JESUS CHRIST SEMPRE SUPERSTAR - QUANDO LE IDEE FINISCONO MEGLIO BUTTARSI SU GESÙ: IL FILM “SON OF GOD” SCALA LA CLASSIFICA DEI FILM PIÙ VISTI NEGLI STATI UNITI - E POI ESCONO BIOGRAFIE, DVD E IL NOBEL COETZEE E COLM TÓIBÍN NEI LORO NUOVI LIBRI RISCRIVONO I VANGELI

1 - JESUS CHRIST
Massimo Vincenzi per "la Repubblica"

Quando non ci sono più idee, serve un miracolo e chi meglio di Cristo? Un famoso manager di Hollywood commenta così il ritorno sulla scena americana di produzioni a sfondo religioso. E il miracolo arriva anche questa volta, l'ultimo della serie,
Son of God, fa il pieno ai botteghini Usa con oltre 26 milioni di dollari nel primo week-end e un passo costante che lo porta a sfiorare i 50 milioni.

Il film viene da un marchio di origine controllata, la serie tv The Bible diventata un culto l'anno scorso su History Channel con punte di oltre 11 milioni di spettatori, impensabili sino ad allora per quel canale. Un successo così eclatante da convincere i produttori a portarla sul grande schermo e, nonostante ci sia poco o niente di nuovo da vedere, il pubblico corre comunque ad affollare i cinema.

Giornali e televisioni coprono l'evento dedicando prime pagine e ore di approfondimenti in prima serata. Gesù offre, tra le altre cose, la garanzia di non passare inosservati: negli ultimi mesi c'è la conferma di una novità assoluta, arrivano film, serie tv e libri dedicati al Figlio di Dio. Diversi tra loro, dalle grandi produzioni alle avventure simil amatoriali, da scrittori affermati come il Nobel Coetzee ad autori in cerca di fama, ognuno con il suo stile, ognuno con la sua idea, ma tenuti insieme dalla voglia di raccontare "la storia più affascinante del mondo".

Hollywood lo aveva capito in anticipo, negli anni gloriosi tra il Cinquanta e il Sessanta, con i "polpettoni" biblici, poi è scattato il tempo della trasgressione con il musical
Jesus Christ Superstar e ora arriva la consacrazione popolare. «C'è voglia di religione», giurano nei dibattiti gli esperti di fede dichiarata, in realtà c'è voglia di «un Messia che cammini in mezzo a noi», come canta in apertura dei suoi concerti il rapper Kanye West, strappando urla di gioia dal pubblico.

«È ovvio che accada: Cristo è la figura più importante degli ultimi duemila anni, è alla base della civiltà occidentale: interessa tutti », spiega Reza Aslan docente di storia delle religioni e autore a sua volta di un bestseller, Gesù il ribelle, che ha acceso più di un dibattito: «Penso che siano discussioni inutili, quello che ci vuole è il rispetto delle opinioni altrui, ma non si può immaginare che nessuno ne parli. Come studioso, ho cercato di dividere il mito dalla realtà. I registi e gli scrittori di romanzi invece declinano la storia secondo le loro sensibilità».

Ma le polemiche arrivano puntuali. Dieci anni fa toccò a Mel Gibson e alla sua
La passione di Cristo che detiene tuttora il record di dollari guadagnati da una pellicola con i sottotitoli: 600 milioni. Incassi cresciuti proporzionalmente con i veleni: «È un horror», «No, finalmente mette in scena la vera sofferenza di Nostro Signore», impossibile accontentare tutti. Adesso il copione si replica con Son of God.

I produttori, marito e moglie, Mark Burnett e Roma Downey sono credenti e il loro è un messaggio di evangelizzazione: «Siamo cristiani e siamo felici di diffondere la nostra fede a Hollywood. Il nostro film è una storia di sentimenti, e vogliamo condividere con il resto del mondo l'amore di Gesù verso gli altri». Ad appoggiarli alcuni importanti
leader religiosi, come il pastore Rick Warren, che ha comprato migliaia di biglietti e organizzato visioni per i suoi fedeli.

Ma non tutti la pensano così. Nel mirino finisce il protagonista, il portoghese Diogo Morgado, che, secondo l'accusa, «sta a metà tra Brad Pitt e Bradley Cooper, sembra un modello e si muove in maniera troppo sexy». E la scrittrice ultra cattolica Jennifer Roback Morse aggiunge un altro tema: «Il film non è inerente alle Scritture. Avviene tutte le volte: i registi, che pure hanno tra le mani la più bella sceneggiatura di tutti i tempi, si divertono a cambiarla. Pensano di poterlo fare perché considerano Gesù un personaggio di fantasia, una figura pop da reinventare a seconda delle esigenze di scena».

