IL SIGNORE DEGLI HOBBIT - PETER JACKSON RIMETTE LA CINEPRESA NEL MONDO DI TOLKIEN CHE TANTO BENE HA FATTO AL SUO IBAN (LA TRILOGIA DEL “SIGNORE DEGLI ANELLI” HA INCASSATO 3 MLD $) - IL PRIMO DEI DUE EPISODI DE “LO HOBBIT”, IN ITALIA DAL 13 DICEMBRE, È IL FILMONE DI NATALE CHE RISCHIA DI CANNIBALIZZARE IL BOTTEGHINO - JACKSON S’È FATTO TRAPIANTARE IN GIARDINO LA CASA DI BILBO BAGGINS USATA NEL FILM…

1 - PETER JACKSON: MI SENTO PROPRIO UN HOBBIT...
Lorenzo Soria per "la Stampa"

Nelle mani di Peter Jackson, la trilogia de Il Signore degli anelli è diventata uno dei più grandi trionfi di tutti i tempi, un successo commerciale e di critica misurabile con due numeri: tre miliardi di dollari di incassi e un totale di 17 Oscar, incluso quello per il miglior film nel 2004. Non è dunque sorprendente che il regista neozelandese sia tornato a rivisitare quell'immaginifico mondo partendo dalle origini: da Lo Hobbit , il libro col quale J.R.R. Tolkien introdusse i suoi lettori nel 1937 a La Terra di Mezzo e a personaggi indimenticabili come Gandalf, Gollum e Frodo.

E così ecco Bilbo Baggins (l'attore britannico Martin Freeman), che come ogni Hobbit ama vivere nell'ozio del suo villaggio fumando la pipa, arruolato dal mago Gandalf, con Ian McKellen che torna nell'iconico ruolo, per unirsi ai 13 nani e andare alla montagna di Eribor per portare via il tesoro del drago Smaug. «Un viaggio inaspettato», come dice il titolo del primo film della nuova trilogia, dal quale Bilbo torna trasformato.

E nel corso del quale oltre a dover affrontare creature terrificanti come gli Orchi, gli Uomini Neri e i Ragni Giganti incontra anche alcuni personaggi familiari ai fan de Il signore degli anelli e del suo adattamento cinematografico: oltre a Gandalf, ritroviamo Elijah Wood nei panni di Frodo, Cate Blanchett in quelli di Galadriel, Andy Serkis in quelli di Gollum , Christopher Lee come Saruman e Hugo Weaving che torna ad essere Elrond.
Peter Jackson, ispirandosi al mondo di Tolkien, ha tratto una seconda trilogia, questa volta in 3D.

Più che un viaggio inaspettato un parto difficile.
«Avevo paura di ripetermi e originariamente a dirigere avrebbe dovuto essere Guillermo Del Toro. Poi ci siamo imbattuti nel problema della bancarotta della Mgm, che ci ha portato via oltre due anni di tempo. Nel frattempo Guillermo aveva preso altri impegni e quando poi c'è stata anche una controversia sindacale ho pensato seriamente che non avremmo mai decollato. É stato lento e doloroso, ma ora eccoci qua».

Come sarebbe stato «Lo Hobbit» di Del Toro?
«La sceneggiatura è rimasta molto simile e Guillermo compare come uno degli sceneggiatori. Ma ha uno stile visivo molto distinto e il look sarebbe probabilmente stato molto diverso».

Una delle novità tecnologiche della nuova trilogia è che avete girato a 48 fotogrammi al secondo, invece che i 24 tradizionali.
«Sin da quando nel 1927 è arrivato il suono lo standard è stato 24. Cinque anni fa ho sperimentato il 48 su un lavoro di un paio di minuti legato a King Kong . E ho scoperto che tutto sembra molto più reale, come se vedessi attraverso una finestra. Ho anche realizzato che è molto facile adattare i proiettori digitali alla nuova velocità. E per quelli che hanno scritto che 48 fotogrammi danno un effetto di nausea, penso siano tutte idiozie».

Che cos'altro è cambiato sul piano tecnologico rispetto a «Il Signore degli anelli»?
«È diventato più facile usare attori digitali. E Gollum ha lo stesso look, ma sotto la sua pelle ci sono più muscoli in azione e dunque è tutto molto più accurato. Ma come regista non devi mai dimenticare che la tecnologia è solo uno strumento e che come esseri umani quello che cerchiamo prima di tutto sono storie e personaggi che ci conducano in un viaggio».

A proposito, un viaggio inaspettato per lei?
«Sono più come uno Hobbit, mi piace stare a casa. E anzi la casa di Bilbo mi è piaciuta così tanto che me la sono fatta trasportare nel giardino di casa e adesso ci metto i miei ospiti. Mi piace che sia così bassa. E tonda, non vedo perché le case debbano essere squadrate».

2 - IAN MCKELLEN: «GANDALF MI MANTIENE GIOVANE»
Lorenzo Soria per "la Stampa"

Con Lo Hobbit- Un viaggio inaspettato Peter Jackson ritorna al mondo magico di Tolkien. Ad eventi nella Terra di Mezzo occorsi 60 anni prima di quelli del Signore degli anelli e dove ritroviamo ben pochi dei personaggi originali. Uno di questi è Gandalf, il mago con la lunga barba bianca e il cappello a cono interpretato da Ian McKellen. Attore shakespeariano, McKellen ha vissuto gran parte della sua onorata carriera nell'anonimato. Ma oltre alla parte dell'amatissimo Gandalf è anche stato il Magneto della serie X-Men e Sir Tabing nel Codice da Vinci . A 73 anni è più popolare che mai.

É vero che ha molto esitato a riprendere questa parte?
«Ma sì, pensavo che il Signore degli anelli fosse abbastanza. Inoltre significava passare altri 18 mesi lontano da casa in Nuova Zelanda. Poi ho pensato ai mie fan, a tutti quelli che volevano rivedermi nello stesso ruolo. Noi attori, dopotutto, lavoriamo per il nostro pubblico, non per noi stessi. E inoltre, se devo essere sincero, non avrei voluto vedere un altro attore nella parte di Gandalf!».

E come è stato il primo giorno di riprese?
«Come tornare a casa. Abbiamo messo il trucco, mi sono infilato nelle sue tuniche ed ero tornato Gandalf. La vera sfida è stata pretendere che anche se nella storia siamo andati indietro di 60 anni per me non ne erano passati altri 12!».

Può dire che è un ruolo che le ha cambiato la vita?
«Sì e solo in modo positivo. Ho amici nel mondo intero. E per me che non ho né figli né nipoti è bello poter avere scambi con ragazzi di otto o nove anni».

Potesse tornare indietro che cosa farebbe di diverso?
«Sono molto orgoglioso della mia carriera. Il solo rimpianto è di non avere dichiarato al mondo che ero gay quando ero più giovane, di avere vissuto una fetta della mia vita come in una sorta di prigione».

Ultimamente vediamo in circolazione più film con e per persone della sua fascia d'età...
«Vuol dire che si stanno accorgendo che esistiamo. E se con Gandalf ho dato il mio piccolo contributo, ne sono orgoglioso».

 

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