RENZIANO O MARZIANO? RIUSCIRA’ IGNAZIO MARINO A CAMBIARE ROMA (E I ROMANI) CON UN CALTA-RICCONE CHE LO BOMBARDA TUTTI I GIORNI VIA “MESSAGGERO”?

Pino Corrias per Il Venerdì di Repubblica

E' intorno alle dieci di sera, sul balcone del suo ufficio che affaccia sui Fori imperiali e sul traffico lampeggia sui colli fatali, che Ignazio Marino, il sindaco marziano, fa la sua personale promessa, "vorrei cambiare Roma, almeno un po'", a dispetto di questo magnifico paesaggio di marmo e di polvere che da duemila anni incanta tutti, ma non cambia. Dice: "L'epiteto marziano me lo hanno affibbiato pensando di irritarmi, invece mi corrisponde". Quello raccontato da Flaiano finì male. "E' vero, ne farò tesoro".

Due mesi fa il medico chirurgo Ignazio Marino, 58 anni - con i suoi impeccabili vestiti blu e il sorriso sottile che diresti esquimese, ma un po' più caldo - è atterrato sulla collina del Campidoglio, al centro del più antico e conturbante guaio italiano, governare la Capitale, con il suo multiplo strato di storia, di geografia e di cinici romani.

Ci è arrivato in bicicletta (e con il 64 per cento dei voti) ma avrebbe potuto inforcare davvero un'astronave per dire la distanza che lo separa da tutti i riti elaborati proprio qui sotto dai tempi in cui i Cesari fabbricavano la politica con tutti gli strumenti adatti allo scopo, dal tradimento alla seduzione, dal coltello all'alloro. Marino un paio di arnesi li sa maneggiare, il bisturi e la gentilezza. Che usati insieme possono dare risultati sorprendenti.

Per esempio quello parcheggiare con una sola delibera le 350 auto blu, lucidate da tutti i sindaci prima di lui: "D'ora in avanti le auto sono a disposizione solo per servizio e solo su richiesta". Poi ha abolito l'acqua minerale dalle scrivanie "perché quella del rubinetto è più buona". Ha abolito il fumo dai corridoi dei palazzi comunali. "Lei dice che sono troppo prescrittivo? Forse noi medici lo siamo, ma le assicuro che non penso di varare un Ricettario del Comune Etico".

Intanto ha rinominato l'Assessorato allo Sport in: Benessere e Qualità della vita. Gira in bicicletta. Sta per varare un corpo di polizia municipale a due ruote: "Molto più efficaci per il controllo del territorio". E in bicicletta ci è andato pure dal Papa nonostante sua madre, 91 anni, svizzera, gli abbia telefonato apposta la sera prima: non ti sognerai mica di andare dal Papa in bicicletta vero?

Poi si è portato i suoi dodici assessori all'Hotel Duca d'Este di Tivoli per un intero week end a fare "Team Building", che vuol dire giochi di squadra con secchi d'acqua, corde, percorsi a ostacoli. Lo scopo? "Imparare a conoscersi. A fidarsi l'uno dell'altro. A unire le forze". Tutta roba che non viene dalle Frattocchie, l'antica scuola quadri del pci, ma dai manuali colorati delle factory americane. E un po' anche dai campi Scout che il neo sindaco sempre rimpiange per quel senso di comunità che (forse) non ha più smesso di cercare.

E siccome alle innovazioni ci ha preso gusto, sta provando l'impensabile: cancellare il traffico che intasa i Fori Imperiali, liberare il Colosseo "che è il più famoso e forse anche il più importante monumento del mondo" dal suo umiliate destino di rotatoria spartitraffico. Impresa che ha riportato Roma su tutti i giornali e su tutte le televisioni del mondo, dopo gli anni bui del cupo Alemanno, che ai romani ha lasciato una eredità di debiti e di parenti.

Chiusura scattata a inizio agosto con coda scontata di proteste dei commercianti e degli automobilisti. Ai quali gentilissimamente Marino replica: "La cosa non mi stupisce. Il mio ultimo esame di specializzazione era Scienza del comportamento. So quanto sia difficile accettare i cambiamenti quando c'è l'abitudine".

E quindi? "Ci vorrà lentezza, gradualità, buon senso. Ma la decisione è presa e in cinque anni proverò a restituire i Fori alla città, alle famiglie, ai turisti. Ci tengo a dire che non si tratta solo di viabilità. Questo è un progetto culturale, archeologico, paesaggistico, estetico. Lancerò un concorso internazionale di idee. Faremo riprendere gli scavi, strato dopo strato, riportando alla luce l'intera storia della città. Come fosse una Tac". Una Tac? "Se mi passa il paragone".

