lo stipendio di renato brunetta - meme by vukic

“PER ANNI HO SENTITO CHIAMARMI 'TAPPO', 'NANO'" - RENATO BRUNETTA, DALL’ALTO DEL SUO RUOLO DI PRESIDENTE DEL CNEL, FA UN AFFONDO CONTRO IL BODYSHAMING: “DAL 16 MAGGIO, LO STATO LO RICONOSCERÀ PER QUELLO CHE È, VIOLENZA PSICOLOGICA, MORALE E MATERIALE, E GLI DEDICA UNA GIORNATA NAZIONALE. ERA ORA. LA LIBERTA' DI CRITICA NON VA CONFUSA CON LA LICENZA DI UMILIARE" – E RICORDA QUANDO L’ALLORA COMPAGNA DI BERLUSCONI, MARTA FASCINA, LO DEFINI’ TRADITORE E NANO, CITANDO UNA CANZONE DI DE ANDRÉ ("IL NANO E' UNA CAROGNA DI SICURO PERCHE' HA IL CUORE TROPPO VICINO AL BUCO DEL CULO"). IN QUELLA SEDE DISSI…”

Renato Brunetta per il "Corriere della Sera" - Estratti

 

LO STIPENDIO DI BRUNETTA - MEME BY VUKIC

Il body shaming è violenza. È violenza psicologica, capace di produrre sofferenza misurabile, abbandono scolastico, isolamento, disturbi della nutrizione, depressione. Un dolore provocato che può sfociare in conseguenze devastanti per chi le subisce e per i propri cari.

 

Per anni è stato considerato una bizzarria del costume, una rude consuetudine, al massimo una mancanza di tatto. Dal 16 maggio, lo Stato lo riconoscerà per quello che è — violenza psicologica, morale e materiale — e gli dedica una Giornata nazionale, contro la denigrazione dell’aspetto fisico delle persone. Era ora.

 

La legge è stata voluta con tenacia dall’onorevole Martina Semenzato, prima firmataria e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni altra forma di violenza di genere, e fa dell’Italia uno dei primi Paesi europei a dare un nome istituzionale a una ferita che troppe persone portano in silenzio. Nominarla è il primo passo per combatterla, ed è il segno che le istituzioni hanno finalmente smesso di girare lo sguardo dall’altra parte.

giorgia meloni e renato brunetta

 

Lo scrivo con la voce di chi ne sa qualcosa.

 

Della mia statura non porto responsabilità, sono responsabile soltanto di quello che ho fatto nella vita. Per anni ho sentito chiamarmi «tappo», «nano», ed espressioni peggiori, dai banchi dell’aula scolastica fino agli scranni dell’aula parlamentare, dalle vignette dei quotidiani agli insulti anonimi della Rete. Ho retto perché ho avuto la fortuna delle spalle larghe, e di una biografia che mi ha protetto.

 

Ma le ferite dell’infanzia non si chiudono mai del tutto, si imparano a portare, semmai, e tornano quando meno te lo aspetti, davanti a una battuta in televisione, a una vignetta sul giornale del mattino, a una risatina di troppo in mezzo a una riunione, restituendoti per intero il bambino che eri. E ripiombi nell’amarezza e nel dolore.

renato brunetta e giorgia meloni

 

A quel bambino devo molto, e a quel bambino devo soprattutto un impegno. È per lui che ho sostenuto fin dal primo giorno la legge dell’onorevole Semenzato. Ed è per lui, e per i milioni di bambine e bambini che oggi stanno crescendo con le stesse ferite, che continuerò a battermi.

 

Anzi, mi impegnerò di più. Perché ogni passo avanti porta con sé un compito ulteriore, e questa Giornata ne è uno. Penso ai ragazzi che si chiudono in camera, alle ragazze che si guardano allo specchio con paura, agli anziani derisi per come il tempo ha disegnato i loro tratti, alle persone con disabilità trattate come bersagli. Lo dobbiamo a loro. Tutti.

CLAUDIA CONTE - NOEMI DI SEGNI - RENATO BRUNETTA - FEDERICO MOLLICONE - MARIA ELENA BOSCHI

 

Il mio coming ou t l’ho fatto in diretta, il 24 luglio 2022, ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più su Rai Tre, davanti a milioni di telespettatori. Erano i giorni in cui mi dimettevo da ogni incarico di partito, anche a seguito delle esternazioni della compagna del Presidente Berlusconi, Marta Fascina, che mi aveva definito «traditore» e «nano», citando una canzone di De André.

 

In quella sede dissi, in pubblico per la prima volta, quanto avessi sofferto, e quanto continuassi a soffrire, per gli insulti sulla mia statura. Ringrazio ancora Lucia Annunziata per la sensibilità con cui mi accompagnò in quel passaggio. Magari l’avessi fatto trent’anni prima. Fu davvero liberatorio. Da allora non ho più smesso di parlarne, e non smetterò.

 

MARIA ELENA BOSCHI - RENATO BRUNETTA - MARIO VENEZIA - CLAUDIA CONTE

E qui devo essere franco anche con chi, in qualità di giornalista, mi è collega. I colpi più feroci, i più subdoli, oggi non arrivano soltanto dagli anonimi della Rete, ma arrivano anche dai luoghi che dovrebbero illuminare il dibattito pubblico: arrivano da certo giornalismo, anche da quello dei cosiddetti salotti buoni, da certa satira, da certi vignettisti che dietro la maschera della caricatura celano disprezzo e violenza. Potrei fare decine di nomi.

 

Direttori, capiredattori, editorialisti, vignettisti, comici, fotografi. Mi astengo dal farlo perché mi interessa il fenomeno, prima che i singoli. È una violenza travestita da intelligenza, che si rivolge alla statura, al peso, al volto, al genere, all’età, e che si autorizza credendo di esercitare un diritto che non esiste.

 

renato brunetta gianni letta

Come accadeva nelle vignette pubblicate sulle riviste naziste come Der Stürmer , che utilizzavano sistematicamente il naso adunco e altri tratti caricaturali esagerati per demonizzare gli ebrei. Sappiamo tutti come andò a finire.

 

La libertà di critica è una conquista altissima della democrazia, e proprio per questo non va confusa con la licenza di umiliare.

 

gianni letta claudio cerasa renato brunettarenato brunettaPAOLO ZANGRILLO RENATO BRUNETTA - FOTO LAPRESSEgiancarlo galan renato brunettarenato brunetta maria latellaRENATO BRUNETTA - CNELroberto brunetta tommasa titta giovannonigiorgia meloni e renato brunetta renato brunetta claudia conte roberto brunetta tommasa titta giovannonirenato brunetta in versione fruttivendolo immagine creata con l intelligenza artificiale di grok tommasa giovannoni renato brunetta (2) ricevimento quirinale 2 giugno 2024 renato brunetta foto di baccogianni letta renato brunetta

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