DIPARTITO DEMOCRATICO - IL MAGO DALEMIX NON NE PUÒ PIÙ DI RIGOR MONTIS E COMPAGNI DI SPREAD E VUOLE LANCIARE IL PD AL GOVERNO PRIMA CHE CAMBI IL VENTO E RITORNI IL CETRIOLO DEL ’94 QUANDO, NONOSTANTE I PRONOSTICI, ‘LA GIOIOSA MACCHINA DA GUERRA’ DI OCCHETTO SI INCEPPÒ - BAFFINO HA GIÀ PRONTA LA STRATEGIA PER NON VINCERE: ANDARE ALLE URNE INGLOBANDO SEL E ALLEANDOSI CON L'IDV, OPPURE CONVINCERE CASINI A FARE UN’AMMUCCHIATA CON VENDOLA, LASCIANDO DI PIETRO A FARE IL VOYEUR...

Maria Teresa Meli per il "Corriere della Sera"

Molti erano convinti che fosse l'ennesima mossa mediatica del Cavaliere. Quell'insistere nel dire che il Pd voleva le elezioni a ottobre dava adito a qualche sospetto.

Ma la storia vera è molto più semplice, anche se a tutta prima odora di fantapolitica. Le ultime mosse dei partiti, però, ci hanno abituato a questo e ad altro ancora e quello che fino a qualche tempo fa poteva sembrare assurdo è diventato normalità nello scacchiere immaginario di certi professionisti della politica. Insomma, per farla breve la storia è questa. Berlusconi, come del resto gli è già capitato altre volte persino in delicati vertici internazionali, non resiste alla tentazione di raccontare a compagni di partito o anche agli stessi giornalisti quello che gli è stato riferito in colloqui riservati e confidenziali.

E proprio in una di queste conversazioni con un esponente più che autorevole del governo, all'ex presidente del Consiglio è stato detto che Massimo D'Alema ritiene che l'esecutivo Monti abbia esaurito la sua missione e che perciò non c'è nessun motivo per andare oltre ottobre prossimo perché il Paese ha bisogno di un governo politico.

Berlusconi ha drizzato le orecchie e ha continuato ad ascoltare il resto del racconto. Il suo autorevole interlocutore gli ha spiegato che il presidente del Copasir va facendo questi discorsi un po' dovunque e per questo sono giunti a Palazzo Chigi, creando, com'era scontato, una grande fibrillazione. Il ragionamento di D'Alema, in sostanza, sarebbe questo: o si va alle elezioni inglobando Sel e alleandosi con l'Idv, oppure se si riesce a convincere Casini a fare una coalizione ci si tiene Nichi Vendola e si lascia per strada Antonio Di Pietro.

È una voce, questa, che ormai rimbalza di corridoio in corridoio a Palazzo Montecitorio, tanto che sul nuovo sito Internet Il Retroscena, molto bene informato delle vicende del Pd, c'è una dichiarazione di Beppe Fioroni che suona così: «Se avessimo in tasca l'accordo con Casini e con Vendola che entra nel Pd allora sarebbe una cosa. Ma non mi pare che ci sia aria, quindi lasciamo perdere».

Già, il responsabile del Welfare del Partito democratico è, con Enrico Letta e Paolo Gentiloni, uno dei sostenitori delle elezioni a scadenza naturale. Per il vicesegretario le elezioni anticipate sarebbero una «follia», per Gentiloni «un suicidio». Ma il Pd, tanto per cambiare, è diviso. Vengono guardate con un certo sospetto le mosse di Dario Franceschini. Il capogruppo prima appariva come uno dei promotori della riforma elettorale che dovrebbe eliminare Sel e Idv, ora sembra aver cambiato idea.

Non solo, Franceschini non disdegna più nemmeno l'idea di una grande alleanza delle sinistre. Insomma, il capogruppo alla Camera è indicato come uno degli esponenti del Pd che, al pari di D'Alema, non disdegna l'idea del voto anticipato. Tant'è vero che sempre il sito Il Retroscena riportava una frase sfuggita qualche giorno dal suo braccio destro Antonello Giacomelli: «Certo, se si trovasse chi stacca la spina...». Di sicuro non la vuole staccare Berlusconi che ha interpretato le parole dell'altro giorno del capo dello Stato contro lo scioglimento anticipato come un ammonimento al Pd.

«Quelli che stanno con Bersani - è il convincimento del Cavaliere - vogliono votare assolutamente in autunno con questa legge elettorale per poi governare con Casini». Berlusconi faceva più affidamento su D'Alema: «Lui vuole andare avanti e modificare la legge elettorale in senso tedesco». Ma le ultime notizie riferitegli dall'autorevole esponente del governo gli hanno fatto capire che la situazione era più seria di quanto pensasse. Ma non è solo la spina evocata da Giacomelli che potrebbe bruciare le mani di chi la stacca l'unica complicazione lungo la strada del voto a ottobre.

E probabilmente questa è la ragione che spinge Bersani, cui pure il voto anticipato gioverebbe perché conquisterebbe Palazzo Chigi, a muoversi con estrema prudenza, stretto com'è tra la volontà di Napolitano, il puzzle politico di D'Alema, la voglia dei suoi di farla finita e di conquistare un seggio in Parlamento. Il segretario avrebbe la vittoria in tasca in autunno.

Mentre ha paura che nel 2013 possa riprodursi la stessa situazione del '94, quando la macchina da guerra dei progressisti fu spazzata via dalla novità Berlusconi. Ci sono però anche i sondaggi a preoccupare Bersani. Gli ultimi che sono giunti sulla sua scrivania non solo raccontano che alle Amministrative gli assenteisti potrebbero essere il triplo dell'ultima volta, ma dicono che lo spazio elettorale potenziale del Pdl rimane immutato.

 

MASSIMO D'ALEMAMASSIMO DALEMA DAlema Monti casini berlusconiMonti - Fornero

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