VENDOLA E FORMIGONI DUE PESI E UNA MISURA - IL PD CHIEDE A GRAN VOCE LE DIMISSIONI DI TUTTI I MAL-DESTRI, DA FORMINCHIONI IN GIU’, MA I TANTI INDAGATI DEL PARTITO DI BERSANI E DINTORNI NON MOLLANO LE POLTRONE - IL VENDOLOSO IN PRIMIS, MA ANCHE IL SINDACO NAPOLETANO GIGGINO DE MAGISTRIS E QUELLO BARESE DELLE COZZE PELOSE EMILIANO, OLTRE A LUSI E A PENATI: NON SI DIMETTONO MAI…

1 - VENDOLA E FORMIGONI DUE PESI E UNA MISURA
Marcello Veneziani per "il Giornale"

Non potete mettere sullo stesso piano Vendola e Formigoni per equidistanza, come fa per esempio Antonio Polito sul Corriere della sera (salvo poi accanirsi su Formigoni). E tantomeno potete tentare il massacro di Formigoni (salvo uscirne massacrati) e usare invece mani di fata per Vendola e dintorni. Come fa Gad Lerner, tutta la filiera della Sette e la Repubblica.

Non discuto la loro levatura politica: nel paesaggio odierno svettano ambedue. E non dico delle malepiante, cresciute copiose in ambedue le Regioni. No, io paragono una regione che funziona, in particolare nella sanità, come la Lombardia e una regione che non funziona, in particolare nella sanità, come la Puglia, con un governatore che non si accorgeva del malaffare nel settore più rilevante della sua amministrazione.

Non potete paragonare decine di milioni pubblici rubati alla salute dei cittadini con una vacanza ospite di un faccendiere di Cl. E non potete considerare un merito la rielezione di Vendola e una colpa la rielezione plurima aggravata di Formigoni, con consensi popolari crescenti.

Più in generale non potete inscenare un kolossal a reti unificate sulla Lega, con saghe comiche e filmati, e dedicare misurate parentesi ai furti ben più rilevanti della Margherita. Una multa pagata dal Partito a Renzino Bossi merita interi serial tv e un week end di Lusi con aerotaxi, costato 50 volte di più ai contribuenti, merita solo una notizia. Disonesto non è solo chi ruba e fa rubare, ma anche chi spaccia notizie adulterate o aizza odio, smerciandolo per giustizia.


2 - LA SINISTRA CHIEDE PASSI INDIETRO MA NON SE L'INDAGATO È IN CASA Stefano Filippi per "il Giornale"

Pulizia, pulizia, pulizia. Volano le scope di Roberto Maroni. Si dimettono i leghisti indagati, sospettati, antipatici, raccomandati o semplicemente terroni. Fioccano avvisi di garanzia e arresti su partiti vecchi e nuovi, grandi e piccoli, vivi e defunti. Lega, Pd, Pdl, Margherita, Udc, Sinistra e libertà, Italia dei valori. Sibilano i coltelli indirizzati a chi ha qualche guaio con la giustizia, o magari è amico di un inguaiato, o soltanto amico dell'amico.

Le ceste si riempiono di teste tagliate, e il popolo vuole altro sangue. È uno spettacolo tremendo. Ma c'è di peggio. Ed è l'ipocrisia dei due pesi e due misure. Degli indagati «più indagati» degli altri, come i maiali di Orwell nella Fattoria degli animali. Dell'indagato che si tiene stretto il suo posto ma pretende che altri non facciano altrettanto, anche se il loro nome non compare nei fascicoli giudiziari. Passata, o quasi, la tempesta padana, ora è nuovamente il turno di Roberto Formigoni.

Il Celeste non è indagato. Lo sono una decina di consiglieri regionali di numerosi partiti, di maggioranza e di opposizione, e qualche suo conoscente è in carcere per vicende legate alla sanità lombarda. Eppure su Formigoni convergono fulmini e saette da ogni parte. Dovrebbe lasciare la poltrona di governatore e ritirarsi in buon ordine, per una sorta di responsabilità oggettiva. Da fervente cattolico viene considerato onnisciente, anche se non onnipotente.

Altro trattamento è riservato ad altri presidenti di regione, sui quali incombono fascicoli giudiziari molto più pesanti. Nessuno chiede dimissioni per loro. E loro si guardano bene dall'offrirle. Per esempio, il governatore pugliese Nichi Vendola, leader di Sinistra e libertà, è iscritto nel registro degli indagati per due inchieste sulla gestione sanitaria. Assessori della sua giunta e alti dirigenti da lui nominati (e da lui «coperti», come risulterebbe da intercettazioni) sono da lungo tempo sotto l'attenzione dei magistrati.

«Schizzi di fango», obietta Vendola, argomento difensivo analogo a quello scelto da Formigoni («sono limpido come acqua di fonte»). Ma il primo può restare al suo posto, il secondo no. Altra regione, altro scandalo. Vasco Errani, governatore dell'Emilia Romagna, è indagato per aver fornito informazioni fuorvianti al magistrato che indaga sui contributi «facili» concessi dalla regione alla coop Terremerse presieduta da suo fratello, Giovanni Errani, indagato a sua volta.

Un cordone di sicurezza ha fatto quadrato attorno all'occupante della poltrona che fu, tra gli altri, di Pier Luigi Bersani. In Toscana l'ex assessore regionale Riccardo Conti (Pd) è indagato per faccende di appalti e mazzette per la bretella stradale Signa-Prato: nessuno tuttavia ne chiede ragione al governatore Enrico Rossi, anch'egli Pd.

Filippo Penati, ex capo della segreteria di Bersani e consigliere regionale lombardo, è indagato per altre presunte tangenti a favore del partito. Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita e ora senatore del gruppo Misto, è accusato di aver sottratto fondi al partito per decine di milioni di euro. Non si ha notizia di loro dimissioni né qualche papavero del Pd ha chiesto di cacciarli. È solo Formigoni che se ne deve andare.

L'elenco sarebbe lungo. Marta Vincenzi, sindaco pd di Genova, fu sfiorata quattro anni fa da un'inchiesta che portò all'arresto del suo portavoce e di due ex consiglieri comunali, e all'avviso di garanzia per due ex assessori. Nemmeno l'inadeguatezza davanti all'alluvione di novembre l'ha indotta a dimettersi.

Per altri motivi sono indagati il sindaco di Bari, Michele Emiliano, Pd, ex magistrato che indagò sulle malefatte della Missione Arcobaleno. E pure il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, anch'egli con la toga di inquirente appesa al chiodo. «Giggino» non è semplicemente indagato ma addirittura sotto processo, assieme al consulente informatico Gioacchino Genchi, nell'ambito dell'inchiesta «Why not» che egli stesso avviò a Catanzaro. La prima udienza di ieri a Roma è stata aggiornata a martedì prossimo. Dimissioni per questi primi cittadini? Manco a parlarne.

 

 

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