claudia pandolfi

“HO UNA SORELLA PIÙ PICCOLA DI 10 ANNI. ALL’INIZIO MI SONO AUTO-UCCISA PER LEI PERCHÉ MI SENTIVO TROPPO INGOMBRANTE” – L’EGO ESPANSO DI CLAUDIA PANDOLFI: “IL SISTEMA TI SBRANA, HO CAPITO CHE PUOI DIRE: "CIAO MARIA, IO ESCO”.  POI L'ATTRICE PARTE CON UNA ANALISI SOCIOLOGICA UN TANTO AL CHILO: “ORMAI SIAMO TUTTI ABITUATI ALLA FEROCIA, CI SI INSULTA UN PO’ PIÙ VOLENTIERI. VEDO GENTE CHE SI PERMETTE DI DIRE LE COSE PIÙ ATROCI. LA SOCIETÀ CI STA SFUGGENDO DI MANO” – “DOPO 30 ANNI DI RELAZIONI HO CAPITO CHE NON VOGLIO PIÙ COMPROMESSI. SE COSTANO TROPPO IL MIO CORPO SE NE ACCORGE” (IN CHE SENSO?) – VIDEO

Chiara Maffioletti per https://www.corriere.it/sette/ - Estratti

 

Claudia Pandolfi non avrebbe mai potuto fare la conduttrice tv («Non riesco a reggere l’immediatezza della televisione, l’urgenza, la diretta») e, ancor meno, avrebbe mai partecipato come concorrente al programma che presenta in Fuori la verità, film di Davide Minnella, in sala dal 6 novembre e, passato anteprima, alla Festa del Cinema di Roma il 18 ottobre scorso.

 

claudia pandolfi

Eppure sa che come presentatrice sarebbe proprio...

«Non vi fate ingannare, è un mondo molto lontano da me e portarlo in scena in questo film me lo ha fatto capire ancora di più. Non solo per la mia impossibilità di aderire ai tempi televisivi – al cinema viviamo una pressione diversa –, ma per l’avere a che fare con molte cose, tra cui il politicamente corretto o, viceversa, il cinismo».

 

La tv raccontata nel film non solo è cinica, ma è feroce. E lei è disposta a tutto in virtù dell’audience.

«La mia idea è che siamo tutti intorpiditi, quasi abituati alla ferocia. Non solo in televisione, ma in tutti i nostri scambi: ci si insulta un po’ più volentieri. C’è chi in questo essere senza filtri che fa diventare tutto assurdo ci sguazza volentieri. A me pare non ci sia più pudore».

Lei, nel suo modo di gestire la fama e la vita privata, è molto pudica.

claudia pandolfi 4

«Questo perché ho visto sulla mia pelle gli effetti del farsi coinvolgere troppo dal sistema. Per questo ho deciso di iniziare a farmi i fatti miei, sia nella mia vita privata che in quella pubblica».

 

La privacy può esistere quando si è famosi praticamente da sempre?

«Puoi scegliere quanto aderire a questo meccanismo. Quando capisci che sei guardata a vista, per restare in tema televisivo puoi sempre rispondere: ciao Maria, io esco. Il libero arbitrio ti fa vivere una vita più serena».

 

Mai stata fan della tv? Nemmeno da spettatrice?

«Il primo Grande Fratello lo abbiamo guardato tutti, così come da ragazzina vedevo Non è la Rai: non esisteva Internet, non c’erano i cellulari, mi muovevo su un altro tessuto culturale. La musica che mi piaceva andavo a cercarla nei negozi di dischi, ora invece tutto ti piomba addosso. Succede anche sul piano sentimentale».

claudia pandolfi 45

 

In che senso?

«Diventi arido, ti impigrisci, come le persone obese sull’astronave di WALL-E, a cui non rimaneva che ingrassare a dismisura. I rapporti umani si coltivano nel tempo, invece mi pare che abbiamo tutti meno occasione di sperimentare e viviamo ogni cosa con più superficialità. La dinamica relazionale prevede cose come un certo tono di voce, la scelta delle parole... io vedo invece gente che si mozzica l’una con l’altra, che si permette di dire le cose più atroci. La società ci sta sfuggendo di mano, in generale».

 

Pensiamo male e quindi parliamo male e ci comportiamo male.

«L’ho capito anche interpretando la madre del ragazzo che si è suicidato per quello che le parole avevano fatto a lui (Il ragazzo dai pantaloni rosandr.). Io ai miei figli insegno che una parola detta in un certo modo può distruggere una persona. Non ci si fa più caso. Inoltre ci pensiamo tutti più corazzati quando invece siamo sempre più fragili e le conseguenze sono visibili. Siamo tutti più coraggiosi nel mostrare la nostra bruttezza: stiamo vestendo i panni di quello che un tempo ci faceva orrore... che poi, uso il plurale, ma io non mi sento affatto così, non mi comporto così».

 

Quindi, in linea teorica, se dovesse partecipare assieme alla sua famiglia al gioco di dirsi tutta la verità, non avrebbe nulla da temere?

