IL VIZIETTO ROSSO DEL MAO-CAPITALISMO - TROPPI SOLDI CIRCOLANO A PECHINO E I RAMPOLLI DEI CAPI DEL PARTITO SI SCHIANTANO ALL’ALBA CON LE FERRARI - LA CENSURA CINESE HA BANNATO LA NOTIZIA DEL FIGLIO DI BO XILAI, DIRIGENTE DEL PARTITO CADUTO IN DISGRAZIA - I FIGLI SONO VIZIATI E ARROGANTI, SI UBRIACANO E COMBINANO QUALCHE CASINO, PROVOCANDO L’IMBARAZZO DEI PADRI (OLTRE CHE MORTI E FERITI)...

1 - QUEI «FIGLI DI PAPÀ» CINESI CON IL VIZIO DI SFASCIARE FERRARI
Marco Del Corona per il "Corriere della Sera"

Quando domenica la notizia ha cominciato a diffondersi, con macabro cinismo qualcuno si è affrettato a notare sul web che la Ferrari schiantatasi alle 4 del mattino lungo una delle circonvallazioni di Pechino era nera, non rossa. Non si trattava, cioè, dell'auto per la quale è famoso Bo Guagua, figlio dell'ex segretario del Partito a Chongqing, Bo Xilai. Ma le implicazioni di una Ferrari distrutta, con il giovane al volante morto e due ragazze a bordo ferite gravi, hanno cominciato a farsi più problematiche di ora in ora. E la storia nel giro di una giornata era praticamente scomparsa da portali e siti cinesi.

Le corse notturne dei bolidi della gioventù dorata di Pechino non sono una novità, ma questa conclusa contro un guardrail del quarto «anello» è un caso. Qualche dettaglio è rimasto in circolo. L'incidente è avvenuto nella zona di Haidian, a nordovest della capitale, area di università e hi-tech, e i corpi sarebbero stati sbalzati a una certa distanza dalla carcassa. Quando sul web i commenti hanno cominciato a diradarsi e le ricerche dell'argomento «Ferrari a Pechino» a non dare risultati, si è imposta l'ipotesi inverificabile che la vittima fosse il figlio di un alto dirigente, addirittura di un leader. Nessuna conferma.

Che la vittima sia o no l'erede di un esponente di punta del Partito conta relativamente. La vicenda raccoglie in sé diversi spunti che la propaganda cinese maneggia con grande cautela, specie nell'anno del congresso che rinnoverà i vertici comunisti. Un giovane in Ferrari è l'archetipo del figlio del potente, imbozzolato nel privilegio, lontano dall'affannato benessere delle classi medie urbane (per non dire delle campagne...).

Inoltre, la disparità di reddito, il gap ricchi-poveri è il cavallo di battaglia della sinistra (approssimativamente definita «neo maoista») interna al Partito, adesso in difficoltà dopo gli attacchi pro-riforme sferrati dal premier Wen Jiabao e dopo la rimozione di Bo Xilai, il suo campione.

Bo, figlio di un eroe rivoluzionario, aveva fatto della municipalità di Chongqing un feudo rosso, all'insegna di un populismo nostalgico e di politiche sociali indirizzate alle classi meno abbienti. Ora è bruciato. I figli dei potenti sono a loro volta spesso figli di leader dell'era di Mao, i «principini». Allevati in scuole d'élite, educati all'estero, beneficiari di investimenti familiari cospicui ma anche destinati a perpetuare le glorie del clan, non piacciono all'opinione pubblica.

Lo scorso settembre un famoso tenore dell'esercito, Li Shuangjiang, aveva dovuto chiedere perdono dopo che il figlio quindicenne (e dunque senza patente) al volante di una Bmw senza targa aveva centrato un'auto ferendo la coppia a bordo. Visitando i malcapitati in ospedale, Li aveva ammesso di non essere stato capace di educare il ragazzo.

Nell'autunno 2010 era invece diventata un tormentone nazionale la frase «Mio padre è Li Gang», pronunciata dal figlio di un vicecapo della polizia di Baoding in Hebei, che aveva investito a morte una studentessa in un campus universitario. Le parole con cui aveva tentato di ottenere un'istantanea impunità lo avevano reso famoso.

La propaganda si ingegna perché i leader non appaiano lontani dal popolo, con una progenie viziata e arrogante. E invece i figli sono spesso oggetto di quelle voci online che sono tra i nemici prioritari del sistema informativo del governo. Eppure, qualche pezzo di verità anche i pettegolezzi rosa dei super rampolli lo raccontano.

Pochi giorni prima che scoppiasse lo scandalo fatale a Bo Xilai, si disse che la promessa sposa del figlio, Chen Xiaodan (guarda caso nipotina di uno degli «otto immortali del Partito», Chen Yun), avesse rotto il fidanzamento con Bo Guagua. Gran preveggenza. La Ferrari di Bo Guagua, però, dovrebbe essere intatta, se non altro.

2 - COSÌ LA CINA FERMA LE FERRARI
Giampaolo Visetti per "la Repubblica"

La censura cinese è sempre più impegnata dagli incidenti stradali. Ieri è stata costretta a bloccare la notizia dello schianto mortale di un ventenne a Pechino. Ha perso il controllo della sua Ferrari all´alba, dopo aver rimorchiato due amiche. Tivù e siti web non hanno fatto in tempo a dare il particolare più importante: il nome della vittima. Perché il partito - hanno chiesto gli internauti - ora censura anche i frontali? Oscurati migliaia di commenti. La parola "Ferrari" è stata bannata: un clic e lo schermo diventa nero. Se la censura politica si muove, significa che occorre.

La vittima sarebbe il figlio di un leader del partito comunista. La privacy non c´entra. Il popolo non deve sapere che i rampolli di funzionari a stipendio fisso scorazzano sui bolidi, si ubriacano con le modelle, fanno spese a Londra e cenano a Singapore. Tra i professionisti della dolce vita di Pechino c´è anche il figlio di Bo Xilai, "principe rosso" epurato giovedì perché sognava il Grande Timoniere. Non sta bene ammettere che i figli emulano i padri: e questa volta, nonostante la passione per la Rossa, non c´entra nemmeno la nostalgia di Mao.

 

BO GUAGUALA FERRARI DI BO GUAGUABO XILAI WEN JABAOhu jintao cina

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”