luigi di maio emmanuel macron gilet gialli

NASCI INCENDIARIO E MUORI POMPIERE – L’ULTIMA GIRAVOLTA DEL TROTTOLINO DI MAIO: I SUOI EUROPARLAMENTARI SONO PRONTI A ENTRARE IN “RENEW”, IL GRUPPO DI EMMANUEL MACRON, INSIEME A RENZIANI E CALENDIANI VARI! - APPENA TRE ANNI FA LUIGINO ANDAVA A PORTARE LA SUA SOLIDARIETÀ AI GILET GIALLI, INSIEME AL COMPAGNO DIBBA: MA ORMAI LA METAMORFOSI DA ANTI-CASTA A SOLDATINO DELLE ISTITUZIONI È COMPLETA…

1 - GIGGINO IL PERIPATETICO

Niccolò Carratelli per “La Stampa”

 

LUIGI DI MAIO E ALESSANDRO DI BATTISTA INCONTRANO I VERTICI DEI GILET GIALLI

«Previste dichiarazioni di Di Maio in piazza del Parlamento». Ormai è diventato quasi un appuntamento fisso, all'ora dell'aperitivo. Ai giornalisti arriva un messaggio Whatsapp del portavoce del ministro degli Esteri per comunicare luogo e orario. Sempre in tempo per i tg della sera. Sempre in mezzo alla strada, al volo, di solito in zona Montecitorio, ieri fuori programma ad un angolo vicino alla Farnesina.

 

Il ministro arriva, dichiara, se è ben disposto risponde a un paio di domande e se ne va. Toccata e fuga. Certo è che, da quando il ministro degli Esteri ha lasciato il Movimento 5 stelle e ha formato i suoi gruppi parlamentari, è diventato piuttosto loquace.

 

luigi di maio all ambasciata americana per la festa dell indipendenza

Serve dare visibilità alla sua creatura, Insieme per il futuro, ritagliarsi uno spazio nel dibattito e, soprattutto, tornare a mostrarsi come leader politico autonomo. Alterna lunghe analisi di geopolitica a professioni di fede in Mario Draghi. Ma, in fondo, il repertorio è sempre lo stesso: «Serve responsabilità e serietà», «è assurdo picconare il governo», «non inseguiamo i sondaggi, pensiamo agli italiani». I giornalisti, pazienti, registrano, con il sottofondo di macchine e motorini. Fino al prossimo incrocio.

MARIO DRAGHI LUIGI DI MAIO

 

2 – DI MAIO SI CONVERTE: DAI GILET GIALLI A MACRON

Carlo Tarallo per “La Verità”

 

Grillini ed ex grillini sulle montagne russe (si può dire montagne russe?): in poche ore Giuseppe Conte sente al telefono Mario Draghi e i due fissano un incontro per lunedì pomeriggio, tra i grillini si allarga la frattura tra chi vuole passare all'opposizione e chi no, Luigi Di Maio dopo essersi schierato al fianco dei gilet gialli si accasa nel gruppo all'Europarlamento di Emmanuel Macron, e come se non bastasse Beppe Grillo pubblica un post in cui attacca i traditori e il caos cresce a dismisura: «Ce l'ha con Conte o con Di Maio?».

 

LUIGI DI MAIO ALLA FIRMA DEL TRATTATO DEL QUIRINALE - MEME BY OSHO

Probabilmente con tutti e due, o forse con sé stesso, perché in fondo il primo ad aver «tradito» la missione originaria del M5s è proprio Beppe, che ha indossato i panni di difensore a spada tratta di Draghi e della stabilità del governo.

 

La giornata di ieri è l'ennesima serie di saliscendi da montagne russe. Il Foglio pubblica la notizia che Di Maio ha incontrato Macron e che l'accordo sarebbe cosa fatta: le due europarlamentari scissioniste di Insieme per il futuro, Daniela Rondinelli e Chiara Maria Gemma, entreranno a far parte del gruppo centrista, iper europeista Renew Europe, fondato da Macron, del quale fanno parte i renziani, i calendiani e Sandro Gozi, ex deputato del Pd, poi passato a Italia viva, eletto in Francia per La Rèpublique En Marche, il partito del presidente francese.

luigi di maio gilet gialli

 

Di Maio nel partito di Macron: sembra incredibile eppure è vero, alla Verità arriva la conferma che la discussione è in corso, pur ancora allo stato embrionale.

