QUIRINALE DUE PALLE: NESSUN ACCORDO, TUTTI CONTRO

Ugo Magri per "la Stampa"

Un altro giorno è trascorso senza costrutto. E quando mancano 48 ore alle elezioni del nuovo Presidente, nessun accordo risulta raggiunto. Anzi, nemmeno si registrano particolari sforzi per trovare un nome condiviso nello spirito della Costituzione (articolo 87: il Capo dello Stato «rappresenta l'unità nazionale»).

Tanto Pd che Pdl confermano: zero contatti dietro le quinte, i negoziatori sono rimasti a girarsi i pollici, insomma incomunicabilità totale. Prova ne sia che Bersani esclude per oggi nuovi colloqui col Cavaliere; il quale a sua volta si dichiara in attesa che dal Pd gli presentino finalmente dei nomi, «una rosa, e non uno o due soltanto», tra cui scegliere quello a lui più gradito. In sostanza, siamo al punto di prima.

A che cosa si sono dedicati, ieri, i nostri eroi? Tutta l'attenzione è stata calamitata dallo scontro tra Renzi (che si è incrociato col Cavaliere a Parma) e il resto del Pd. Il sindaco fiorentino aveva bocciato, col tono suo solito da rottamatore, le candidature al Colle di Marini e della Finocchiaro; entrambi gli hanno risposto per le rime; anzi, l'ex capogruppo a Palazzo Madama, da donna sanguigna qual è, ha mollato a Matteo un metaforico ceffone definendolo «miserabile». Larga parte del Pd solidarizza con lei e con Marini.

L'istantanea è di un partito lacerato sulla scelta più importante: quella destinata a orientare per i prossimi 7 anni la politica italiana. Prima il vicesegretario Letta, quindi il segretario medesimo, si sono preoccupati di metterci una toppa: «Facciamo cinema, però quando c'è da decidere decidiamo».

Bersani ha visto Monti, che dopo il colloquio era più impenetrabile del solito. A sua volta il Cavaliere viene narrato alle prese con la solita lotta tra quanto gli suggerisce la pancia («Perché sul Colle un altro e non io? Tanto vale tornare alle urne...») e ciò che gli suggerisce la mente (senza un'intesa col Pd, Silvio rischia di ritrovarsi al Quirinale qualche acerrimo nemico, per esempio Prodi). Il nervosismo del Pdl va crescendo di ora in ora.

A complicare tutto ci si mette il pallottoliere. Per eleggere un Presidente al primo tentativo, servirebbero ben 672 dei 1007 grandi elettori. Il candidato al momento con le migliori chance, Giuliano Amato, potrebbe contare sui 424 suffragi del Pd, sui 211 del Pdl, sui 67 di Monti e su 57 altri sostenitori sparsi. Il totale farebbe 759, sulla carta sufficienti all'elezione. Solo sulla carta, però.

In quanto si può scommettere che, profittando del voto segreto, spunterebbe una frotta di «franchi tiratori» (la lista dei sospettabili è lunghissima). L'esito sarebbe ancora più in bilico nel caso di «inciucio» Pd-Pdl sul futuro governo: allora sì che la sorte di Amato sarebbe segnata... D'altra parte il Cavaliere non è affatto intenzionato a recedere dalla richiesta di ministri targati Pdl. Per cui dalle parti di Bersani si domandano se sia il caso di rischiare subito una personalità come Amato (o come Marini: identico il discorso). Meglio attendere la quarta votazione, suggerisce qualcuno, quando la maggioranza assoluta di 504 voti sarà sufficiente...

Dal quarto scrutinio in poi, tuttavia, potrà dire la sua pure Grillo con i 162 grandi elettori M5S. Stamane sapremo chi sarà il vincitore delle «quirinarie» (le primarie per il Quirinale) condotte on-line. L'ex-comico si è sfilato dalla lista dei «papabili», dunque sono rimasti nove possibili vincitori: Bonino, Caselli, Fo, Gabanelli, Imposimato, Prodi, Rodotà, Strada, Zagrebelsky.

Casaleggio, che del grillismo è il guru mediatico, auspica un Presidente «super partes, in grado di rappresentare tutti gli italiani, possibilmente non politico». Possibilmente... E se la carta vincente fosse Prodi? «Noi ci rimettiamo sempre alle decisioni del Movimento», risponde sibillino Casaleggio. Per le prime tre votazioni verrà sicuramente seguita l'indicazione degli iscritti. Dalla quarta in poi, vai a sapere... È proprio quanto cercherà di acclarare la delegazione Pd, appena oggi incontrerà quella a Cinque Stelle.

 

BERSANI luigi IL DISCORSO DI FRANCO MARINI MASSIMO DALEMA DIRIGE LORCHESTRA ANNA FINOCCHIARO NON LASCOLTA Giuliano Amato COMITATO EMMA BONINO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GABANELLIGIANROBERTO CASALEGGIO

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