TARANTINI E TARANTELLE – LA MOGLIE DI GIANPI: “IO NON CI ANDAVO PERCHÉ ERO INCINTA, C’AVEVO UNA PANCIA COSÌ E A CASA DEL PRESIDENTE C’ERANO SEMPRE BELLE RAGAZZE, MI VERGOGNAVO... ALLORA LUI (GIANPI, NDD) PORTAVA DELLE AMICHE, ERANO RAGAZZE NORMALI, CHE FACEVANO LAVORI COMUNI, OPPURE CHE NE SO, GENTE ANCHE AMICHE DELLO SPETTACOLO, CHE NE SO LA MANUELA ARCURI... IN MEZZO A QUESTE SONO CAPITATE DELLE MIGNOTTE..”

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

«Nel settembre 2010 mi chiamò il presidente onorevole Berlusconi e mi chiese di assumere la difesa di Tarantini. Subito dopo io chiamai l'avvocato Ghedini al quale comunicai tale circostanza. Ghedini si limitò a dirmi che Tarantini non si era trovato bene con il precedente difensore». È il 2 settembre scorso. L'avvocato Giorgio Perroni, uno dei difensori del presidente del Consiglio, viene interrogato dai pubblici ministeri di Napoli. E fornisce la conferma definitiva sul fatto che fu proprio il premier a scegliere chi doveva assistere Tarantini nel processo di Bari.

Il resto lo fa lo stesso imprenditore barese quando ammette di non aver mai pagato le spese legali «perché provvedeva direttamente Berlusconi». E, soprattutto quando racconta le preoccupazioni di quest'ultimo sui contenuti delle intercettazioni allegate all'indagine sulle feste di palazzo Grazioli.

Le nuove carte processuali sul presunto ricatto a Berlusconi contestato ai coniugi Tarantini e al faccendiere Valter Lavitola forniscono dunque nuovi e importanti dettagli sulla volontà del capo del governo di tenere «sotto controllo» l'uomo che nel 2009 aveva reclutato per lui decine di donne da portare alle feste, prima fra tutte Patrizia D'Addario.

Ieri, assistito dai suoi legali Alessandro Diddi e Ivan Filippelli, l'imprenditore pugliese è stato nuovamente interrogato. Più di tre ore di domande, quasi tutte concentrate proprio sul flusso di denaro e sulle modalità di pagamento, anche perché non si esclude un contatto fra i pubblici ministeri di Napoli e quelli di Milano titolari dell'inchiesta sulle feste ad Arcore per verificare eventuali analogie nel pagamento di indagati e testimoni.

In sostanza si vuole scoprire se i soldi utilizzati per «mantenere» Tarantini provengano dallo stesso conto usato per pagare le ragazze dell'Olgettina, Lele Mora ed Emilio Fede. Del resto è stato lo stesso giudice di Napoli a evidenziare come le consegne di denaro autorizzate dal premier siano state effettuale in violazione della normativa antiriciclaggio.

«È RUBY 2»
Nel suo interrogatorio davanti al giudice, Tarantini parla del contenuto degli atti processuali baresi, svelando anche le preoccupazioni del premier: «In quelle intercettazioni io il giorno dopo mi separo da mia moglie al 100 per cento perché si evincono rapporti sessuali miei con parecchie ragazze, molte! Amiche intime di mia moglie e se volete vi faccio i nomi però spero che questo verbale non esca, amiche intimissime di mia moglie, alcune di queste portate a casa del presidente del Consiglio, non escort, ma mogli di notai, imprenditori, di avvocati, gente nota, che avevano relazioni con me.

Quindi il mio timore è sempre stato quello. All'inizio sì, devo dire anche di Berlusconi che comunque ci sono delle cose che lo compromettono, perché vederlo di nuovo sui giornali con ragazze che... punto e a capo, Ruby 2. Certo non è una cosa piacevole per lui, la causa sono stato io».

Il resto lo aggiunge sua moglie Nicla quando, sempre riferendosi alle serate nelle residenze presidenziali, afferma a verbale: «Io non ci andavo perché ero incinta, c'avevo una pancia così e a casa del presidente c'erano sempre belle ragazze, mi vergognavo... allora lui portava delle amiche, ci sono nei verbali di Bari, gente che erano ragazze normali, che facevano lavori comuni, oppure che ne so, gente anche amiche dello spettacolo, che ne so la Manuela Arcuri, all'epoca con cui lui si conosceva... In mezzo a queste sono capitate delle mign...».

«BERLUSCONI MI TIENE»
Tarantini sa bene che il processo barese serve a mantenere il legame con Berlusconi. Nelle sue telefonate con Lavitola riferiva frasi che il procuratore di Bari Antonio Laudati avrebbe detto al suo avvocato Nicola Quaranta, ma adesso sostiene che erano millanterie: «Lo dico per mettergli ansia affinché mi facesse 'sto benedetto incontro a Berlusconi. Laudati e Quaranta fecero gossip... Laudati dice solo una cosa: "Secondo me è il caso che Tarantini faccia un ulteriore interrogatorio"...».