«Posto che diamo per certo che non potrei mai partecipare a un programma televisivo su questo, in linea teorica posso dire che no, non avrei niente da temere perché ho cominciato a vivere bene proprio quando ho smesso di dire bugie a me stessa e agli altri. Ho fatto una mossa che ha messo a posto la coscienza: non si può continuare a raccontarsi delle bugie e io, a un certo punto, ho smesso di farlo».

claudia pandolfi 2

 

Che bugie si raccontava?

«Cercavo più che altro di abbozzare rispetto ad alcune cose anziché rifiutarle. Ora ho imparato che se qualcosa non mi piace devo andare via: che sia un rapporto, un luogo, una persona, un vestito... qualsiasi cosa che sento non mi appartiene devo allontanarla. I nostri gesti si riflettono sugli altri e il dovere di tutti sarebbe imparare dalle cavolate che abbiamo fatto».

Le sue quali sono state?

«Soprattutto l’aprire bocca e darle fiato, magari senza capire che facendolo ferivo qualcuno. Prevaleva l’urgenza di spiegarmi. Allo stesso modo, però, vorrei vivere in un mondo in cui siamo tutti onesti, perché poi se ci si trova tra chi la vede così, tutto diventa un paradiso».

 

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Eppure a volte le persone care sono spesso avvolte dall’idea che abbiamo di loro, che non ci permette di conoscerle realmente. Le è mai capitato di voler scardinare questo fatto?

«Mi sta capitando proprio adesso, che ho cinquant’anni. Voglio arrivare al nocciolo delle cose, non voglio più perdere tempo. Per questo motivo ho avuto, proprio in questi giorni, una conversazione veramente bella con i miei genitori: ci siamo parlati in maniera scevra dal rapporto che abbiamo sul certificato di famiglia. Ne avevo bisogno ed è stato bellissimo provare ad essere sinceri: ce l’abbiamo fatta. Subito dopo ho chiamato mia sorella. Comunque è questo l’approccio che mi piace: non voglio restino retropensieri con le persone che amo».

 

Alla Festa del Cinema verrà presentato un altro suo film, 2 cuori e 2 capanne, in cui recita con Edoardo Leo. Anche in quel caso si tratta di essere sinceri e onesti?

«È una commedia romantica che smaschera i luoghi comuni su cui si muove una coppia, le differenze di genere. È molto divertente».

 

E lei? Come si è evoluta nel rapporto di coppia?

«Non mi sono più voluta nascondere dietro un dito. Dopo trent’anni di relazioni, ho capito che non voglio più perdere di vista la mia vera natura e le mie vere priorità».

Prima non era così?

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«Da giovane fai fatica a riconoscerti: hai una specie di vademecum imposto dalla società che si aspetta certe cose. Ho fatto un profondo percorso di introspezione che mi ha portata a non dare per scontato più niente. I compromessi, se costano troppo, non vanno fatti».

 

E come si capisce se costano troppo?

«Nel mio caso sto male: il mio corpo parla per me. Ho mal di stomaco, ho avuto segni... se sappiamo ascoltarci cominciamo a capire che quello che ci succede è l’esatto riflesso dei nostri comportamenti. Resto una persona e quindi resto fallibile, ma il mio lavoro è migliorarmi: chissà quanto sarò bella in punto di morte», scherza.

Da che idea si è dovuta emancipare?

«Io sono stata una figlia unica per dieci anni, una bambina amata, ben voluta e quindi caricata a pallettoni. Anche il troppo amore può fare danni e io non volevo deludere quella famiglia che mi guardava con occhi a cuore. Era diventato il mio tormento».

 

Recalcati nel suo libro Uno diviso due: Fratelli e sorelle, spiega come l’ordine con cui si nasce in una famiglia, il numero di fratelli o il non averne proprio, determini chi siamo.

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«E pensiamo allora a mia sorella, nata in una famiglia dove presto ci sarebbe stata un’attrice famosa. Per un certo tempo, per questo motivo, mi sono messa da parte: ne avevamo bisogno e ora lei è tra le persone più importanti della mia vita. Però, con grande sincerità, devo dire che per un momento mi sono sentita ingombrante e quindi mi sono auto-uccisa per lei. Per fortuna sono abbastanza decisa sia quando devo affermarmi che quando devo sottrarmi».

 

Anche i suoi due figli hanno dieci anni di differenza.

«Proprio come me e mia sorella, sì. Memore di questo sono stata particolarmente attenta: ho difeso Gabriele dall’arrivo di Tito, non strappandogli quella attenzione a cui era abituato. E così allattavo uno e correvo a portare a scuola l’altro. Spesso è una questione logistica, bisogna rimanere saldi. Così come è necessario rimanere saldi su alcuni principi».

Quali sono i principi su cui non transige, da genitore?

«Il rispetto. Non passo sopra a questa cosa, così come non faccio passare la maleducazione. Al tempo stesso accetto che le porte delle camere dei miei figli siano chiuse, perché trovo giusta la privacy, anche per me: ma io busso e, se non mi aprono, dopo poco torno a bussare».

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