IL DATA-GATE RISCALDA LA GUERRA FREDDA - SNOWDEN RICOMPATTA IL FRONTE ANTI-USA FORMATO DA RUSSIA, CINA, CUBA ED ECUADOR

Guido Olimpio per il "Corriere della Sera"

Mancano solo i Non allineati e poi potremmo dire che la macchina del tempo, insieme al caso Snowden, ci ha riportato indietro. Alla Guerra fredda. Con una Internazionale sparpagliata su molte latitudini, pronta a tenere testa a Barack Obama. Che per loro è «cattivo» quanto l'odiato George W. Bush. Uno «yankee». Lo schieramento che ha preso le difese - per ora - di Edward Snowden, l'ex dipendente della Nsa che ha svelato tanti segreti dell'agenzia di spionaggio elettronico, ha messo insieme Paesi che si ritrovano quando c'è l'America di mezzo. Ognuno per i suoi motivi.

La Russia è la rivale storica. Passano i decenni ma lo scontro resta. Battaglie grandi e piccole. Dal Medio Oriente all'Europa, come la crisi siriana ha enfatizzato. Ruggini vecchie aggravate da nuovi contrasti, talvolta marginali ma che toccano il prestigio imperiale. Raccontano che i russi non abbiano dimenticato come la Dea americana abbia incastrato a Bangkok Victor Bout, il signore delle armi tanto caro al Cremlino.

Oggi il trafficante è in una prigione Usa, nonostante le mosse di Mosca. E adesso che Washington chiede ai russi la consegna di Snowden loro tergiversano, giocano beffardi con le parole: «Non abbiamo alcuna autorità per farlo». Parole affidate a media dai nomi che evocano altri confronti, quando la Russia era l'Urss. Izvestia, Tass, Interfax sono le principali fonti. Negli Usa c'è chi spera in un ripensamento all'ultimo istante di Vladimir Putin per riparare quel «dito infilato nell'occhio» della Casa Bianca. Mai dire mai. Ogni cosa ha un prezzo.

Nessuna speranza per i cinesi, furbi e pazienti. Accusati da anni di rubare segreti negli Usa, si sono presi la rivincita ospitando, nella dependance di Hong Kong, la super talpa Snowden. Che gli ha portato un regalo: la notizia che l'Nsa sorveglia milioni di telefonini in Cina. Vendetta sublime per la Città proibita. Con il tecnico americano a fare da cortina fumogena. E i cinesi, anche se defilati, nel corteo che grida «giù le mani da Snowden».

Si trovano perfettamente a loro agio in questa situazione cubani e ecuadoregni. L'Avana, che pur sbatte in prigione chi dissente, è stata citata come possibile punto di passaggio per il fuggiasco della Nsa. Sorprende? Per nulla. L'animosità con gli Stati Uniti, dopo anni di embargo contro l'isola, manovre clandestine e spionaggio, è forte.

Certo, gli eredi di Fidel hanno un mare di problemi da risolvere, però fare un dispetto ai «gringos» costerebbe poco. E al pari di altri regimi restituisce lo spazio dato in America a chi contesta Fidel.

Non ha la storia del castrismo ma si è ritagliato un suo spazio l'Ecuador del presidente Correa. Ha chiuso una base statunitense, ha litigato di brutto con Washington e ospita nella sua ambasciata a Londra il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. Operazione che è pronto a ripetere con Snowden. Gesto di solidarietà con il quale spera anche di far dimenticare il bavaglio alla stampa non amica. Domenica sembrava cosa fatta, ieri un po' meno. Tatticismi di governi dal passato e presente pesante.

La Casa Bianca lo rinfaccia ai rivoluzionari del Web, uomini e donne di WikiLeaks: «Come potete mettervi nelle mani di regimi illiberali?». Per chi ha scelto questo lato della barricata adesso ciò che conta è tenere lontane le antenne del Grande Fratello statunitense. E dunque se lo scudo di Edward Snowden è un po' sporco non conta, anche se alla lunga potrebbe pesare. Amicizie ingombranti.

Ecco perché la soluzione Islanda sarebbe la migliore. Piccolo Paese che non crea fastidi, fuori dai giochi. Però c'è un'altra ragione per trovare un rifugio in uno Stato neutrale. I membri della nuova Internazionale sono avversari tenaci dell'America, ma anche pragmatici. E per risolvere qualcuno dei loro tanti problemi, potrebbero rimangiarsi la parola data ad un ospite.

 

snowdenEdward Snowden Assange Hope Assange VLADIMIR PUTIN FIDEL CASTRORAFAEL CORREA

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?