BERSANOV NON HA IMPARATO LA LEZIONE E ATTACCA ANCORA RENZI: “LUI LEADER? COSÌ SI ISCRIVE BRIATORE”

Maria Teresa Meli per il "Corriere della Sera"
Non va per il sottile, Pier Luigi Bersani. In piedi, nel Transatlantico di Montecitorio, l'ex leader del Pd non usa accorgimenti diplomatici: «Che cosa vuole fare Renzi? Il premier? Quello lo abbiamo già ed è Enrico Letta. Allora vuole fare il segretario? E che cosa pensa di fare: di iscrivere Briatore e gente così?».

Bersani ha il dente avvelenato contro Renzi. Lui non ne fa una questione personale, almeno così dice, però è fermamente determinato a contrastare i piani del sindaco. È per questo che ha riunito tutti gli ex Ds (ma le defezioni sono state molte): «Io sono contrario al partito del leader e a chi vuole fare un partito personale. Le forze di questo tipo stanno declinando, basti pensare al Pdl di Berlusconi o al Movimento 5 Stelle di Grillo, e dovremmo essere noi del Pd a fare un partito del genere?».

Che cosa vuole, quindi, l'ex segretario? Intende ancora giocare un ruolo di primo piano nel Partito democratico? «Io non voglio niente per me, io voglio essere solo il federatore di quelli che sono contro il progetto di un partito personalistico. Io sono un emiliano: per me il partito è una cooperativa, non una spa».

Dunque, Bersani punta a sbarrare il passo al sindaco rottamatore. Il suo piano è questo ed è scritto nero su bianco sul documento stilato dai suoi sostenitori: i segretari locali del Pd verranno scelti prima del leader nazionale e solo dagli iscritti, non più dagli elettori, mentre il partito si trasformerà in un partito federato.

Tradotto dal politichese all'italiano: Renzi si troverebbe ingabbiato, con un apparato già preconfezionato dalla precedente gestione e quindi fedele alla vecchia maggioranza interna e un gruppo parlamentare che ricalca equilibri interni del passato. Un modo per dissuadere il sindaco dall'idea di scendere in campo. «Hanno paura e vogliono fregarmi», ha spiegato Renzi ai suoi.

Però sulla strada imboccata, il Bersani federatore «anti-renziano» sta trovando più di un ostacolo e il suo schieramento rischia di sfaldarsi. Tanto per cominciare, il documento non è firmato perché quelli che lo avrebbero sottoscritto non erano tantissimi e mediaticamente sarebbe stato un boomerang. E poi nella vecchia maggioranza si stanno aprendo nuove crepe. Dario Franceschini, per esempio, sta cominciando a prendere le distanze.

Il ministro per i rapporti con il Parlamento, che ieri ha riunito i suoi, è stato chiaro: «Ci vuole un leader nuovo e ci vuole una politica nuova». Insomma, ha aperto a Renzi.
I franceschiniani non hanno partecipato alla riunione di Bersani. Il perché lo ha spiegato in modo più che tagliente Gianclaudio Bressa: «Quella è un'assemblea di comunisti».

E in effetti erano invitati solo gli ex Ds. Però nemmeno tra di loro l'iniziativa è andata alla grande. Quaranta parlamentari bersaniani hanno sottoscritto una lettera per criticare le pratiche correntizie del loro ex leader e per prendere le distanze da lui.

Alcuni di loro sperano in Nicola Zingaretti, altri, come Alessandra Moretti, stanno veleggiando verso i lidi renziani. Dalemiani e «giovani turchi» hanno mandato una mini-delegazione alla riunione, giusto per non rompere i rapporti con l'ex segretario.

Ma ciò che pensa di Bersani, Massimo D'Alema non è un mistero per nessuno. E anche Matteo Orfini (che non è andato alla riunione) non ha troppi peli sulla lingua quando parla dell'iniziativa dell'ex leader e dei suoi sostenitori: «Mi sembrano come quelli che stavano sul Titanic, ma non prima dello scontro con l'iceberg, dopo...».

Bersani però non demorde. Tanto che c'è chi pensa che l'ultima mossa potrebbe essere quella di rinviare il congresso. Del resto Guglielmo Epifani una data ancora non l'ha detta. Nemmeno nell'ultima segreteria, quando c'era chi gliela sollecitava...

 

 

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