SECESSIONE PANE E SALAME - PASTICCI E DELIRI DEGLI INSURREZIONALISTI VENETI: ‘NIENTE ATTENTATI AI TRALICCI TV: NON DANNEGGI IL QUIRINALE MA IL COGLIO¬NE CHE¬ SI GUARDA LA PARTI¬TA E CHE SI INCAZZA COME UNA IENA’ – ‘SE CI VA MALE, CI TROVIAMO A CASA MIA A TAGLIARE UN SALAME’

1. GOLPE DA MONA
Stefano Lorenzetto per ‘Il Giornale'

«Sono impazzi¬ti », mi dice a botta calda il veneziano Ra¬nieri da Mosto, discenden¬te di quell'Alvise da Mo¬sto, esploratore nato sul Canal Grande, che nel Quattrocento scoprì l'arci¬pelago del Capo Verde. Fra corregionali, il sogget¬to resta sottinteso: sono impazziti governo, politi¬ci, magistrati e forze del¬l'ordine della Repubblica italiana che ieri hanno ri-sposto con una retata al plebiscito veneto sull'in¬dipendenza. Però devono essere impazziti - è bene chiarirlo subito - anche quei sostenitori della Sere¬nissima che, anziché ap¬pellarsi al diritto all'auto¬determinazione dei popo¬li sancito dall'Onu nel 1966 e ratificato dall'Italia nel 1977, credono di poter giocare alla guerra con un carro armato assemblato sotto la barchessa.

Il nobile che ospitò nel suo palazzo in campo San Cassian il primo governo di Umberto Bossi non è il solo a pensare, dall'alto dei suoi 90 anni, che lo Sta¬to abbia perso la trebison¬da. Secondo l'Ansa, le in¬dagini che hanno portato all'arresto di 24 persone e alla denuncia di altre 27 «sono cominciate circa tre anni fa». Ora, se davve¬ro il «gruppo riconducibi¬le a diverse sigle di ideolo¬gia secessionista», come sostengono i carabinieri dei Ros, «aveva progettato varie iniziative, anche vio¬lente, finalizzate a solleci¬tare l'indipendenza del Veneto e di altre parti del territorio nazionale», vie¬ne spontaneo domandar¬si: scusate, e avete aspetta¬to dal 2012 a oggi per assi¬curare alla giustizia 51 in-dividui così pericolosi?

Tanta lentezza, riluttan¬za, indugio, ritardo - chia¬matelo come volete - nel¬l'agire, pur sapendo che la sicurezza nazionale era in pericolo, appare del tutto incomprensibile. Anzi, sgomenta.Che cos'avran¬no aspettato i signori ma¬gistrati? Che le brigate ve¬netiste finissero di verni¬ciare il nuovo «tanko», re¬plica di quello sequestra¬to in piazza San Marco il 9 maggio 1997 a Flavio Con¬tin, El Vècio del comman¬do da ieri nuovamente agli arresti per lo stesso re¬ato? «Un carro armato di carta per la loro propagan¬da », come l'ha definito persino Dario Cresto-Di¬na, vicedirettore della Re¬pubblica (quella di carta, appunto), officiando ieri mattina la riunione di re¬dazione in assenza del gran sacerdote Ezio Mau¬ro.

Si possono sparare pro¬iettili di cellulosa? Vabbè che noi veneti passiamo per mona. Ma veramente pensate che questa regio¬ne si preparasse a un'in¬surrezione armata al se¬guito di un escavatore truccato da autoblindo, guidato da un elettricista di 71 anni? Finirà come l'altra volta, quando il «tanko» fu restituito a Contin, dopo un'asta giu¬diziaria in cui una cordata di nostalgici del doge ebbe la me¬glio - sganciando 6.674 euro sull'unghia, si capisce - sulla polizia, che avrebbe voluto esporlo nel proprio museo co¬me corpo di reato.

Desta sospetto che la clamo¬rosa inchiesta sia stata chiusa a soli 12 giorni dalla secessio-ne telematica del Veneto san¬cita dal sito Plebiscito.eu con 2.102.969 sì (89,1% dei votan-ti). Domenica scorsa, intervi¬stando il promotore Gianluca Busato, gli avevo predetto che Roma non gliel'avrebbe fatta passare liscia. Ed ecco, puntuale, la conferma: fra gli arrestati figura anche Franco Rocchetta,principale sosteni¬tore dell'iniziativa referenda¬ria e fondatore di quella Liga veneta che fu la madre di tutte le leghe.

