RENZI CORE ‘NGRATO – A PALAZZO VECCHIO TUTTI CONTRO IL SINDACO: “L’ASSESSORE GLI HA PORTATO I VOTI, E LUI L’HA MOLLATO PER UNA ESCORT”

Davide Vecchi per "il Fatto Quotidiano"

"Mi creda: io non sapevo nulla di quello che faceva Adriana, né fuori né tanto meno dentro quella casa che le avevo dato; per me era una amica in difficoltà che ho aiutato come ho fatto con molti altri". Massimo Mattei è costretto ad assistere allo scandalo delle escort che sta lambendo il comune di Firenze da un letto d'ospedale. Lo subisce. Perché, seppur non indagato, è l'unico politico, ormai ex assessore della giunta di Matteo Renzi, a essere finito nelle carte dell'inchiesta del pm Giuseppe Bianchi.

Le intercettazioni che lo riguardano sono state secretate e inserite in una nuova inchiesta che, a quanto si apprende da fonti giudiziarie, sarebbe ancora in corso e riguarda un filone interamente "politico". Mattei è finito nei faldoni del giro di escort, che vedono 14 persone indagate per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione (anche minorile), perché si sentiva e frequentava Adriana, a cui aveva anche dato una casa della cooperativa sociale il Borro che lui presiedeva.

Ma a Firenze nessuno pensa che Mattei sia coinvolto. Persino nemici storici dell'entourage renziano come Guido Sensi, consigliere provinciale del centrodestra, che ha avuto modo di conoscerlo ("e bene") quando Renzi era presidente della Provincia fiorentina e Mattei guidava il consiglio provinciale. "Ha sempre ricevuto tutti, fuori dal suo ufficio c'era la coda di gente che aveva bisogno d'aiuto, che fosse lavoro o una casa o qualsiasi altra cosa, il Mattei, una mano provava a dargliela".

Prima in Provincia poi in Comune, all'assessorato mobilità. In città lo conoscono tutti, "il Mattei". E "a differenza di Renzi, lui è parecchio stimato", ammette un usciere del Comune che controlla il flusso continuo di giapponesi e turisti che fotografano Palazzo Vecchio, la statua di David e quella di Ercole che abbatte Caco in piazza della Signoria. A dieci metri il busto di Dante veglia l'ingresso degli Uffizi. Anche qui code infinite di turisti stranieri.

"A loro non gliene frega nulla e neanche a voi giornalisti, ma dia retta: Mattei non c'entra nulla". E via così. Al primo piano del palazzo comunale, lungo le scale e il corridoio che porta al gabinetto del sindaco e ad alcuni assessorati, se si chiede quale sia l'ufficio di Mattei la prima reazione è quella del dispiacere.

"Magari ci fosse", si lascia sfuggire una signora bionda di mezz'età che poi si fa dubbiosa: "Ma lei chi è? Che vuole dal massimino?". Impossibile entrare invece negli uffici dell'assessorato alla mobilità di via Giotto, qui è stato sorpreso dalla donna delle pulizie L. R., funzionario del Comune, insieme alla regina delle escort, la rumena 42enne Adriana, ex modella (ha lavorato, tra gli altri, anche per Cavalli) e amica di Mattei.

Ed è intorno a questo anonimo dipendente del Comune, prima impiegato all'ambiente e poi trasferito in via Giotto, che ruota buona parte del nuovo filone dell'indagine. E alle rivelazioni che, presumibilmente, secondo i più, potrebbe fare. Perché se dentro le mura di Palazzo Vecchio, "il Mattei" lo conoscevano tutti e lo difendono spesso quasi con affetto, fuori è un coacervo di veleni, accuse, rancori, bassezze umane da retrobottega che passano di bocca in bocca con un unico scopo: il tentativo di colpire Renzi. "Che un errore in questa vicenda l'ha fatto ed è grosso come una casa: l'aver accettato immediatamente, se non addirittura avergliele chieste, le dimissioni di Mattei".

La confidenza la fa un renziano che si definisce però "cioniano" cioè vicino a Graziano Cioni. E si scopre così che tra i fedeli del rottamatore in città ci sono addirittura le correnti. "Si stupisce? Renzi è un cavallo in corsa che non può rallentare né fermarsi e deve raggiungere il traguardo il prima possibile". Ma pare che l'arrivo sia vicino. "Per questo nessuno parla e dice nulla, perché si spera di vincere con lui, facile".

Il cinismo toscano è noto, ma il mix con il calcolo politico è da brividi. Però l'aver sacrificato Mattei per tener lontane da Palazzo Vecchio le voci secondo alcuni è stato un clamoroso autogol. Oltre alle tante persone che lo affermano nascondendosi dietro l'anonimato c'è chi, invece, è disposto a metterci il nome: "il solito Sensi", ci ride pure su. Poi si fa serio e spiega: "Senza i voti del Mattei, senza la storia e le possibilità del Mattei, senza la disponibilità verso gli altri del Mattei", insomma senza il Mattei? "Col cavolo che Renzi diventava sindaco".

Perché Mattei è stato il portatore di preferenze. Eppure come ha presentato le dimissioni per motivi di salute Renzi le ha accolte subito e l'ha sostituito in un giorno con Filippo Bonaccorsi, fidato presidente dell'Ataf, società che gestisce il trasporto pubblico cittadino. "Avrebbe potuto tranquillamente congelarle, aspettare che Mattei facesse i controlli medici e temporeggiare; invece no; se non arriva presto al traguardo - ripete il renziano cioniano - il cavallo rischia di pagare cara anche questa". E già girano i nomi di altri assessori e dirigenti comunali finiti nel giro di escort del Franchino. "Corri, cavallo corri".

 

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