SOCIALDEMO-CRAXIA– DAVANTI A NAPOLITANO STEFANIA ESALTA IL PADRE BETTINO E ATTACCA I GIUDICI: SAREBBE STATO IL MITTERAND ITALIANO SE NON SI FOSSE PRESENTATA LA PROCURA DI MILANO

Paola Zanca per "Il Fatto Quotidiano"

L'invito è arrivato alla fine del primo settennato. "Presidente, vorrà essere nostro ospite per il trentennale del governo Craxi?". Dal Colle rinviarono la risposta, facendo presente che quel giorno, il 25 settembre 2013, al massimo avrebbe potuto rendere omaggio al leader socialista solo un senatore a vita.

Invece, ieri, seduto sulla poltrona in velluto color ocra, Giorgio Napolitano ha "sanato i dolori" della famiglia di Bettino e di un pezzo di storia d'Italia da Capo dello Stato in carica. Proprio così, "sanato i dolori". Usa queste parole, Stefania Craxi per descrivere la "riconoscenza" che prova nei confronti di Napolitano. Perché è qui "in questa sala" del Senato (la Zuccari, a palazzo Giustiniani) "non già come autorevole protagonista e testimone delle vicende di quei tempi (era capogruppo del Pci all'epoca del governo Craxi, ndr) ma come massima istituzione della Repubblica italiana".

Seduta accanto al Presidente, c'è mezza classe politica travolta da Tangentopoli, da Arnaldo Forlani a Gianni De Michelis. E dal palco, Stefania, la pasionaria figlia del leader fuggito ad Hammamet, non lesina attacchi e insulti a quei giudici che hanno spezzato la carriera del "riformista", "vincitore ideologico" del "becero sovietismo del Pci". Suo padre poteva essere "il Mitterrand italiano" se "all'appuntamento dell'unità socialista" anziché "gli ex comunisti" non si fosse presentata "la Procura di Milano". Suo padre è finito "distrutto" dal "volume di fuoco del partito comunista": non per via politica, ma "attraverso la strada obliqua della magistratura".

Napolitano è lì a un passo. Ascolta senza mostrare cenni di disappunto, a meno di non voler azzardare interpretazioni sul ripetuto toccarsi l'angolo esterno dell'occhio sinistro. La Craxi parla per una ventina di minuti. Si scaglia contro "l'opera di rimozione della memoria, di cancellazione di ogni calendario, di annullamento d'ogni sua esperienza come la cancellazione di una peste, di un dramma che si vuole allontanare dalle proprie coscienze".

Attacca il professor Stefano Rodotà (lei lo chiama "signor"), "candidato in pectore dei conservatori un tanto al chilo", che ha osato definire in tv "orribile" la politica economica del governo del ‘83. Sostiene che non c'è uno dei "centinaia di centri culturali e politici" del territorio nazionale che gli abbia voluto dedicare un convegno.

Dirà più tardi Emanuele Macaluso che quello che ha appena ascoltato è un discorso "agitatorio", "non mi è piaciuto", "poteva essere vero un tempo, ma ormai sono anni che ricordano Craxi con libri e convegni". Il giornalista è uno dei più fidati consiglieri del capo dello Stato. Eppure, almeno osservando il linguaggio del corpo, i due non sembrano condividere il giudizio sul discorso della figlia del leader del Psi. Napolitano se ne va come da programma, un'ora dopo il suo arrivo. Non rilascia dichiarazioni, non risponde alle domande. Piuttosto applaude il comizio della Craxi, bacia lei e la moglie Anna, e prima di lasciare la sala Zuccari porta con sé le tre fotografie degli anni Ottanta che gli hanno dato in dono: sono lui e Bettino, prima della bufera.

Pare che il cerimoniale del Colle non abbia chiesto in lettura preventiva il testo del discorso della Craxi al convegno, chiuso soltanto martedì sera. D'altronde, Stefania è stata ricevuta al Colle soltanto dieci giorni fa e le parole di ieri non si discostano dalla usuale ricostruzione analitica che la ex parlamentare Pdl dispensa in ogni occasione.

Anche senza leggerlo, cosa avrebbe detto la Craxi, Napolitano poteva di certo immaginarlo. "Lei suo padre ce l'ha nel sangue - ricorda Lamberto Dini - La magistratura va riformata, è politicizzata, scrive la storia: lo vede anche adesso? Io sono contro l'accanimento.

Non si poteva ascoltare Luciano Violante e dare un po' di respiro a questo governo?". Il Presidente nel frattempo se n'è andato. Pausa pranzo. Poi, spazio alle testimonianze. Gran cerimoniere Bruno Vespa. Tra gli illustri ricordi, c'è quello di Fedele Confalonieri. Prima di sedersi al tavolo, domanda a Vespa di cosa si occupa precisamente il convegno. "Del governo dell'83". "Dunque, fammi pensare - Confalonieri alza gli occhi al cielo - Noi all'epoca compravamo... ah, trent'anni fa... noi accendevamo i ripetitori".

 

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