I SALTI DI GRILLI - L'EX MINISTRO DEL GOVERNO MONTI, SALITO ALLA RIBALTA PER I DISCUSSI RAPPORTI CON L'EX NUMERO UNO DI BPM PONZELLINI E PER LE ACCUSE DI FAVORI PER LA EX MOGLIE, ADESSO SI RICICLA NELLA BANCA AMERICANA JP MORGAN

Camilla Conti per il "Fatto quotidiano"

A volte ritornano? No, sempre. E nel caso dei civil servant, spesso ricompaiono su poltrone di banche d'affari internazionali o assoldati come advisor - consulenti - delle grandi firme della finanza. Vittorio Grilli non fa eccezione, anzi. È la conferma della prassi consolidata delle porte girevoli fra banche e politica. Esci da una, quella di via XX Settembre a Roma, e ne varchi (quasi) subito un'altra: quella del colosso americano Jp Morgan a Londra. L'ex ministro del Tesoro del governo Monti, è infatti entrato in JP Morgan come responsabile del Corporate and Investment Banking per Europa, Medio Oriente, Africa.

In dote Grilli porta un lungo curriculum: bocconiano, ha conseguito un master e un PhD alla Rochester di New York. È stato anche assistente a Yale e al Birkbeck College di Londra. Al Tesoro è entrato nel 1994, fino al 2000 è stato a capo della direzione per le privatizzazioni. Poi, dopo una breve parentesi in Credit Suisse, è tornato alle Finanze come direttore generale e infine nel 2012 è diventato ministro chiamato da Mario Monti.

La sua esperienza in temi economici e mercati finanziari darà un "beneficio impagabile ai nostri clienti e alla società", scrivono in una nota gli americani di Jp Morgan. La banca incaricato l'ex ministro di seguire, dal suo nuovo ufficio nella City, i clienti della banca sui temi macroeconomici, gli sviluppi del mercato globale e la politica europea.

La nomina annunciata ieri non è una sorpresa: il corteggiamento va avanti da anni. Il 14 novembre del 2011, il giorno prima del varo del governo Monti, lo stesso Grilli aveva definite "voci infondate e dannose" le ipotesi circolate su un suo passaggio a Jp Morgan. Nell'estate di quell'anno si era parlato di lui come di un possibile successore di Mario Draghi alla guida di Banca d'Italia.

Il suo sponsor era Giulio Tremonti ma Grilli aveva chiesto una mano anche a Massimo Ponzellini, al tempo presidente della Banca Popolare di Milano, poi finito al centro di un'inchiesta per finanziamenti facili a un giro di "amici". Diplomazie e relazioni che servono a poco, alla fine la spunta Ignazio Visco. Poco male, visto che Monti lo chiama al suo fianco come viceministro dell'Economia lasciandogli la poltrona più alta qualche mese dopo. Grilli rimane al Tesoro fino al termine del mandato dell'Esecutivo, il 28 aprile 2013.

Oggi ha finalmente terminato il "purgatorio" durato un anno per rispettare la legge Frattini in base alla quale un ministro deve aspettare dodici mesi dalla cessazione del mandato prima di ricoprire cariche o esercitare compiti di gestione in società "che operino prevalentemente in settori connessi con la carica ricoperta" in precedenza. Ma lo stop è servito anche per lasciar decantare alcune vicende imbarazzanti.

Grilli ha dovuto smentire con una lettera al Sole 24 Ore di aver esercitato pressioni per far ottenere consulenze in Fin-meccanica (partecipata dal Tesoro) all'ex moglie, l'americana Lisa Lowenstein. É stato al centro di una polemica per l'acquisto nel 2004 di un appartamento ai Parioli finanziato dal Monte dei Paschi con un mutuo superiore all'importo del valore della casa. Lo stesso Monte rimasto travolto dall'inchiesta sull'acquisto di Antonveneta, deciso negli anni in cui Grilli era direttore generale del Tesoro cui spetta la vigilanza sulle Fondazioni come quella senese che si era fortemente indebitata per finanziare l'operazione.

Fra i faldoni dell'inchiesta della procura senese c'è anche un suo interrogatorio del settembre 2012. Ai pm Grilli spiega che l'autorizzazione alla partecipazione all'aumento di capitale dal punto di vista del ministero rafforzava sia la banca sia l'investimento della Fondazione. Perché "la preoccupazione del Tesoro era anche quella di salvaguardare il sistema finanziario italiano". Nel mirino della stessa inchiesta, spostata di recente da Siena a Milano, è finita anche una grande banca d'affari americana: Jp Morgan.

 

Alessia Ferruccio e Vittorio GrilliAlessia Ferruccio e Vittorio Grilli

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)