Questa volta la variazione sul tema è meno evidente che in altri casi: «È una versione de
La passione di Cristoripulita, meno cupa e meno violenta », scrive il New York Times per
sottolineare la vicinanza ai testi biblici. Questo Figlio di Dio è meno hippy, meno rockettaro di quello visto in altre produzioni: a dispetto del fisico possente, sfoggia sguardi dolenti, pieni di spiritualità.

Le polemiche producono cloni. C'è un regista e produttore, John David Ware, che usa una scuderia di dilettanti e di giovani apprendisti per sfornare a ripetizione corti sulla vita del Messia, che poi lui distribuisce a chiese e circoli religiosi americani: è un'invasione che riscuote scene di entusiasmo. Adesso arriva anche Russell Crowe con il suo Noè e su Twitter l'attore non resiste alla tentazione: «Santo Padre, venga a vedere il mio film, ha un messaggio forte».

Anche la produzione letteraria subisce una nuova accelerazione. Meno di un anno fa, scala le classifiche di tutto il mondo John Niven, promettente star della scrittura anglosassone, con il suo A volte ritorno, che sciocca i credenti più ortodossi, immaginando uno strano Messia che, pur di salvare un'umanità ormai perduta, arriva a partecipare a un talent show tipo X Factor.

Un libro divertente, che ricorda in alcuni passi le Lettere dalla Terradi Mark Twain, uno dei primi esempi di umorismo applicato a Cristo. Il record dell'irriverenza spetta a Andrew Masterson, che in due romanzi noir immagina che ai tempi nostri Gesù sia un malandato detective privato e spacciatore che si mischia ai derelitti della società per provare, se non a redimerli, almeno a mandarli nel regno dei cieli con il sorriso sulle labbra. In entrambi i casi i lettori apprezzano e in Australia la serie è diventata una fiction televisiva.

Meno pop e più visionario è il racconto di J. M. Coetzee che, benché alla sua maniera, non resiste alla tentazione di esercitarsi sul tema e così nel suo L'infanzia di Gesù
lo immagina bambino in un mondo post apocalittico: «Perché solo i più piccoli hanno ancora la forza di essere visionari». Resta in famiglia Colm Tóibín, che con
Il Vangelo secondo Maria si immagina un monologo della Vergine ormai invecchiata e intristita. Il breve testo finisce anche a Broadway, a dire il vero con poco successo, e
poi diventa, con maggior riscontro di vendite, un dvd letto da Meryl Streep.

In Italia si preannuncia un trionfo l'arrivo di una nuova edizione di Jesus Christ Superstar:
sul palco, oltre a Pau, frontman dei Negrita, e Shel Shapiro, ci sarà l'originale Gesù del primo musical: Ted Neeley, che in un'intervista conferma: «Certo questo ruolo ha condizionato la mia carriera. Ma è il ruolo più bello che possa capitare nella vita di un attore e di un uomo ». Perché quando non ci sono idee e soldi a sufficienza ci vuole un miracolo e nessuno è più competente del Figlio di Dio e soprattutto, come quasi urla alla fine di un dibattito tv alla Cnn il pastore Rick Warren, «il messaggio dei Vangeli è eterno e merita di essere ascoltato dal maggior numero di persone possibili: solo questo conta, il resto sono sciocchezze».

2 - "QUANDO NON CI SONO PIÙ IDEE, SERVE UN MIRACOLO E CHI MEGLIO DI LUI?"
Enzo Bianchi per "la Repubblica"

La biografia di Cristo è uno specchio dell'umanità al di là della fede e dei tradimenti sul piano teologico Perché da duemila anni cristiani e non cristiani sentono il bisogno di raccontare o di riascoltare la storia di Gesù di Nazareth? Perché questa singolarità di Gesù tra i grandi maestri iniziatori delle vie religiose?

La risposta potrebbe essere semplice: la sua singolarità di uomo-Dio attira certamente i credenti che diventano suoi discepoli, e la sua umanità così autentica ed esemplare intriga anche uomini e donne che non sono attratti da vie religiose. Mi sento di poter dire che quanti sono impegnati a cercare Dio (quaerere Deum) e quanti cercano l'uomo (quaerere hominem) si sentono attirati da Gesù Cristo.

