CASTELLI DI CARTA - I PARLAMENTARI SPENDONO OGNI ANNO 7,8 MILIONI IN CARTA. TUTTI ALLA FORTUNATA TIPOGRAFIA COLOMBO. CHE IN PIU’ INTASCA ALTRI 1,2 MILIONI PER GLI IMMOBILI

Emanuele Bellano per "Corriere.it"

Ottantottomila seicento euro: tanto ha speso nel 2013 la Camera dei Deputati per acquistare giornali e riviste per il collegio dei questori. Si tratta di un esercito di lettori, si potrebbe pensare. In realtà no, il collegio è composto da tre persone: Stefano Dambruoso di Scelta Civica, Paolo Fontanelli del Partito Democratico e Gregorio Fontana di Forza Italia. Sono 29.500 euro a testa ogni anno, ovvero 82 euro al giorno, solo in quotidiani e periodici.

La cifra, nero su bianco, i tre questori l'avranno vista di sicuro dato che sono proprio loro a elaborare il bilancio della Camera e a controllare che alla fine non ci siano spese folli. Non stupisce quindi che non abbiano notato nemmeno quanto spende la Camera ogni anno per le letture dei loro colleghi parlamentari. A carico dei contribuenti ci sono infatti anche i quotidiani e le riviste che finiscono tutti i giorni sulle scrivanie degli altri deputati: in totale 165 mila euro. Forse la produttività del Parlamento è così scarsa perché gli onorevoli passano tutta la giornata a leggere giornali?

Questa spesa tuttavia è poca cosa rispetto a quanto la Camera spende ogni anno per la carta. Sommando tutte le voci di bilancio la cifra nel 2013 arriva a 6 milioni di euro; dentro ci sono 388 mila euro per i vari tipi di carta e per materiali di cancelleria, e 30mila euro solo per consulenze su come stampare o rilegare i documenti. La voce più grande però è la spesa per la stampa degli atti parlamentari.

Ogni anno mettere a disposizione dei deputati copie cartacee di leggi, decreti ed emendamenti ci costa oltre 5 milioni di euro. Eppure, per facilitare l'uso di documenti in formato digitale e ridurre le copie cartacee, il parlamento ha messo a disposizione di senatori e deputati un fondo per l'acquisto di tablet, computer e altre attrezzature informatiche: 2.500 euro a legislatura per ogni deputato, 4.000 euro per i senatori, in totale 2,7 milioni di euro.

I parlamentari però non devono ancora avere grande dimestichezza tecnologica. Per Stefano Fassina del Partito Democratico, non si può lavorare senza carta e penna. "Non sono sicuro che siano completamente sostituibili perché a volte è necessario scrivere sui documenti. Io quando studio un provvedimento di legge prendo appunti, scrivo, metto in mezzo gli emendamenti. Non è proprio la stessa cosa". In effetti, scrivere un appunto o un emendamento su un tablet è cosa diversa...bisognerebbe saperlo usare.

Se Montecitorio spende, qualcuno ovviamente incassa. La stampa degli atti parlamentari è affidata dalla Camera dei Deputati agli Stabilimenti Tipografici Carlo Colombo. Nel 2013 la Tipografia Colombo per questo servizio ha ricevuto 5 milioni 139 mila euro a cui si sono sommati altri 2 milioni 700 mila euro per il servizio di digitalizzazione degli stessi documenti. In totale la tipografia Colombo riceve ogni anno dalla Camera 7 milioni 800 mila euro. Ma come è stata scelta la società?

"Abbiamo fatto una domanda scritta per capire come è stato assegnato l'appalto - ha detto Riccardo Fraccaro del Movimento 5 Stelle. Non ci hanno ancora risposto. Le posso dire che finora a queste domande relative ad altri ambiti ci hanno sempre detto che la gara è stata assegnata direttamente. Diciamo che al 90 per cento l'appalto è stato dato ad assegnazione diretta". La Camera invece ci informa che la Tipografia Colombo per questo appalto ha vinto una gara europea.

I rapporti tra la Tipografia Colombo e la Camera dei Deputati non si limitano alla stampa dei documenti. Tra gli immobili presi in affitto dalla Camera c'è l'edificio di via Uffici del Vicario dal numero 9 al numero 15 e un ufficio in via Campo Marzio al numero 69. Il primo è di proprietà della Cosarl Srl, il secondo della Immobiliare Centro Storico Srl. Entrambe le società appartengono alla famiglia Colombo che così ogni anno riceve dalla Camera altri 1,2 milioni di euro.

Un legame che dura da più di vent'anni. Sul primo contratto di locazione risalente al 1987 viene puntualizzato: "la Cosarl ha ottenuto dal Comune di Roma l'autorizzazione per lavori di consolidamento, modifiche interne e manutenzione straordinaria" dell'edificio in via Uffici del Vicario. Chi ha pagato la mega ristrutturazione? Il gruppo Colombo proprietario dell'edificio? Ovviamente no, l'affittuario: la Camera dei Deputati.

 

 

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