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“NELLA MIA ESPERIENZA DI TRAPIANTI ERA LA PRIMA VOLTA CHE VEDEVO UN TORACE VUOTO” – LA TESTIMONIANZA DI UN’INFERMIERA CHE HA ASSISTITO AL TRAPIANTO DI CUORE A DOMENICO CALIENDO, IL BIMBO DI 2 ANNI MORTO A NAPOLI DOPO CHE GLI È STATO IMPIANTATO UN ORGANO “BRUCIATO” – L’AVVOCATO DELLA FAMIGLIA DEL PICCOLO CONTESTA UNO DEI TRE PERITI SCELTI PER L’INCIDENTE PROBATORIO: “HA GIÀ ESPRESSO UNA INDEBITA MANIFESTAZIONE ANTE-INCARICO SUI FATTI ED È COAUTORE DI UNA PUBBLICAZIONE SCIENTIFICA DI UNO DEI MEDICI INDAGATI” – LA LUNGA CATENA DI ERRORI E LE CONTRADDIZIONI TRA I VARI MEDICI PRESENTI NELLA SALA OPERATORIA DELL’OSPEDALE SAN MAURIZIO DI BOLZANO, DOVE È AVVENUTO L’ESPIANTO, E LE ACCUSE AL CHIRURGO DAVIDE OPPIDO...

1 - «SU DOMENICO NON È IMPARZIALE» LA FAMIGLIA CONTESTA UNO DEI TRE PERITI

Estratto dell’articolo di D.Sau. per il “Corriere della Sera”

ANTONIO CALIENDO CON LA MOGLIE PATRIZIA E IL FIGLIO DOMENICO

 

Uno dei tre professori universitari che dovranno eseguire l’autopsia «ha già espresso una indebita manifestazione ante-incarico sui fatti in oggetto l’accertamento e, inoltre, è coautore di una pubblicazione scientifica di uno dei medici indagati».

 

Con questa motivazione ieri l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un intervento di trapianto di cuore avvenuto il 23 dicembre, ha annunciato che presenterà istanza di ricusazione di Mauro Rinaldi: il medico figura nel collegio dei periti scelti dal Gip di Napoli, Mariano Sorrentino, per l’incidente probatorio.

 

DOMENICO - IL BAMBINO DI DUE ANNI A CUI E' STATO TRAPIANTATO UN CUORE BRUCIATO

Ordinario di Cardiochirurgia all’università di Torino e direttore del Centro trapianti cuore e polmoni dell’ospedale Molinette, Rinaldi è stato individuato come cardiochirurgo esperto per seguire tutte le fasi degli accertamenti che saranno eseguiti durante l’autopsia e nelle successive analisi di laboratorio che si concentreranno in particolare sul cuore trapiantato a Domenico nonostante si fosse danneggiato durante il trasporto da Bolzano a Napoli a per l’utilizzo di ghiaccio secco.

 

Nel mirino del legale, sono finite una pubblicazione con la Marisa De Feo, che figura tra i sette indagati, ma soprattutto un’intervista rilasciata lo scorso 13 febbraio. «Non c’era altra scelta — aveva detto all’Ansa il professor Rinaldi —: trapiantare al bambino di due anni il cuore resosi disponibile, ma gravemente danneggiato, era l’unica strada possibile perché altrimenti non sarebbe uscito vivo dalla sala operatoria. Da quello che sappiamo al momento, credo di poter dire che non c’era altra scelta e i chirurghi non potevano fare altrimenti».

BOX IN CUI E' STATO TRASPORTATO IL CUORE INNESTATO AL PICCOLO DOMENICO

 

«In virtù di ciò — ha sottolineato l’avvocato Petruzzi — riteniamo sussistere un difetto delle garanzie di imparzialità, necessario all’espletamento dell’incarico peritale». La valutazione dell’istanza avverrà martedì mattina, quando il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli convocherà gli esperti per conferire l’incarico. In caso di accoglimento dell’istanza, l’autopsia slitterebbe ulteriormente di qualche giorno, con il conseguente rinvio dei funerali del piccolo che sarebbero previsti per mercoledì.

