merkel 94

ROMPO I COGLIONI, MA SOTTOVOCE – BRUXELLES IN GUANTI BIANCHI PER RANDELLARE I CONTI PUBBLICI ITALIANI: NON DISTURBIAMO IL MANOVRATORE PENTALEGHISTA, PER ORA – LA COMMISSIONE UE CHIEDE COMUNQUE QUEST’ANNO UNA MANOVRINA DA 10 MILIARDI, MA CON CALMA E SENZA FRETTA

 

Antonio Pollio Salimbeni per il Messaggero

 

JUNCKER

Passi felpati con l' Italia. Nessuna richiesta immediata di interventi sui conti pubblici, giudizio sospeso sul 2018 e sul 2019, dopo un 2017 che si chiude bene: il governo ha rispettato la regola del debito, per cui ha scampato la procedura di infrazione. La Commissione Ue conferma la linea della massima prudenza e nelle nuove raccomandazioni invia a Roma indicazioni sulla base delle quali il governo sarà giudicato.

 

Tuttavia, tra queste indicazioni, c' è anche quella di «agire nel 2018 e nel 2019» per assicurare l' anno prossimo un aggiustamento strutturale del deficit pari allo 0,6% del pil (10,6 miliardi). E poi: ridurre la durata dei processi civili; mantenere il ritmo di riduzione delle sofferenze bancarie; attuare la riforma delle politiche attive del mercato del lavoro (e difendere le riforme delle pensioni fatte e ottenendo risparmi «intervenendo su quelle elevate non finanziate dai contributi», in linea con quanto indicato nel programma di governo M5S-Lega).

 

Queste sono le 4 raccomandazioni sintetiche che appaiono nel documento di dieci pagine che sarà sottoposto all' Ecofin.

 

I NUMERI

MERKEL JUNCKER1

Il Tesoro incassa il risultato sottolineando il riconoscimento da parte di Bruxelles che «l' evoluzione del debito dell' Italia è conforme alle regole» e che i conti 2018 saranno valutati ex post. Il ministero dell' Economia aggiunge: «Tra le raccomandazioni all' Italia non figura il ricorso a ulteriori misure di correzione dei conti pubblici da adottare nel corso del 2018». Tuttavia, nel testo della raccomandazione è scritto chiaramente che «dovrebbero essere prese le necessarie misure fin dal 2018 per rispettare il patto di stabilità» dato che l' aggiustamento quest' anno «appare inadeguato».

 

MATTARELLA JUNCKER

Non c' è una richiesta esplicita di manovra subito, ma la Commissione ritiene che nei prossimi mesi dovrebbero esserci azioni di aggiustamento. Le valutazioni finali si faranno nella primavera 2019 sulla base dei conti certificati da Eurostat. Nel 2018 «c' è il rischio di una deviazione significativa dal percorso verso l' obiettivo di medio termine». Il messaggio è che se l' Italia vuole evitare tra un anno una procedura per violazione del patto di stabilità dovrebbe agire «già nel 2018».

 

merkel macron

Alla domanda se tutto questo si traducesse in una richiesta di interventi immediati da parte del governo, il commissario Pierre Moscovici ha ribattuto: «Rispondere adesso in modo burocratico non ha senso perché è in corso la formazione del governo, le cifre sono là e parleremo con il governo al momento giusto dialogando in modo estremamente costruttivo». L' Italia continui a ridurre deficit strutturale e debito, ha rincalzato il vicepresidente Dombrovskis.

padoan moscovici

 

C' è un fattore economico che spiega la massima allerta sull' Italia: «L' alto debito e le dinamiche prolungate di debole produttività implicano rischi di rilevanza transfrontaliera in un contesto di uno stock di sofferenze bancarie elevate, sebbene in calo, e di una disoccupazione elevata, anche se in fase di riduzione», è scritto nelle raccomandazioni. Di conseguenza, «la necessità di un' azione per ridurre il rischio di effetti negativi sull' economia italiana e sull' economia dell' unione monetaria, data la dimensione e la rilevanza dell' economia italiana, è particolarmente importante».

 

L' Italia è sempre più considerata estremamente vulnerabile. Un rischio per l' Eurozona. Ma c' è anche un fattore politico: Berlino, Parigi, Vienna, L' Aja scrutano con attenzione le mosse italiane, preoccupate sia per la stabilità dell' Eurozona sia per le pressioni interne dei partiti euroscettici o variamente euroallergici.

DOMBROVSKIS

 

I RIMPATRI

L' allarme non è solo per la stabilità finanziaria, ma anche per la crisi dei migranti. Rispondendo alla domanda se non fosse preoccupato per i rimpatri forzati prefigurati da M5S-Lega, il presidente Juncker ha detto: «Il governo italiano non è ancora formato e noi lavoriamo non sugli annunci ma su ciò che un governo fa: certamente saremo attenti affinchè siano salvaguardati interamente i diritti degli africani che sono in Italia».

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)