 

Tre anni fa, non tre secoli fa, lo stesso Di Maio si entusiasmava per i gilet gialli, movimento francese di protesta radicale, che diede vita, tra il 2018 e il 2019, a disordini di piazza gravissimi, ça va sans dire contro Macron, con tanto di scontri con la polizia, arresti, morti e feriti.

 

Nel febbraio 2019, in piena tempesta, Di Maio insieme ad Alessandro Di Battista incontrò a Montargis, cittadina a Sud di Parigi, il leader dei rivoltosi francesi, Christophe Chalençon: la foto, a rivederla oggi, non può non fare effetto, anche se lo stesso Di Maio, pochi mesi fa, riflettendo su quella posizione politica ha fatto pubblica ammenda: «Non ho nessun problema a mettere nero su bianco i miei errori del passato».

 

GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO

Dagli errori agli orrori, è diventata una commedia più nauseante che divertente quella che ruota intorno all'ipotesi di un'uscita del M5s dal governo. «Dopo i recenti fatti, primo tra tutti il comportamento ambiguo del premier Draghi sulle proprie dichiarazioni in merito a Conte», scrive su Facebook il senatore grillino Alberto Airola, «la frustrazione e l'insofferenza dei nostri elettori per un governo che smantella sistematicamente i nostri obiettivi politici, nel mio ruolo di portavoce, non posso che rappresentare con forza l'istanza di uscita da questo governo, voluta fortemente dal nostro popolo. Le fragole sono marce».

LUIGI DI MAIO AL SENATO

 

Airola fa il verso a Grillo, che il 6 febbraio 2021, annunciando il sostegno del M5s al governo Draghi, scrisse un post con la frase: «Le fragole sono mature.

Le fragole sono mature».

 

Bel clima, quello che si respira tra i «non grillini», come li chiamerebbe oggi Beppe, che sempre ieri pubblica un post contro «i traditori che si sentono eroi», post letto da molti come riferito a Di Maio, ma che con gli scontri che ci sono stati negli ultimi giorni tra lui e Conte si presta a mille interpretazioni. Giuseppi, intanto, sente al telefono Mario Draghi, i due si vedranno lunedì a Palazzo Chigi: la telefonata viene descritta alla Verità da fonti vicine al leader del M5s come «molto rapida, ogni tipo di discorso è stato rinviato all'incontro».

di maio conte

 

«Ne parliamo lunedì», commenta lo stesso Conte ai cronisti che gli chiedono come sia ora il suo rapporto con il premier, dopo l'incidente della presunta richiesta da parte di Draghi a Grillo di rimuovere l'ex premier dalla guida dei pentastellati. Richiesta smentita, per quel che può contare una smentita in politica, dal presidente del Consiglio, ma confermata dallo stesso Giuseppi.

 

Si sente talmente accerchiato, l'ex premier ciuffato, da sperare in una legge proporzionale, come dichiara lui stesso partecipando a un evento della Cgil, mentre il M5s incassa un altro schiaffone sul reddito di cittadinanza, con l'approvazione dell'emendamento che prevede che anche il rifiuto di un'offerta di lavoro congrua a chiamata diretta da parte di un privato rientrerà nel calcolo dei rifiuti che possono costare la perdita del sussidio.

 

EMMANUEL MACRON E LUIGI DI MAIO

La saga del M5s che non è di lotta e di governo, in quanto non riesce né a lottare né a governare, raggiunge vette di straordinaria e involontaria comicità con le dichiarazioni di Fabiana Dadone, ministro M5s alle Politiche giovanili, che a Sky Tg24 dice: «Credo che la permanenza nel governo sia la scelta giusta». Ovviamente la scelta giusta per lei, che dovrebbe scollarsi dalla poltrona.

luigi di maio emmanuel macronprimo di nicola, luigi di maio e iolanda di stasio al termine della prima assemblea dei gruppi di insieme per il futuro

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)