ARRIVA LA TAGLIOLA DI RENZIE ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - TUTTI TEMONO IL TAGLIA STIPENDI PUBBLICI, CHE TRAVOLGERA' IL RAGIONIERE DELLO STATO FRANCO (-65MILA €), BEFERA DE FISCO , PITRUZZELLA DELL'ANTITRUST E TANTI ALTRI – QUANTO DURA MATTEO?

Paolo Baroni per ‘La Stampa'

I nuovi arrivati sanno già che staranno a stecchetto, tant'è che il nuovo segretario generale di palazzo Chigi, Mauro Bonaretti, nominato da Renzi nemmeno venti giorni fa, non sa ancora di preciso quanto guadagnerà. E la voce «compensi connessi all'assunzione della carica» sul sito del governo risulta «in aggiornamento». Al Tesoro, invece, il nuovo capo di gabinetto di Padoan, Roberto Garofoli, ha subito rinunciato a qualsiasi indennità: si fa bastare lo stipendio di magistrato del Consiglio di Stato, mentre a palazzo Chigi in qualità di segretario generale beneficiava di una «aggiunta» di 47mila euro. In bianco, come in tanti altri dicasteri, per ora anche i compensi del vice capo gabinetto Alessandro Tonetti, dei tre capi del legislativo (Simi, Sica e Quadri) e del nuovo capo della segreteria tecnica, Fabrizio Pagani.

Tutti gli altri, i «vecchi», aspettano il taglia-stipendi renziano e fanno due conti partendo dal fatto che il premier ha deciso che nessun dirigente pubblico potrà guadagnare più del presidente della Repubblica, ovvero 238 mila euro. Mentre il tetto precedente, legato allo stipendio del primo presidente di Cassazione, arrivava a quota 302 mila.
Secondo il Servizio politiche territoriali Uil almeno un dirigente su 10 tra quelli di prima fascia, una cinquantina di persone in tutto su 530, subirà un taglio. Che in molti casi sarà pesante. Tutti gli altri, però, dovranno fare ugualmente un qualche sacrificio visto che il governo vuole intervenire su tutti i compensi che superano i 70 mila euro, unico sistema per far davvero cassa.

A pagare dazio saranno soprattutto una dozzina di direttori e segretari generali di ministero e i vertici delle authority che da un giorno all'altro potrebbero perdere anche un quinto di stipendio. Come capiterà ad esempio al Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco, il cui ultimo stipendio arrivava a 303.353 euro contro i 562mila del suo predecessore. Il che significa dover rinunciare ad altri 65mila euro. Lo stesso vale per il direttore generale delle Entrate, Attilio Befera, il dg dell'Inps Mauro Nori, il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella e quello dell'Agcom Marcello Cardani tutti a quota 302.900, per proseguire poi col capo della Polizia Alessandro Pansa (301.344), il segretario generale della Farnesina Michele Valensise, che come il capo di gabinetto del Viminale, Luciana Lamorgese, ha uno stipendio di 301.320 euro.

A palazzo Chigi su 32 dirigenti «apicali», stando alle tabelle pubblicate in ossequio alle norme sulla trasparenza, solo il Capo della Protezione civile Franco Gabrielli, sfora il nuovo tetto con uno stipendio di 296 mila euro. Tutti gli altri oscillano tra 200 e 218 mila, a parte il vice segretario generale uscente Luigi Ferrara che arriva a 236 mila euro e scampa la tagliola. A rischio cumulo poi ci sono i dirigenti in distacco di cui non si conoscono gli stipendi dell'amministrazione di appartenenza: gli ultimi dati ufficiali parlano di 45-48mila euro che guadagnavano in più magistrati come Antonio Attanasio, Umberto De Augustinibus e Carlo Deodato, dei 91 mila euro di Vincenzo Grassi (in distacco dalla Farnesina) sino ai 126 mila aggiuntivi assegnati a Aldo Mancuri dirigente dello Sviluppo economico. Difficile immaginare che tutti loro non sforino quota-238mila.

Al Tesoro, oltre a Franco, dovranno «tirare la cinghia» anche il Direttore generale Vincenzo La Via (293 mila euro di stipendio annuo), mentre il dg delle Finanze Fabrizio Pecorella (279.148) e il capo del dipartimento Amministrazione generale Giuseppina Baffi (279.780) perderanno «solo» 40mila euro. Le statistiche più recenti segnalavano stipendi particolarmente alti al ministero dell'Agricoltura ed il controllo diretto sui dati disponibili nel sito politicheagricole.it lo conferma: su 12 dirigenti di prima fascia ben 6 sforano. Si tratta di Gianluca Maria Esposito, capo dipartimento Politiche competitive e qualità (274.647), Giuseppe Blasi , capo dipartimento Politiche europee (274.679), Francesco Ruffo Scaletta (presidente agenzia sviluppo ippico, 251.679), Giuseppe Cacopardi (capo dipartimento Sviluppo rurale, 248.551), oltre a Mario Catania (in aspettativa in quanto eletto in Parlamento, 242.624 euro) e Giuseppe Serino, che sino all'anno passato guadagnava ben 293.364 euro l'anno.

Poi è finito indagato nell'ambito di inchiesta su mazzette e mozzarelle ed è andato in pensione. Tra i fuori quota, quando ministro era Nunzia di Girolamo, anche il capo di gabinetto del dicastero, Michele Corradino (293.370).
Anche alla Salute non scherzano: il capo dipartimento Sanità pubblica Romano Marabelli, in base ai ruoli 2013, risulta il più pagato con 277.448 euro. Dietro di lui il capo programmazione sanitaria Filippo Palumbo (244.451 euro) e il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Fabrizio Oleari (242.911).

Al ministero di Grazia e giustizia sono in 4 i «fuori quota»: il capo dipartimento Giustizia minorile Caterina Chimici e il capo dipartimento Affari di giustizia Simonetta Matone, entrambe con un reddito di 248.450 euro, il vice capo dipartimento Affari di giustizia Anna Maria Palma (245.270) e soprattutto il direttore del Dap, Giovanni Tamburino, che svetta su tutti con 301.320 euro. Anche per lui via 60 mila euro. Alla Farnesina oltre a Valensise nella lista dei tagli, in base alle tabelle ministeriali, finiscono il capo di gabinetto ed il vicesegretario generale di turno (entrambi a 273.171 euro) ed il direttore generale (262.905).

Al ministero dello Sviluppo un solo dirigente risulta fuori quota: si tratta di Sabina de Luca, capo dipartimento coesione, soprannominata anche «la signora dei fondi europei» che con i suoi 262.400 euro stacca decine e decine di altri colleghi.
Se il tetto si applicasse anche agli organi costituzionali i tagli sarebbero molto più pesanti. Posto che il presidente della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri guadagna 545.286 euro l'anno , che il segretario generale della camera Ugo Zampetti arriva a 478mila e che i suoi vice, Aurelio Speziale e Guido Letta percepiscono a loro volta 358.642 euro l'anno. Ma questa è un'altra storia: questo è terreno minato. Anche per Renzi.
Twitter @paoloxbaroni

 

 

RENZI E PADOAN MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN Roberto Garofoli DANIELE FRANCO ATTILIO BEFERA AGENZIA DELLE ENTRATE MICHELE VALENSISE

Ultimi Dagoreport

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...