PER INIETTARE IN VENA ALL’ITALIA UN PO’ DI DEFICIT PER LA CRESCITA, RENZI DEVE SPIEGARE ALL’EUROPA QUANDO INTENDE PRIVATIZZARE E COME RENDERE OPERATIVE LE PROPOSTE DI SPENDING REVIEW

Federico Fubini per ‘La Repubblica'

Difficile che Matteo Renzi abbia avuto tempo in questi giorni di fermarsi a leggere quello che John Maynard Keynes scriveva nel 1925. «Metà della saggezza dei nostri statisti si basa su presupposti che un tempo erano veri, o veri in parte, e ora sono sempre meno veri». Ma è come se il premier lo avesse fatto.

A giudicare da ciò che dice, il presidente del Consiglio non potrebbe concordare di più con il grande economista inglese. Ieri alla Camera ha espresso un concetto del genere in forma più adatta ai tempi: «Il tema del 3% nel rapporto tra deficit e prodotto interno lordo è obiettivamente anacronistico». In passato Renzi aveva osservato che quella soglia fu inventata «quando ancora non c'era Google, quando la Cina o l'India non erano ancora esplose». Quel vincolo per lui appartiene a un'altra epoca, anche se il premier si impegna a rispettarlo visto che l'Italia l'ha sottoscritto.

Quando era Keynes a esprimere un concetto del genere, parlava della rincorsa velleitaria della Bank of England per riportare la sterlina nel Gold Stardard alla parità di prima della Grande guerra. Oggi però le sfide sono diverse. C'è sì la «saggezza degli statisti». Poi però esistono anche accordi europei sui conti pubblici che l'Italia ha appena sottoscritto. E, per inciso, ci sono anche i fatti.

Uno di questi è che quando la regola del 3% fu fissata nel Trattato di Maastricht nel 1992 il debito pubblico del governo di Roma era al 120% del Pil, mentre quest'anno si avvicinerà al 134% o forse al 137%, se davvero verranno pagati i debiti commerciali della pubblica amministrazione. Non è un dettaglio da poco, se non si vuol condannare la prossima generazione a vivere sotto una cappa di debiti come le generazioni scorse hanno condannato questa.

I calcoli sono presto fatti: secondo una simulazione di Reuters, con una crescita nella media dell'ultimo decennio, un'inflazione e un costo del debito bassi come oggi e un surplus di bilancio prima di pagare gli interessi appena minore di quello del 2013, tra vent'anni il debito pubblico dell'Italia sarà enorme. Il 120% del Pil. Soggetto a scossoni ogni volta che uno choc interno o internazionale colpirà il Paese: e inevitabilmente capiterà.

È per provare a prevenire uno scenario del genere nei prossimi vent'anni, non per tornare indietro di altri venti, che l'Italia ha appena cambiato la propria costituzione in linea con i recenti accordi europei. Il Fiscal Compact, il quadro attuale di regole di bilancio, è stato firmato da tutti i Paesi il 2 marzo 2012.

Con un provvedimento del 20 aprile 2012 il Parlamento italiano integra i principi europei in Costituzione in questi termini: «Lo Stato assicura l'equilibrio fra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e previa autorizzazione delle Camere a maggioranza assoluta, al verificarsi di eventi eccezionali. Le pubbliche amministrazioni assicurano l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito».

È la traduzione italiana di una griglia europea recente come la crisi che l'ha generata: l'impegno mira a migliorare ogni anno il saldo di bilancio (al netto delle fasi recessive), mirare a un sostanziale pareggio e, dal 2016, ridurre il debito a passo accelerato. Regole «stupide », come dieci anni fa definì la prima versione del Patto di stabilità Romano Prodi? Sì, se applicate illudendosi che bastino a se stesse e senza tenere conto dell'elasticità che vi è costruita dentro. Regole anche soffocanti, se fatte funzionare come una camicia di forza fra europei che non hanno smesso di fidarsi gli uni degli altri.

Quanto a questo, con il suo debito, la crescita cronicamente assente e una politica illeggibile, l'Italia non fa molto per creare fiducia intorno a sé. La Commissione europea le ha chiesto in novembre (a Palazzo Chigi c'era ancora Enrico Letta) di spiegare meglio come e quanto intende privatizzare quest'anno e quali tagli di spesa vuole fare.

Solo con questi chiarimenti, Bruxelles permetterà al Paese di creare un po' di deficit in più nel 2014 per sostenere la ripresa dell'economia. Ma sono passati quattro mesi da allora e Renzi di privatizzazioni per ora non parla: senza di esse, il debito salirà ancora di più. Quanto alla spending review, le proposte «tecniche» ci sono ma le decisioni politiche non ancora.

A Berlino tre giorni fa, Renzi ha sinceramente impressionato Angela Merkel e il suo ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier con la sua professionalità, lo stile concreto e la voglia di affrontare i nodi che soffocano il Paese. La cancelliera osserva con interesse e con il beneficio del dubbio: lascerà che sia Bruxelles a ricordare all'Italia i rischi e le regole di bilancio. Ma, per Renzi, preparare questa verifica annunciando una «lotta contro un'Europa espressione della burocrazia» non è forse il modo più efficiente di creare fiducia intorno ai suoi piani. Dopotutto, anche voler rigiocare a tutti i costi il 1925 di John Maynard Keynes è un anacronismo.

 

RENZI E MERKEL A BERLINORENZI, MERKELENRICO LETTA E BARROSO COTTARELLI il palazzo della commissione europea a bruxelles

Ultimi Dagoreport

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....