1- IL PANFILO DELLA REGINA È IN DISARMO, LO YACHT DI MILANESE È SPARITO, MA LO SCHEMA “BRITANNIA” (SVENDITA DEI GIOIELLI DI STATO) RIMANE LO STESSO DELL’ERA DRAGHI. ENTRO FINE MESE GIULIETTO CONVOCHERÀ UN INCONTRO CON I GRANDI INVESTITORI ITALIANI E INTERNAZIONALI PER FARE L’ELENCO DELLA DEI BENI DA METTERE SUL MERCATO (SOPRATTUTTO BENI IMMOBILI, TERRENI E QUOTE DI AZIENDE PUBBLICHE) 2- BANCHE NELLA BUFERA, INTESA E UNICREDIT BUTTATE FUORI DALL’INDICE DEI 50 TITOLI BANCARI PIÙ RAPPRESENTATIVI DELL’EUROZONA, E LA POLTRONA DI GHIZZONI TRABALLA 3- CHISSÀ PERCHÉ EMMA MARCEGAGLIA E LA CONFINDUSTRIA INVECE DI INVITARE ROMANI CONTINUANO A CORTEGGIARE SACCONI, QUESTO PICCOLO UOMO POLITICO CHE CON LA SUA FURIA STA OTTENENDO IL RISULTATO DI RICOMPATTARE LE TRE SIGLE SINDACALI

1 - GIORNI DURI PER GHIZZONI
"Non ho rimpianti", così inizia l'intervista concessa ieri sera al "Financial Times" da Federico Ghizzoni, l'amministratore delegato di Unicredit che sta vivendo l'esperienza più dura della sua carriera.

Il quotidiano inglese lo definisce un veterano e ricorda che da 31 anni il manager piacentino lavora per la banca di piazza Cordusio fin da quando nel 1980 è stato assunto in una filiale di Piacenza dell'allora Credito Italiano. Dopo le dimissioni "spintanee" di Alessandro Profumo nel settembre dell'anno scorso, il buon Ghizzoni che a dispetto degli eventi conserva sempre una carnagione rosea, ha dovuto misurarsi con i problemi enormi che Alessandro il Grande ha lasciato sulle spalle dell'Istituto.

Fino ai primi giorni di settembre ha negato che Unicredit avesse bisogno di un aumento di capitale per rafforzare il suo patrimonio, e lo ha fatto con ferme dichiarazioni ignorando le voci che già in agosto circolavano nella City di Londra sulla necessità di introdurre nuova linfa nelle casse della banca. Sembra paradossale, ma un identico atteggiamento aveva avuto il suo predecessore, l'ex-boyscout McKinsey, per i due aumenti di capitale del 2008 e del 2010 da 7 miliardi complessivi che erano sempre stati smentiti e che oggi non sembrano sufficienti per tenere in piedi la seconda banca italiana.

Un segnale negativo è arrivato pochi giorni fa quando Intesa e Unicredit sono state buttate fuori dall'indice dei 50 titoli bancari più rappresentativi dell'Eurozona, ma fino all'ultimo Ghizzoni ha puntato i piedi e probabilmente c'è voluta la moral suasion della Banca d'Italia a fargli cambiare parere.

Oggi sulle colonne del quotidiano inglese il veterano piacentino annuncia che ci vorranno altri due mesi prima di varare il piano industriale e l'aumento di capitale che alla City stimano intorno agli 8-10 miliardi. Poi con una sicurezza francamente opinabile dichiara: "sono sicuro che gli azionisti di Unicredit sono disposti ad aumentare le loro quote".

E qui si apre il capitolo più delicato perché non è affatto scontato che i soci attuali di Unicredit siano pronti a versare altro sangue dentro una banca che dall'inizio dell'anno ha perso più del 54% in Borsa. A questo punto il buon Ghizzoni dalla faccia rosea dovrebbe tener d'occhio soprattutto le Fondazioni che dopo i due aumenti di capitale di Profumo non fanno mistero di essere riluttanti.

Finora l'unico rappresentante di questo mondo che si è espresso in maniera franca (creando non poche irritazioni ai piani alti di piazza Cordusio) è Giovanni Puglisi, il docente ex-socialista poi Forza Italia che ha la lingua sciolta. Costui è presidente della Fondazione Banco di Sicilia e in qualità di piccolo azionista di Unicredit ha già detto che un aumento di capitale farebbe venire il mal di pancia alle Fondazioni. In realtà si è spinto ancora più avanti e ha creato ulteriori turbamenti quando ha messo in discussione la possibilità che il presidente tedesco Dieter Rampl possa saltare dalla sua poltrona.

Nell'intervista al "Financial Times" Ghizzoni si tiene alla larga da queste problematiche e parla soprattutto del Piano Strategico che dovrà caratterizzare Unicredit in maniera sempre più marcata come banca commerciale. Per un uomo come lui dal profilo di tecnocrate e senza particolari capacità manovriere, sarà indispensabile cercare alleanze per spuntare gli ostacoli dei soci minori che non hanno più quattrini da investire.

