra dimensione. È stata la storia con la esse maiuscola. Un giorno gli dissi: siamo come un decrepito ermafrodito. Due vecchie anime fuse insieme».

 

Come lo hai conosciuto?

«Avevo intravisto quest’uomo bellissimo e brillante da molto giovane. Mi risultò subito antipatico. Poi, anni dopo, fu Enzo Muzii con cui avevo condiviso una lunga storia ormai finita, a insistere che lo conoscessi. Come argomento usò un libro di Vittorio appena pubblicato, Il tempo fra cane e lupo. Mi disse leggilo. E quando settimane dopo incontrai Vittorio a una cena gli dissi: hai scritto un libro bellissimo. Era la storia del periodo in cui viveva a Praga. Dopo poco ci mettemmo assieme. Primi anni Ottanta. Siamo stati una cosa sola fino alla sua morte nel novembre del 2016».

livia aymonino foto di bacco

 

Ora che non c’è più?

«Questi anni trascorsi senza di lui mi hanno detto da che parte stare. È come se un Vittorio invisibile avesse tracciato un cerchio dove potermi collocare. Ora sono lì, con i miei nervi, la mia memoria e la voce che ti sta raccontando. Mi illudo che non sia cambiato niente. E sono qui in attesa. Un paio di anni fa un ictus ha rallentato la mia vita. Mi sono ripresa. Sto bene. L’unico strascico è un incerto equilibrio. Ed è buffo».

 

Buffo cosa?

«Buffo che per quasi tutta la vita abbia avuto bisogno della vertigine dell’altezza. Il resto è stato istinto».

 

Stai alludendo a Dio.

«Anche. Il mio Dio non nasce dalla testimonianza religiosa. Dio è una parola che assorbe tutto. Un buco nero. La parola che non si può sapere. La soglia che non puoi superare. È il limite che noi umani ci siamo dati. Se mi chiedo perché sono al mondo non ho risposta. Ma c’è quella parola. Che mi fa affrontare pene, perdite e dolori. È lo stordimento e la vertigine che mi afferra in questo tempo di attesa che non passa mai».

Ultimi Dagoreport

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?