E' proprio vero che con Ignazio Marino niente sarà più come prima. Alla sua candidatura ci credevano in pochi, a parte lui e il plenipotenziario Goffredo Bettini. Viene da una storia che incrocia tardi la politica. Prima c'è l'infanzia a Genova, poi l'università Cattolica a Roma, la specializzazione nei trapianti di fegato, le sale operatorie di Cambridge, Filadelfia, Pittsburgh.

Il rientro in Italia, dove fonda il primo Centro di trapianto del fegato a Palermo, anno 1999, e dove prende posizione a favore del testamento biologico. E' da quelle battaglie che nasce nel 2006 la sua prima candidatura al Senato, indipendente nelle fila dei Democratici di sinistra. Poi la presidenza della Commissione Sanità e la sua legge per la chiusura dei manicomi giudiziari "l'inferno dei dimenticati".

Vittoria che lo galvanizza al punto di volersi candidare alla guida di quell'altro manicomio, il partito democratico, anno 2009, primarie in gara con Bersani e Franceschini, programma "sui diritti civili, la salute, l'ambiente", incasso che si ferma al 15 per cento. Ma davvero voleva sobbarcarsi quell'ingrato compito? "Col senno di poi ammetto che fu temeraria la mia candidatura, ma non la rimpiango, avrei provato a cambiare il partito come ora sto provando a cambiare Roma"

Dentro il partito il marziano Marino non ha mai suscitato entusiasmi. D'Alema provò ad annetterselo, poi smise. Veltroni si tenne largo, ricambiato. Oggi lui si sente vicino a Pisapia, e specialmente a Matteo Renzi. "Lui mi pare la sola via d'uscita a questa impasse. Gli riconosco passione, entusiasmo, freschezza". Qualità buone per la segreteria o per Palazzo Chigi? "La segreteria finirebbe per logorarlo".

Dallo smartphone estrae un messaggio di lunedì 10 giugno, urne ancora aperte, firmato da Renzi, il preveggente: "Caro Ignazio, complimenti per la vittoria. Goditi questa tua ultima giornata. Da domani ti troverai tanta cacca da spalare. E ricordati il consiglio del tuo amico cardinal Martini: tieniti libero il giovedì mattina per pensare".
Fino adesso ha fatto tutte e due le cose, specie la prima. I debiti ereditati sono molti: 370 milioni mancano dalla casse del Comune.

Le due municipalizzate, trasporti e nettezza urbana, hanno un rosso di bilancio a nove zeri. Ci sono 50 mila famiglie senza casa o con lo sfratto esecutivo. La discarica di Malagrotta è al capolinea. La linea metropolitana B va a singhiozzo. I lavori della linea C sono fermi.

Il titolare dei cantieri, il multi costruttore Gaetano Caltagirone, è sul piede di guerra, visto che gli ha pure bloccato le nuove speculazioni sull'agro romano. Marino la prende lenta: "Con l'ingegnere non ci siamo mai incontrati. Se accadesse gli spiegherei che per continuare a finanziare la nuova linea abbiamo bisogno di tempi e di prezzi certi. Come si fa in tutte le città del mondo".

In quanto ai nuovi quartieri, basta cemento: "Ci sono almeno 114 aree dismesse in città dove si potrà costruire, anzi ricostruire senza dissipare altro suolo" Non gli toglie il sorriso nemmeno il piombo che Il Messaggero, giornale del solito Caltagirone, allestisce ogni giorno contro la giunta: "Ma no, avere un osservatorio critico ci è molto utile". Dice che ogni mattina ne prende nota sul suo Lap top: "Prima gli editoriali, poi le lettere dei cittadini che segnalano guasti o carenze".

La sua giornata ha rivoluzionato gli orari del quieto Campidoglio. Prima riunione alle 8 del mattino per l'agenda di giornata. Alle 23 l'ultima di bilancio. E poi? "A casa a mezzanotte. Niente mondanità. Sveglia alle sei del mattino". Dodici giorni di ferie per gli assessori, lui sette. Un solo lamento per lo stipendio, lui 4500 euro mensili, 3600 gli assessori: "Amministriamo bilanci miliardari e responsabilità enormi".

E' frutto della battaglia anche sua sui costi della politica. "Ammetto che forse si è ecceduto". I parlamentari si sono tagliati le briciole. "Appunto". Non è un buon momento per rivendicazioni salariali. "Infatti non ci penso nemmeno. Ma prima o poi bisognerà riequilibrare". L'antica Roma e i nuovi romani sono lì che aspettano.

 

 

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