“DALEMONI” FOR EVER! IL NANO SPARIGLIA IN CASA PD: D’ALEMA AL COLLE

Carmelo Lopapa per "la Repubblica"

È il colpo di coda per uscire dall'angolo. Per scuotere la palude nella quale si ritrova a quaranta giorni dal voto e alla vigilia dell'elezione per il Colle. Silvio Berlusconi è deciso a sostenere e sponsorizzare la candidatura di Massimo D'Alema per la successione di Giorgio Napolitano. Lo farà nell'incontro col segretario Pd Bersani che con molta probabilità si terrà la prossima settimana.

«Se faccio quel nome getto il Partito democratico nello scompiglio, da Massimo mi sento più garantito che non da Prodi o da altri nomi che vorrebbero imporci» è la strategia da "Piano B" che il capo Pdl ha illustrato ad Arcore solo alla cerchia più ristretta. L'ipotesi "A", portare un uomo del centrodestra al colle più alto, non è mai decollata, sprovvista di numeri a sufficienza.

E allora c'è l'incubo Romano Prodi da cacciare, come pure quello di candidati non politici che i grillini potrebbero alla fine sponsorizzare, da Stefano Rodotà a Gustavo Zagrebelsky. Il ragionamento che Berlusconi propone in queste ore ai suoi ruota perciò, ancora una volta, attorno ai suoi conti irrisolti con la giustizia, la sentenza Ruby forse a settembre, quella definitiva Mediaset tra meno di un anno. È da una figura come quella di D'Alema, va ripetendo, che si sentirebbe «più garantito: di certo non è un giustizialista come tanti altri».

Destinata a slittare l'udienza fissata per il 18 aprile in cui la sesta sezione della Cassazione avrebbe dovuto decidere se trasferire da Milano a Brescia i processi Mediaset e Ruby: quel giorno infatti sia l'ex premier sia i suoi legali parlamentari Ghedini e Longo saranno impegnati nella sedute a camere riunite per l'elezione del capo dello Stato.

Boccate d'ossigeno, giorni in più, in ogni caso il cielo su Arcore si fa plumbeo. Berlusconi non si dà per vinto: «Ormai è chiaro che si tornerà a votare presto, se non strappiamo giugno sarà ottobre, e l'elezione di D'Alema ci consente di piazzare comunque al Colle un politico ostile a Renzi, che sarà con molta probabilità il mio avversario ». Il sindaco di Firenze, insomma, nella visione del Cavaliere non avrebbe vita facile anche in caso di vittoria.

Le diplomazie di Pdl e Pd sono già al lavoro per il faccia a faccia. Anche se fonti ufficiali e lo stesso portavoce Paolo Bonaiuti smentiscono che qualcosa si muova: «Il Pd ha portato tutto nella palude». Una tela tuttavia sembra tuttavia che Errani e Letta, da un parte, Alfano e Verdini, dall'altra, la stiano tessendo. Anzi, quel che risulta al fronte democratico è che a un incontro ufficiale il Cavaliere gradirebbe affiancarne uno, per dire così, più coperto e perciò proficuo per un'intesa.

A quel tavolo Berlusconi intende presentarsi con una terna di nomi, della quale l'ex presidente della Bicamerale sarebbe il «capolista». A seguire, figurano quelli di Giuliano Amato e di Franco Marini. Con l'ex premier di cultura socialista, il leader Pdl ha sempre intrattenuto ottimi rapporti, così anche con l'ex presidente del Senato Pd. Figure che comunque rispondono all'identikit del «male minore».

In ogni caso, per dirla con una fedelissima come Michaela Biancofiore, «Berlusconi non si farà mettere nell'angolo» in questa partita. Il resto è schermaglia. Come l'idea Emma Bonino lanciata nel frattempo da Mara Carfagna, portavoce del gruppo, subito stroncata con stizza dal capogruppo Brunetta: «Opinione personale». Sebbene nelle chiacchiere da buvette a Palazzo Madama, in questi giorni, anche Augusto Minzolini non escludeva la carta Bonino da contrapporre a Prodi.

L'ex presidente della Commissione europea in realtà è una pedina che il Partito democratico intende muovere solo in un'ottica d'intesa con il Movimento cinque stelle. I rapporti personali, il pranzo mai smentito tra Prodi e Grillo di qualche tempo fa, dovrebbero andare in quella direzione, ma nulla è scontato.

Nell'incontro in programma oggi con il premier Monti a Palazzo Chigi, Pierluigi Bersani affronterà il nodo Quirinale, per definire anche con Scelta civica una strategia condivisa. Berlusconi avverte l'accerchiamento. Ecco perché ha già pianificato la nuova prova di forza, la manifestazione di piazza, stavolta a Bari, di sabato 13 aprile. Alla quale farà seguire quella del 27 a Brescia. E un'altra ancora, in via di organizzazione due settimane dopo, a Catania o Palermo. Ritmo da campagna elettorale, non a caso: per il Cavaliere è già cominciata.

 

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