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GIORGIA, OCCHIO A BALLARE IL TOGA TOGA! – IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, CHE SI TERRÀ NELLA PRIMAVERA 2026, SARÀ L’ANTIPASTO DELLE ELEZIONI POLITICHE 2027 – MARCELLO SORGI: “BASTA RIANDARE CON LA MEMORIA A CIÒ CHE CAPITÒ A RENZI NEL 2016, PER CAPIRE QUALE SIA LA VERA POSTA IN GIOCO. NOVE ANNI FA RENZI PERSE PERCHÉ TRASFORMÒ LA CONSULTAZIONE IN UN VOTO SU SE STESSO. IN UNA CAMPAGNA ELETTORALE LUNGA SEI MESI, TUTTO PUÒ ACCADERE. SE MELONI DOVESSE PERDERE SARÀ LA PRIMA VOLTA CHE ACCUSERÀ IL COLPO. DANDO AI SUOI AVVERSARI UN'INSPERATA CHANCHE…”

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

carlo nordio matteo piantedosi giorgia meloni – foto lapresse

È destinata ad aprire lo scontro finale di questa legislatura, tra centrodestra e centrosinistra, la riforma della separazione delle carriere dei magistrati, approvata ieri definitivamente in Senato e subito festeggiata in piazza, soprattutto da Forza Italia, che la considera un tributo a Berlusconi. Adesso tutti pensano al referendum.

 

Le urne si apriranno nella prossima primavera, un anno prima di quelle delle elezioni politiche del 2027. Ma i referendum, si sa, sono un tipo di consultazione a parte. E basta riandare con la memoria a ciò che capitò a Renzi nel 2016, per capire quale sia la vera posta in gioco.

 

[...]

 

MATTEO RENZI GIORGIA MELONI

Si tratterebbe, questo sì, di un autentico capovolgimento dell'impianto della Costituzione, fondata su una chiara separazione dei poteri e fin qui su un'assoluta indipendenza della magistratura. Che i margini di autonomia per le toghe parzialmente si riducano, tuttavia, è dimostrato dalla riscrittura dei procedimenti disciplinari, affidati a un'autorità "ad hoc", e dal nuovo metodo, il sorteggio, stabilito per la scelta dei candidati ai due Csm, non più uno dato che appunto le carriere saranno distinte.

 

La scelta del sorteggio viene presentata come un antidoto sicuro al gioco delle correnti, che ha dominato finora l'elezione dei membri togati, con distorsioni rese pubbliche dal famoso libro di Palamara.

 

GIORGIA MELONI ESULTA PER L APPROVAZIONE DELLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Secondo il procuratore di Napoli Gratteri, che già si considera come uno dei possibili leader della campagna per il "no" alla riforma, il gioco correntizio sicuramente diminuirà, ma è altrettanto certo che crescano i rischi di "maggioranze spurie" tra laici (politici) e togati ai vertici degli organi di autogoverno.

 

[...] Sul piano politico i due schieramenti che si fronteggeranno da ora al voto della prossima primavera già appaiono molto differenti. Uno, favorevole al "sì", è composto dalla coalizione di governo, più Calenda, che ha votato la riforma, più forse Renzi che si è astenuto ma sembra difficile si schieri con il "no", più Bonino, che la considera una vecchia battaglia di Pannella e sua, più dissidenti di centrosinistra e riformisti del Pd che già stanno prendendo posizione in queste ore.

 

Il centrodestra sente così probabile la vittoria - c'è chi dice che circolino sondaggi che assegnano al "sì" fino al 57 per cento - che chiederà per primo il referendum, che istituzionalmente sarebbe uno strumento riservato alle opposizioni. Unico esplicito dissidente - vedremo per quanto - il presidente del Senato La Russa, dubbioso sul fatto che "il gioco" valesse "la candela". Al quale il ministro di giustizia Nordio ha risposto che la riforma valeva "un candelabro".

 

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA APPROVATA IN SENATO - CARLO NORDIO

Quanto agli avversari, schierati con il "no", anche se non necessariamente in coalizione, saranno i magistrati rappresentati dal loro sindacato, l'Anm, il Pd, i 5 stelle, Avs. Un "campo largo" diverso da quello che siamo abituati a conoscere, unito dall'accusa al governo di aver commesso «un attentato alla Costituzione».

 

E dalla volontà di personalizzare la campagna tutta contro Meloni, cosa che volentieri si risparmierebbe la premier, pronta ad annunciare che il risultato del referendum non influirà sui destini del governo.

 

A ben vedere questa è l'incognita più forte del voto. Nove anni fa Renzi perse proprio perché trasformò la consultazione in un voto su se stesso. E si lasciò dire di «volere i pieni poteri» (accusa oggi rivolta da Schlein a Meloni) perché convinto che questo non avrebbe pesato sul risultato. Invece il referendum finì 40 (per Renzi) a 60 (contro) e il destino dell'allora premier e leader del Pd fu segnato per sempre. In una campagna elettorale lunga sei mesi, tutto può accadere.

 

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA APPROVATA IN SENATO - PROTESTE DEL PD

Se a vincere sarà il centrodestra e il "sì", Meloni avrà ipotecato la vittoria anche nelle successive elezioni politiche del 2027. Se invece perderà - anche se dovesse passare il tempo a ripetere che lei con la riforma non c'entra nulla - sarà la prima volta che accuserà il colpo. Dando ai suoi avversari un'insperata, al momento, chanche per le elezioni politiche dell'anno seguente.

ELLY SCHLEIN AL CONGRESSO DEI SOCIALISTI EUROPEI AD AMSTERDAM giorgia meloni carlo nordio

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