Non conosco gli intimi pre¬cordi di Rocchetta. Lo intervi¬stai 15 anni fa, mentre era im-pegnato a dare nomi veneti a oggetti di uso comune: croto (rospo) al mouse del compu¬ter; sitòn (libellula) all'elicot¬tero; damò (da adesso) al fax. Però mi sentirei di escludere che sia capace di azioni malva¬gie. M'è parso la mitezza fatta persona. Chiunque abbia do¬vuto fare i conti anche solo una volta con la sua straripan¬te loquacità può testimoniare che tutt'al più riuscirebbe a sbaragliare una compagnia di carabinieri solo a forza di parole. Una sera del gennaio 2000, durante una cena priva¬ta, ero seduto davanti a Massi¬mo D'Alema, presidente del Consiglio, che aveva al suo fianco Massimo Cacciari. Squillò il cellulare del sinda¬co di Venezia: era Rocchetta. Il quale assordò l'interlocuto¬re al punto da costringerlo a passargli il premier, cui vole¬va raccomandare la causa del popolo veneto. Dieci minuti buoni di monologo, con D'Alema che si limitava ad as¬sentire.

Passati tre lustri, una setti¬mana fa ho inviato all'ex sotto¬segretario leghista un Sms per chiedergli se sapesse qual¬cosa di Giuseppe Giacobazzi, ultimo ambasciatore della Se-renissima a Londra, che il 23 maggio 1797 ancora inviava dispacci a Venezia ignaro del-la des¬tituzione del doge Ludo¬vico Manin, avvenuta 11 gior¬ni prima a opera di Napoleo¬ne. Rocchetta mi ha steso con una raffica di messaggini: «Leggi gli studi dello scozzese Ronnie Ferguson, professore emerito dell'University of St Andrews».

«Prova a contatta¬re David Laven, presso l'Uni¬versità di Nottingham». «Chiama Alvise Zorzi». «Se an¬cora attivo, interessante J.G.A. Pocock, neozelandese rintracciabile attraverso la John Hopkins University di Baltimora». «Credo possa es¬sere simpatico ricordare co¬me per mezzo secolo, nell'Ot¬tocento, vi sia stato a Venezia un doge (chiamato in tutta Eu¬ropa " el Doxe Rawdon") di ori¬gine britannica, Rawdon Lub¬bock Brown». «Ancora oggi il veneto è conosciuto presso tutti i mercati persiani». Ecco, giudicate voi quanto può esse¬re pericoloso un intellettuale del genere.

Allora, al di là delle respon¬sabilità penali dei singoli che andranno accertate, qual è il senso di questo blitz estempo¬raneo, preso sul serio solo dal Tg1 , che ci ha aperto l'edizio¬ne delle 13, nonostante appe¬na mezz'ora prima il Tg2 lo avesse derubricato a sesta no¬tizia nel sommario?

Lo lascio dire al giornalista Ranieri da Mosto, che nella televisione di Stato ha lavorato per una vi¬ta: «È una risposta al referen¬dum. L'hanno tenuta pronta. Una cosa di riserva. Non vo¬gliono perdere una regione di stupidi che lavorano da matti¬na a sera e versano un fiume di tasse». Nonostante la bre¬ve prospettiva che la vita gli concede, an¬che da Mosto ha vo¬luto dare il suo voto ¬«un sì al Veneto indi¬pendente e sovra¬no » - attraverso il call center di Plebi¬scito. eu. Il governa¬tore Luca Zaia non crede,come molti,all'attendi¬bilità di questa consultazio¬ne? Ne indica una ufficiale del¬la Regione, come ha promes¬so, e facciamola finita una vol¬ta per tutte.

Ma se una democrazia non ascolta la voce di migliaia di persone, e neppure quella di un novantenne, a che serve? Non c'è bisogno di una ruspa camuffata da carro armato per abbatterla, né del tintin¬nio di manette per difenderla. S'è già seppellita da sola.

2. ECCO I RIVOLUZIONARI DA OSTERIA: ‘MAL CHE VADA TAGLIAMO IL SALAME'
Da ‘Il Giornale'

Fosche ombre di traffican¬ti d'armi, una voglia in¬quietante di menare le mani. Ma anche pasticci, ineffi¬cienze, diffidenze reciproche. La rivoluzione in salsa veneta esce con tante facce diverse dal¬la let¬tura delle intercettazioni re¬alizzate dai carabinieri del Ros nel corso di quasi due anni di in¬dagini.

MAL CHE VADA C'É IL SALAME ...
Mario Mainetti cerca di con¬vincere un militante «scogliona¬to ». «È arrivato il momento di combattere, ragazzo, se stiamo qui ad aspettare qui a poco a bre¬ve salta tutto ». «Io mi sono mes¬so da parte qualche risparmio ed ho fatto in modo che se va ma¬le mi tengo il-camper e me ne va¬do in Grecia a mangiare le arin¬ghe (...) Male che vada nella peg¬giore delle ipotesi ci troviamo a casa mia a tagliare su un sala¬me » «Più che di tagliare il sala-me noi abbiamo bisogno di cari¬care i candelotti di dinamite».

