sal da vinci

“ROSSETTO E CAFFÈ È LA MIA RIVINCITA: NEGLI ANNI 90 I DISCOGRAFICI QUANDO MI VEDEVANO DICEVANO: ARRIVA LA COMITIVA VESUVIO" – SAL DA VINCI SI GODE IL SUCCESSO DOPO TANTE PORTE SBATTUTE IN FACCIA (E NUMEROSE TINTE CORVINO AI CAPELLI) – RENATO ZERO CHE NON IMPAZZIVA PER IL TESTO DI “ROSSETTO E CAFFE’” (“HO DECISO DI PUBBLICARLA COMUNQUE. QUANDO L’HO RIVISTO MI HA DETTO: NON CI HO CAPITO UN CAZZO”), L’ESORDIO AL CINEMA A 17 ANNI CON VERDONE IN “TROPPO FORTE” (“ALBERTO SORDI MI CHIEDEVA DI CANTARE PER LUI”), IL DUETTO CON SABRINA FERILLI (“MIA MOGLIE GELOSA? MACCHE’”), E QUELLA VOLTA CHE LUCIO DALLA LO LASCIO’ A PIEDI… - VIDEO

 

https://www.superguidatv.it/sal-da-vinci-a-tu-si-que-vales-2024-canta-con-sabrina-ferilli-video-witty/

 

Sandra Cesarale per il “Corriere della Sera”  - Estratti

 

sal da vinci 4

«Un giorno trovo un messaggio su Instagram di Sabrina Ferilli, mi scrive che impazzisce per Rossetto e caffè e vorrebbe cantarla con me.  Pensavo fosse un fake, invece alla fine l’abbiamo cantata insieme». 

 

Sua moglie si è ingelosita? 

«Macché. Dalle nostre parti si dice: chi si guarda il suo non fa male a nessuno. Paola è intelligente, insieme ne abbiamo passate tante. La mente ti spiega cos’è la vita ma è con il cuore che vale la pena di viverla». 

 

E il suo amico Renato Zero cosa ne pensava? 

«Gli feci sentire Rossetto e caffè prima che uscisse, mi disse: “La musica è bellissima, ma il testo non mi fa impazzire. Provo a lavorarci io”. Però era incasinato e il tempo passava. Decisi di pubblicarla comunque. Quando incontrai di nuovo Renato la canzone volava. Mi guardò: “Sal, non ci ho capito un c...”». 

 

sal da vinci troppo forte

Stefano De Martino faceva ascoltare «Rossetto e caffé» in tv, quando apriva i pacchi. 

«È un ragazzo semplice e dolcissimo. Conosce tutte le mie canzoni a memoria, io invece ho bisogno del gobbo». 

 

 

Sal Da Vinci («Solo mamma mi chiama Salvatore») con Rossetto e caffè , al grido di «Sei la mia gelosia/ Sei passione, dolore e follia», ha conquistato l’Italia e oltre. «È un successo partito dal basso, me la sono autoprodotta. L’ho pubblicata più di un anno fa e continua a fare numeri stratosferici, ci avviamo al terzo platino», racconta lui, 56 anni, nato a New York ma cresciuto a Napoli, una gavetta lunghissima, iniziata con papà Mario Da Vinci — icona della sceneggiata napoletana — e culminata il 6 settembre con il live in piazza del Plebiscito davanti a migliaia di persone. 

 

(…)

A 17 anni si trovò sul set con Alberto Sordi. 

«Il film era Troppo forte , Carlo Verdone mi fece il provino a Capri. Mi accompagnò papà. Primo ciak con Alberto Sordi, tremavo dall’emozione.  Amava Napoli e mi chiedeva di cantargli Reginella , Malafemmena , Dicitencello vuje ». 

 

E Verdone? 

sal da vinci ferilli

«Non ci incontriamo dal 1985. Però ci scriviamo, mi ha fatto i complimenti per Rossetto e caffè : “Chi la dura la vince, che Dio ti benedica.  Storie come la tua non ce ne sono o se ce ne sono non le conosciamo, sono poche”. 

