RUFFINI, CHE COMBINI? - LA7 MANDA IN ONDA LA MINISERIE PORCAIOLA SUI BORGIA MENTRE ROMA È SENZA PAPA - UNA BOLLENTE FICTION ZEPPA DI INTRIGHI, OMICIDI E SCOPATE PAPALINE A DESTRA E A MANCA - E ORA RUFFINI, FIGLIO DI UN MINISTRO DEMOCRISTIANO E NIPOTE DEL CARDINALE DI PALERMO, VIENE “SCOMUNICATO” DALL’ASSOCIAZIONE SPETTATORI CATTOLICI: “SOSPENDETE QUELLA SERIE”…

1. CINICA LA7
Paolo Martini per "Sette - Corriere della Sera"

Con singolare tempismo, dopo aver segnato la campagna elettorale con lo show Berlusconi-Santoro, il direttore de La 7 Paolo Ruffini ha scelto di mandare in onda adesso, dalla Roma senza Papa del dopo Ratzinger, la miniserie sui Borgia che Showtime fece girare due anni fa a Neil Jordan, dove la già inquietante vicenda storica veniva dichiaratamente romanzata in salsa Il Padrino. La 7 e Ruffini, a proposito di grandi intrecci, potrebbero essere una grande trama...

Non sanno di feuilleton solo i risvolti più attuali della contesa per La 7, con Diego Della Valle che all'ultimo ha tentato di arrivare in soccorso dell'amico Enrico Mentana per contrapporsi alla cordata in dirittura d'arrivo, capitanata dell'editore Urbano Cairo, già segretario personale di Berlusconi, nonché già l'enfant prodige del gruppo Mediaset che osò contrapporsi a Marcello Dell'Utri. E' appesa al filo del cambio di proprietà anche la vicenda professionale del direttore attuale Paolo Ruffini, che fu catapultato alla guida della tv Telecom dopo l'estromissione da Raitre in epoca berlusconiana.

Lo stesso Ruffini ha inscritto nella sua biografia un intreccio degno delle grandi storie famigliari del passato. E' figlio del ministro della difesa di Andreotti durante il caso Moro, Attilio, e nipote del cardinale di Palermo che fu leader dell'ala più tradizionalista durante il Concilio Vaticano II. Ruffini senior era un esponente di primo piano della corrente del centro molle e pragmatico della Democrazia Cristiana, i cosiddetti Dorotei. Nel '78 risulta protagonista addirittura di un giallo internazionale, con la sparizione per alcuni giorni dalla cassaforte del ministero della Difesa di alcuni protocolli segreti sui rapporti con gli americani, in specifico quelli dell'operazione Gladio, durante il sequestro di Aldo Moro (la vicenda è ampiamente ricostruita nel Memoriale della Repubblica di Miguel Gotor).

Ancora durante il rapimento Moro, Ruffini era il primo componente del Cis, Comitato interministeriale di sicurezza, sul cui operato oscuro indagano faldoni interi delle Commissioni parlamentari Moro e P2. Infine, del cardinale zio si potrebbe scrivere un romanzo a parte, ma ci limitiamo a ricordare il capitolo mafia: quando Ruffini era arcivescovo di Palermo e sosteneva anche pubblicamente che l'allarmismo sul potere della 'cosiddetta mafia' era soprattutto 'un'invenzione dei socialcomunisti', indicava in prima persona ai politici della Dc come scendere a patti con i boss.

Particolare confermato, per esempio, da Francesco Cossiga nell'ultimo libro-intervista. Ironia della sorte, prima ancora che il pro-nipote Paolo si metta in luce nelle file della tv progressista e antimafia, il nipote Attilio firmerà, tra gli altri, il decreto di nomina del generale Della Chiesa a plenipotenziario per lo Stato a Palermo...

Il racconto dell'intreccio familiare dei Ruffini con la storia d'Italia, e dei cattolici in particolare, si apre appunto con la lunga carriera del cardinale Ernesto, da protagonista al fianco di Gemelli della nascita dell'università cattolica giù giù fino ai trenta e rotti interventi in Concilio contro gli esponenti del rinnovamento della Chiesa; passa per il ventre della Balena bianca e dei segreti del potere democristiano; e potrebbe arrivare fino al presente berlusconiano, e post-B. E per il condimento di trame e segreti non bisognerebbe aggiungere granché di fantasia. Seppure anche in questo caso, come ha detto Neil Jordan del debito del suo The Borgias a Mario Puzo, è facile lasciarsi sedurre dall'eco inesauribile di un romanzone 'frullato', stile Borgia-Corleone-Ruffini.


2. I TELE SPETTATORI CATTOLICI: «FERMATE LA FICTION TV CHE RACCONTA I BORGIA»
Giovanna Cavalli per il "Corriere della Sera"

Fermate la fiction sui Borgia. O perlomeno rimandatela ad un momento meno delicato. Non proprio adesso che la sede pontificia è vacante. Questo chiede l'Aiart, associazione di telespettatori cattolici, preoccupata per la serie tv a sfondo vaticano, che viene trasmessa di domenica alle 21.30 su La7. «Sarebbe opportuno spostarne la messa in onda» si raccomanda il presidente Luca Borgomeo.

«È un momento delicato per la Chiesa e per il Papato. I credenti sono in grado di fare le debite distinzioni con la situazione odierna, ma i non credenti o chi ha una cultura religiosa approssimativa forse no. Quando è stata fissata la programmazione nessuno poteva prevedere una tale coincidenza temporale con la rinuncia di Benedetto XVI e l'apertura del Conclave per la nomina del nuovo Pontefice». Il rinvio, argomenta Borgomeo «sarebbe utile anche per non dare un'immagine distorta del Papato».

Niente da fare, comunque. Nonostante un articolo fortemente critico sull'Avvenire, in cui Franco Cardini lo definisce «un polpettone di sangue e sesso con i soliti luoghi comuni, in parte puramente calunniosi, montati alla rinfusa», la fiction «I Borgia», importata dagli Stati Uniti, dove è stata un successo, andrà in onda regolarmente. La7 non ha modificato il palinsesto. L'ipotesi non è proprio mai stata presa in considerazione. La rete non ha ricevuto alcuna richiesta in proposito.

Diretto da Neil Jordan, il teleromanzo storico-papalino in nove puntate, ambientato nella Roma del 1492, racconta gli intrighi, i torbidi rapporti e gli omicidi della famiglia più potente e immorale del Rinascimento. Con il premio Oscar Jeremy Irons nei panni di Rodrigo Borgia (padre dell'avvelenatrice e scostumata Lucrezia), che alla morte di Innocenzo VIII, tra minacce, corruzione, ricatti e omicidi, riesce a farsi eleggere Pontefice con il nome di Alessandro VI.

 

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