Poi l'indagato aggiunge: «C'era un accordo tra me e Scelsi che era: io parlo e non mi arrestate. E patteggia tutto e abbiamo finito. Scelsi disse di sì e poi non so per quale motivo a fine luglio 2009 questa posizione viene assolutamente superata e Laudati mi arresta...».

Resta un anno agli arresti domiciliari e quando torna libero, nell'estate 2010, nella sua vita entrano Lavitola e altri stretti collaboratori del premier. Un legame che Tarantini sfrutta ottenendo 20 mila euro al mese, altri versamenti in contanti per pagare scuole delle figlie, vacanze, conti lasciati in sospeso a Bari come «i trentamila euro per la rappresentante di vini» di cui parla sua moglie Nicla.

Afferma Tarantini: «Berlusconi finché c'è il processo mi tiene, finché Tarantini esce con nome, con le donne, con le intercettazioni Tarantini è vivo, anche il rapporto... se domani mattina non c'è più un legame tra me e Berlusconi dal punto di vista della giustizia, non c'è più niente e Berlusconi mi dimentica, proprio mi abbandona, come faccio io poi ad avere altri rapporti con Berlusconi? Berlusconi aiuta tutti».

Cita «Dell'Utri, Lele Mora, le ragazze...». Poi aggiunge: «Io prima Berlusconi lo frequentavo e avevo un rapporto diretto, ci andavo ogni giorno a cena, ci vedevano, nessuno mi poteva dire niente, lo chiamavo, lui mi rispondeva, andavo a casa sua, non avevo neanche bisogno di passare attraverso le segreterie, salivo su, "buongiorno ciao come stai". Oggi ho un intermediario, l'unica cosa che mi lega è il processo in cui purtroppo è coinvolto lui che non c'entra nulla. Domani mattina chiude il processo, questo qua intermediario che è un mascalzone, che mi ha rubato i soldi, finisce che io che faccio, muoio di fame?».

«MI DISTRUGGE CON LE TV»
Tarantini sa che il legame deve ormai passare per Lavitola e racconta: «Io da Lavitola ero terrorizzato perché era l'unico mezzo, l'unico bancomat che Gianpaolo andava e prelevava i soldi per far mangiare le figlie, la moglie, il fratello e la mamma. Io non ho mai pensato di ricattare Berlusconi, è Lavitola che forse lo ricattava... Ma poi mettiamo il caso che la persona più potente del mondo, tra le persone più potenti, viene a sapere che Tarantini c'ha l'idea del ricatto.

Le assicuro, conoscendolo, mi distrugge, mi ammazza! Mi ammazza che mi leva i viveri, mi distrugge mediaticamente con le televisioni, mi distrugge con i giornali: che io sono scemo?! Sono scemo per Lavitola, perché mi dà i soldi, ma mai potrei pensare di fare una cosa...».

I magistrati gli chiedono le modalità di pagamento e Tarantini afferma: «Lavitola anticipava e poi veniva rimborsato. Mia moglie e lui preparavano il totale ogni mese, ogni due mesi... Mia moglie andava da Fabio Sansivieri (collaboratore di Lavitola, ndr) e si faceva dare i soldi... Erano in buste con la chiusura Security, sempre differenti, a volte erano da cinquecento, a volte erano da cento, spesso da cinquecento euro... Per la vacanza ci diede 20 mila euro, ne ho dati metà a mio fratello, cinquemila a mia mamma».

GLI INCONTRI COL PREMIER
È Nicla a raccontare come nel primo incontro del novembre 2010, avvenuto a palazzo Grazioli solo con lei e Lavitola «il presidente mi disse: "Fidatevi di lui, chiedetegli quello che volete, state tranquilli, cercate di riprendervi"». Nel marzo scorso, ad Arcore, vanno invece tutti e tre.

ATarantini lo ricorda così: «Atterriamo a Orio al Serio alle nove, la mattina alle nove, stacchiamo la batteria del telefonino... arriviamo a Arcore e dopo una mezzoretta, le dieci e mezzo-undici ci riceve il presidente del Consiglio. Io non vedevo il presidente da due anni, ero straimbarazzato, credo mi sia anche commosso...».

È il momento, come spiega Tarantini, in cui si concretizza la richiesta: «Lavitola gli dice "dottore, Tarantini ha bisogno di 500 mila euro per iniziare un'attività all'estero".

Il presidente senza neanche pensarci mezzo secondo, non gliene fregava assolutamente niente, disse: "Gianpaolo per te non c'è problema, io ti auguro di poter riprenderti economicamente. Io sono dispiaciuto, comprendo la tua situazione, è avvenuta per cause indirette, per cause mie, perché sono coinvolto con te».

 

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