 

[…] «Nella mia esperienza di trapianti era la prima volta che vedevo un torace vuoto» ha detto una delle infermiere sentite, un’accusa indiretta al chirurgo Guido Oppido che avrebbe eseguito l’espianto prima dell’arrivo del nuovo cuore. Il tutto, in un reparto in cui «negli ultimi anni sono andati via circa una cinquantina di persone a causa del clima di conflittualità ingenerato dal carattere del dottor Oppido».

 

2 - IL CONTENITORE E IL GHIACCIO LA VERSIONE DELLA CHIRURGA CHE HA ESPIANTATO IL CUORE

Estratto dell’articolo di Dario Sautto per il “Corriere della Sera”

 

COME SI TRASPORTA UN CUORE PER UN TRAPIANTO

Da un lato la sottolineatura di sbavature e l’intervento «in aiuto», dall’altro una versione quasi completamente opposta. Sulle contraddizioni tra i vari medici presenti nella sala operatoria dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, la Procura di Napoli sta ricostruendo quanto accaduto nella prima fase del drammatico trapianto del 23 dicembre, che è costato la vita al piccolo Domenico Caliendo. […]

 

 Contraddizioni evidenti, se si mettono a confronto la versione fornita dalla chirurga napoletana Gabriella Farina nella sua relazione in sede di audit interno e quelle dei membri delle équipe di Innsbruck e soprattutto di Bolzano.

 

Gabriella Farina, indagata e assistita dagli avvocati Anna Maria Ziccardi e Dario Gagliano, nella sua relazione ha spiegato che alle 11.30, a Bolzano, «a cuore fermo ho proceduto alla cardiectomia e, da quel momento, il tempo che passava è diventato importante, richiedendo l’attenzione di tutti al fine di ridurre i tempi di ischemia dell’organo».

 

Dopo aver riposto il cuore del donatore nei vari sacchetti sterili con cardioplegia fredda e in un secchiello, Farina avrebbe chiesto «al personale di sala di aprire il contenitore termico, in cui ho posizionato il secchiello e chiedevo di integrare il ghiaccio mancante fino alla copertura completa del contenitore con il cuore espiantato».

 

Solo a Napoli, alle 14.30 «all’apertura del contenitore termico, mi accorgevo che il secchiello era difficile da estrarre perché inglobato in un blocco di ghiaccio. A questo punto ho realizzato che non era ghiaccio normale». I legali della chirurga in una nota hanno affermato: «Non è giusto dare l’immagine di un’équipe sprovveduta».

 

trapianto di cuore

Dal canto loro i chirurghi austriaci hanno evidenziato che avevano ghiaccio: «Sterile aggiuntivo per il raffreddamento e non sterile triturato per il confezionamento», ha specificato un medico. «Ma non ci è stato mai chiesto. Me lo ricordo, perché la comunicazione era limitata dalla barriera linguistica». A parte problemi sulla perfusione e l’invito ad ampliare l’incisione di scarico, ritenuta dal team di Innsbruck «non eseguita correttamente», un altro collega ha parlato del ghiaccio: «Non ci è stato chiesto, lo avremmo avuto».

 

guido oppido 4

Tra i dubbi degli investigatori c’è quello che il cuore possa essere stato danneggiato già in fase di espianto con un taglio sul ventricolo, non riscontrato in sala operatoria. Gli austriaci non avrebbero fornito sacchetti, anche se dall’audit di Bolzano emergerebbe anche questo dato, insieme alla fornitura di un secchiello in plastica, non sterile, nel quale sarebbe stato adagiato il cuoricino del donatore.

 

Sul nodo del ghiaccio secco, tutto ruota attorno alle dichiarazioni del personale altoatesino, che sostiene di aver avuto l’ok da Farina prima di versare quel refrigerante non adatto, che poi ha causato l’inutilizzabilità del cuore. A Bolzano, una operatrice ha ricordato di aver visto del «fumo» salire dal ghiaccio. […]

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