Gesù non ha scritto nulla, ma altri hanno scritto di lui, hanno tentato dei ritratti, lo hanno narrato, e così ne hanno tramandato la storia: una narrazione plurale, che ha colto aspetti e accenti diversi nelle sue parole, che ha dato diverse interpretazioni delle sue azioni. Si pensi ai quattro Vangeli, agli scritti del Nuovo Testamento, ma poi a tanti altri tentativi, non ritenuti autentici dalla chiesa, ma che rappresentano comunque narrazioni "altre" di Gesù. Anche perché Gesù di fatto ha chiesto a chi voleva seguirlo di diventare lui stesso, con la propria vita, un suo narratore, capace di portare la buona notizia del Vangelo tra gli uomini: con la sua parola e la sua vita Gesù ha voluto narrare Dio agli uomini (
exeghésato: Gv 1,18), e ogni suo discepolo cerca lui pure di narrare agli altri la vita di Gesù. Narrazioni senza fine!

Ma la figura di Gesù e i testi dei Vangeli hanno sollecitato e sollecitano, ieri e oggi, letterati, artisti, registi anche dichiaratamente non cristiani. Perché? Se vi può essere un elemento di interesse a motivo di un mercato "religioso" che vende, vi sono però anche riletture e riscritture della figura di Gesù di alto spessore letterario e artistico (come dimenticare Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini?), che richiedono ben altra spiegazione. Mi pare che spesso esse si insinuano nella distanza, a volte sentita come abissale, esistente tra il Gesù dei Vangeli e la presentazione che per secoli ne è stata fatta in ambito ecclesiastico, per interessi dottrinali, teologici, morali, pedagogici. Spesso si coglie in queste riscritture una simpatia per Gesù e una denuncia dell'"addomesticamento" che di lui è stato fatto. Queste riletture non a caso oggi valorizzano la dimensione umana che per secoli a Gesù è stata negata a favore della sua qualità divina.

Si rilegge e si racconta di nuovo la vicenda di Gesù perché in essa si percepisce la presenza di un'umanità vera, profonda, semplice, praticabile: abbiamo bisogno di una nuova grammatica dell'umano, di riscoprire l'umano, di reimparare l'abc delle relazioni umane e delle pratiche di umanità. E la figura di Gesù, anche quando è rinarrata in maniera molto distante dal testo evangelico, appare come simbolo di umanità e di senso, appare indicatrice di una via che coglie l'essenziale dell'esistenza e aiuta a orientarsi nella vita.

In quest'opera di riattualizzazione della figura di Gesù viene paradossalmente e forse inconsapevolmente rimessa in valore l'originale dimensione della Bibbia, del Vangelo come specchio: specchio dell'umano che consente a chi vi si riflette di passare dal riflesso alla riflessione. In ogni secolo si è dipinto Gesù con i vestiti dell'epoca, attuando un'appropriazione del personaggio, una sorta di sua annessione alla contemporaneità.

È probabile che il recentissimo film Son of God presenti tratti molto discutibili sul piano storico o teologico; può darsi che in esso abbondino elementi banalizzanti; può darsi che l'industria editoriale e quella cinematografica vedano in Gesù un marchio che rende e poco più. Ma il fatto che si continui a ritornare a questa figura è indicativo di una sete che l'uomo, nonostante tutto, non riesce a placare ad altre fonti.

È il segno di un bisogno di verità, di umanità, di servizio agli altri, di amore, tratti che caratterizzano il fascino e la simpatia suscitati universalmente e trasversalmente, tra cristiani e non cristiani, dalla figura di papa Francesco. È anche vero che su Gesù si sono fatte e si fanno molte proiezioni, a seconda delle stagioni culturali, e così viene ideologizzato di volta in volta come un Gesù hippy, un Gesù rivoluzionario, un Gesù guru, e significativamente oggi addirittura come un Gesù culinarius, esperto di cucina. Ma questi sono dei Gesù manufatti per il nostro consumo, non è il Gesù dei Vangeli!

Secondo i Vangeli Gesù un giorno ha chiesto ai suoi discepoli: «Chi dite che io sia?». A quella domanda gli uomini e le donne di oggi tentano e ritentano di rispondere con passione, mai con indifferenza. Oggi Dio interessa poco le nuove generazioni, la Chiesa può anche sembrare un ostacolo alla fede: ma Gesù Cristo continua a intrigare e ad affascinare.

 

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