In quel momento ritornerà a farsi sentire il peso del massiccio Palenzona che dopo essere stato colpito da alcune vicende personali negli ultimi mesi ha preferito il silenzio, ma è pronto a mediare e a intervenire quando alla fine dell'anno si deciderà il futuro non solo della banca, ma anche del tandem Ghizzoni-Rampl.

2 - "BRITANNIA 2"
Giulietto Tremonti si sta sbracciando per recuperare credibilità e parare i missili che arriveranno nelle prossime ore dalla vicenda del suo collaboratore Marco Milanese.
Dopo le quattro manovre infarcite di errori e di incertezze pare che l'ex-tributarista di Sondrio sia intenzionato a buttare sul piatto un'operazione da 500 miliardi che "Il Sole 24 Ore" ha già definito "Britannia 2".

Questo nome evoca il panfilo attraccato a Civitavecchia che il 2 giugno del 1992 ospitò per una breve crociera d'affari i più grandi banchieri inglesi e un centinaio di imprenditori e manager pubblici italiani. A bordo furono ammessi solo 3 giornalisti tra i quali Massimo Gaggi del "Corriere della Sera" che a maggio ha ricostruito quello che da più parti è stato bollato come un "complotto" per svendere i gioielli dell'industria e della finanza italiane.

Sul panfilo della regina di Inghilterra che è diventato un museo galleggiante parteciparono tra gli italiani il defunto Beniamino Andreatta, Mario Baldassarri, Gabriele Cagliari, Lorenzo Pallesi e altri manager dell'Iri. A bordo salì anche Mario Draghi, allora direttore generale del Tesoro, che annunciò un programma di privatizzazioni capace di mettere sul mercato i gioielli più pregiati del sistema italiano.

Nel corso degli anni l'appuntamento di Civitavecchia per il quale il cartoncino di invito era stato spedito a nome della Regina Elisabetta, è diventato pane per la dietrologia. Al di là dei presunti complotti il 2 giugno 1992 segna la data in cui il moloch delle banche e delle imprese pubbliche fu in gran parte smantellato, e in alcuni casi letteralmente svenduto (come è successo per l'Efim e Telecom).

Oggi il Britannia ritorna d'attualità perché Giulietto, che non parla con Mario Draghi, sembra voler ripercorrere la strada di chi teneva le orecchie bene aperte nei confronti di Goldman Sachs e delle merchant bank interessate ai malloppi italiani. Entro fine mese Giulietto convocherà un incontro con i grandi investitori italiani e internazionali per fare l'elenco della dei beni da mettere sul mercato (soprattutto beni immobili, terreni e quote di aziende pubbliche).Il panfilo della Regina è in disarmo, lo yacht di Milanese è sparito, ma lo schema rimane lo stesso. La storia si ripete.

3 - UN SACCONI PER EMMA
La bocciatura della manovra da parte di Emma Marcegaglia è stata senza mezzi termini e anche se Scalfari domenica scorsa l'ha rimproverata sul ripensamento tardivo, il giudizio della Presidente di Confindustria è definitivo.

Anche lei si può arruolare tra le fila di chi vuole mandare a casa il Cavaliere e la sua corte dei miracoli. I dati usciti ieri sulla produzione industriale sono sconfortanti e nemmeno il balzo dell'export in alcuni settori come la meccanica può determinare ripensamenti.
Sulle sfide della politica economica dove la crescita è stata dimenticata si pronuncerà il Centro Studi di Confindustria nel seminario di giovedì dove nella sala Andrea Pininfarina in viale dell'Astronomia il direttore generale Luca Paolazzi presenterà il Rapporto del Centro Studi.

All'incontro sono stati invitati anche un paio di economisti come Alessandro Penati e Pietro Modiano, il banchiere passato a guidare Nomisma e la Tassara di Zaleski, che si batte per una dura patrimoniale. Purtroppo non mancheranno i politici, tra questi il pallido Enrico Letta del Pd e Maurizio Sacconi, il peggior ministro del governo che sta dedicando la sua vita a sfasciare le ossa ai sindacati.

Appare davvero strano che la Marcegaglia e la Confindustria invece di invitare il ministro dell'Industria Paolo Romani, continuino a corteggiare questo piccolo uomo politico che con la sua furia sta ottenendo il risultato di ricompattare le tre sigle sindacali.

4 - FORMICHE FERROVIARIE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che ieri mattina poco prima di mezzogiorno gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie hanno sentito chiaramente Mauro Moretti mentre urlava al sabotaggio.

A quell'ora è uscita un'agenzia Ansa in cui si parlava di formiche rosse che andavano a spasso in due scompartimenti di prima classe dell'Intercity 610 Lecce-Torino. Per Moretti, che ha dato disposizioni di bonificare il treno alla stazione di Ancora, le formiche rosse si sono aggiunte all'amarezza per non aver potuto parlare alla festa del Pd di Genova a causa delle proteste dei parenti della strage di Viareggio e dei rivoltosi della Tav".

 

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