Lui sa quanto ho sofferto, sono anche stato discriminato». 

 

Quando? 

«Negli anni 80, all’inizio dei 90, ho sentito dire da qualche discografico del Nord: “Sta arrivando la comitiva Vesuvio”.  Non è più così, ma l’ignoranza è sempre in agguato. Nella mia vita ho vissuto successi e sconfitte, sono caduto tante volte». 

 

La più dolorosa? 

«Ho consolato mio padre quando nessuno lo voleva più. Era un uomo buono, un guerriero, ma fa male vedere che le persone cambiano marciapiede se ti incontrano. 

E io ero solo un ragazzino». 

 

sal da vinci

Quante vite ha vissuto? 

«Me ne sono passate addosso almeno quattro: da bambino suonavo la batteria, poi il pianoforte; avevo lasciato il teatro, troppo guittume , Roberto De Simone mi ha convinto a ritornarci. Alla fine, di nuovo la musica. Quante volte ho detto: getto la spugna». 

 

Cosa l’ha convinta a non rinunciare? 

«La perseveranza. E la famiglia: “Ma tu si’ pazzo!”, dicevano mia moglie e mio figlio. 

Non è facile resistere quando prendi i pugni in faccia. Ma sono contento di tutto quello che mi è successo. Fa parte di un cammino che mi ha portato fin qui». 

 

Adesso tutti la vogliono. 

«Con il successo le persone ti cercano. Se si brucia qualche lampadina per strada c’è il deserto, rimangono la famiglia e chi ti ama davvero. Sa che faccio appena sveglio?». 

sal da vinci

No. 

«Prego:“Padre mio, grazie”. 

 

Fine delle trasmissioni. Dopo c’è il pubblico. Non devo essere grato a nessun altro, perché ho conquistato tutto da solo». 

 

Un sogno diventato realtà? 

«Ho incontrato Lucio Dalla, merito di Gigi D’Alessio che per una canzone coinvolse il maestro, Gigi Finizio e me». 

Non è finita lì. 

«Lucio amava la mia terra.  Ci siamo incontrati in tv, a dei concerti… fino a quando un giorno mi ritrovai a ritirare un premio per Scugnizzi a Riva del Garda con Claudio Mattone. Lui era lì per la sua Tosca .  A un certo punto mi sentii chiamare: “Ehi, Ehi, girati”. Lo vidi: “Maestro, come stai?”. 

“Che fai sabato?”. “Ho un concerto”. “Ok allora ci vediamo a Capri perché io dedico una serata agli ormeggiatori”. “Maestro non ce la faccio”. “Perfetto, ti mando una barca alle 11”. 

 

sal da vinci stash

Arrivò qualcuno? 

«No, dimenticò di mandare la barca. Dal molo di Mergellina chiamai un amico che mi portò a Capri. Arrivai a ridosso del palco, luci fioche, non c’era nessuno, scesi e caddi in acqua. Su delle tavole di legno c’era il suo pianoforte elettrico e un palloncino rosa. Sopra un filo elettrico erano montate le lampadine che le pescherie mettono su a Natale. Bellissimo, ’na poesia». 

 

Ha mai fatto una pazzia? 

«Mica una». 

 

Tante? 

«In tour con mio padre in Australia. Due mesi lontano da Paola, allora la mia fidanzata. Mi alzavo alle quattro del mattino per chiamarla. Spesi sei milioni di lire in bollette del telefono». 

 

Un’altra? 

«Una Bmw station wagon, blu elettrico, appena la vidi mi lacrimavano gli occhi. Il direttore della concessionaria era un amico, mi inventai di tutto per comprarla». 

 

nunzia de girolamo sal da vinci

Se l’è goduta? 

«Poco: l’ho venduta, dovevo dare da mangiare a mia moglie e mio figlio. 

Non mi ero reso conto che stavo facendo qualcosa più grande di me. Le auto erano la mia malattia, da bambino guardavo i piedi di papà che premevano su freno e acceleratore. Alla prima guida per la patente ero pronto». 

sal da vinci 2sal da vinci

 

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”