LA SPERANZA È IL TANKO
Tiziano Lanza: «Il simbolo dell'indipendenza moderna è sempre il tanko». Luigi Faccia: «Questo mezzo qua ci permette di essere credibili, e ripeto noi non faremo del male a nessu¬no, daremo prova della nostra forza, della superiorità dottrina¬le. Questo tanko combattendo ci dà questa possibilità e ci darà la possibilità di essere veramen¬te credibili e soprattutto avere il controllo del nostro territorio (...) ha la ruspa dunque è in gra¬do di abbattere qualsiasi osta¬colo che si frappone durante la battaglia (...) è combattente per-ché ha quest'arma, perché il tanko è in grado di sopportare eventuali colpi».

NIENTE TRALICCI
Faccia il 6 novembre 2012 si oppone gli attentati ai ripetito¬ri tv: «Non è che danneggi il Quirinale, danneggi il coglio¬ne che¬ si sta guardando la parti¬ta e che si incazza come una ie¬na ».

MA SE CI PROVOCANO...
Faccia: «Non è esclusa nes¬sun tipo di opzione (...) è chia¬ro che noi non vogliamo in nes-sun caso che avvengano fatti cruenti, però se ci deve essere la provocazione o l'inserimen¬to di elementi ostili che tenta¬no di sbarrare la strada a quel¬lO che stiamo facendo è chiaro che dovrà subire le conseguen¬ze (...) dobbiamo essere pronti ad affrontare problematiche che sono centomila volte più grandi di queste, perché dopo sarà inevitabile che si possa sconfinare anche nello scon¬tro, e dunque hai una responsa¬bilità anche della vita e della morte delle persone».

LA REGOLA DEL FUCILE
Lanza: «Verranno a prender¬ci con le teste di cuoio come è successo nel '97 ma questa vol¬ta i mezzi sono molto più gros¬si e sparano davvero. Volete ve¬nire lo stesso? Noi non vi di¬chiariamo guerra ma se voi vo¬lete (...) O sono solo quelli che fanno gli attentati con le cintu¬re che devono essere ascoltati?

Ascolteranno anche i veneti. Ma sono veneti armati? Certo, contro uno stato di merda del genere cosa puoi fare? C'è da stare solo alla regola del fucile (...) Sai come ci divertiremo, fi¬nalmente la mafia anche qua (...) ah tu sei il giudice, quello che ha firmato il pignoramento? Io so dove abiti, tuo figlio si veste sempre di rosso, tua mo¬glie prima di andare via gli fa una bella carezzina sulla testa gialla. (...) e quando semini un terrore del genere e qualcuno lo ammazzi davvero, o perlo¬meno lo segni bene».

A SAN MARCO CON I MITRA
Lanza: «Stiamo costruendo un altro carro armato gigante¬sco (...) che sarà in grado di spa-rare e di distruggere ma non lo fa¬rà però serve come deterrente, non è che la usi la bomba atomi¬ca, ce l'hai... Allora io vado in piazza San Marco, se riusciamo ad andarci con un mezzo così gi¬gantesco, invece di otto saremo in ottocento, ben equipaggiati, con maschere antigas, qualcu¬no con i mitra e tutto e ci sarà gen¬te anche all'estero che convo¬cherà una conferenza stampa».

ABBATTIAMO GARIBALDI
Lanza: «Insomma a serenissi¬mo giudizio, l'idea è che se la merda di Garibaldi se la colpi-sci con una cannonata e dopo la tiri giù! Così da far vedere che il cannone non è quello della stu¬fa (...) è sufficiente che ci sia qualcosa e che sia manovrabile da dentro (...) ma come fai a prendere la mira? Tu leggi la sca¬la graduata, la giri in base a quel¬lo che vedi sullo schermo?»

 

IL CARRO ARMATO DEI SECESSIONISTI VENETI COSTRUITO SU UN TRATTORE IL CARRO ARMATO DEI SECESSIONISTI VENETI COSTRUITO SU UN TRATTORE IL CARRO ARMATO DEI SECESSIONISTI VENETI COSTRUITO SU UN TRATTORE a destra flavio contin FRANCO ROCCHETTA TANKO INDIPENDENDISTIFRANCO ROCCHETTA E IL TANKO IL MEZZO BLINDATO USATO NEL NOVANTASETTE PER ASSALTARE PIAZZA SAN MARCO A VENEZIA

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...