giorgia meloni marcello veneziani

VENEZIANI DICE "LA VERITA'" - “SONO IN TANTI GLI INADEGUATI AL GOVERNO, ANCHE NEL CERCHIO PIÙ RISTRETTO E MILITANTE DELLA MELONI, E LO VEDIAMO OGNI GIORNO” – “CHI, COME NOI, AVEVA ESPRESSO ‘DA DESTRA’ CRITICHE RAGIONATE AL GOVERNO MELONI NON AVEVA TORTO. SE LE AVESSERO PRESE IN CONSIDERAZIONE ANZICHÉ SENTIRSI TRADITI E PUGNALATI, E SE AVESSERO CAPITO CHE VOLEVANO SPINGERE A CERCARE RIMEDI E NON FACEVANO ‘IL GIOCO DELLA SINISTRA’ PER TRARRE IMMAGINARI VANTAGGI, SAREBBE STATO PIÙ UTILE PER LORO. APRITE LA MENTE E GLI SCENARI, CHIUDETE LE SEZIONI IN CUI SIETE ANCORA BARRICATI..."

Estratto dell’articolo di Marcello Veneziani per “la Verità”

marcello veneziani

 

Insomma, che succede al governo Meloni con la botta del referendum perduto? La spiegazione piatta e superficiale è che ha vinto l’Italia del No, che era poi non solo il No alla riforma ma soprattutto il No al governo Meloni. […] 

 

Era scontato che l’Italia di opposizione, con poche defezioni, votasse compatta in quel modo, ma non era prevedibile che il No diventasse la maggioranza dei votanti : resta da spiegare perché un arcipelago di minoranze si trova poi maggioranza nelle urne […]

 

giorgia meloni cameriera di trump e putin - video vitosfrankai

A mio parere la principale spiegazione resta il mutato clima internazionale tra dazi, occupazioni, invasioni, guerre, distruzioni, minacce e gli effetti che ha generato nella gente tra riflessi e paure. Una guerra pericolosa e insensata che risponde al disegno egemonico di Israele nel Medio Oriente; il governo Meloni è stato assimilato per affinità politica al duo Trump-Netanyahu, scontando colpe altrui. […] per noi italiani […] vuol dire crisi energetica, ricaduta economica nella vita corrente.

 

[…] la politica estera, è diventato il suo punto debole: la Meloni doveva essere il ponte tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, l’alleata preferita di Trump, ma tutto questo si è capovolto da quando l’aspirante Nobel della Pace ha preteso il Nobel della guerra. Così la Meloni è rimasta schiacciata tra la prepotenza dell’alleato e l’impotenza dell’Unione europea […]

 

marcello veneziani

Insomma la politica estera è diventata il tallone d’Achille della Meloni e la smentita nei fatti del sovranismo con cui si era presentata agli italiani. Bisogna pure aggiungere che il voto giovanile al referendum è stato molto condizionato dal quadro internazionale: il loro era un No alla guerra, a Trump, a Israele e al loro terminale italiano, oltre i pro Pal o gli antifa.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP

[…] Dopo tre anni e mezzo di prudenza e piccoli passi, in cui il bene principale del governo era la sua stabilità duratura, l’unica cosa che veniva prospettata al Paese era la riforma della giustizia, ossia il compimento di un progetto berlusconiano. […] ma si possono concentrare gli sforzi su quella riforma rispetto a ogni altra priorità e riforma, mobilitare il Paese su quel tema che veniva recepito come un regolamento di conti tra politica e magistratura?

 

Qui permettetemi di dar voce a quel segmento critico di elettori della Meloni che dice: l’abbiamo votata per cambiare, dopo aver avuto un governo tecno-politico di coalizione generale; ma dopo tre anni e mezzo cosa è cambiato davvero per noi italiani, per noi cittadini, per noi contribuenti, per noi famiglie? Cosa è cambiato sul piano dei flussi migratori, della sicurezza, del declino culturale e sociale, dei «valori», della salute, della vita pubblica, dei servizi e della pubblica amministrazione?

 

marcello veneziani (3)

Quella fetta di elettorato risponde che non è cambiato niente o quasi e qualcuno aggiunge: di tracce della destra sociale e nazionale al governo neanche l’ombra. […] Insomma sul referendum ha influito il clima generale di sfiducia; la gente, o meglio una fetta non maggioritaria ma determinante del popolo italiano, non si fida di nessuno, e ha paura; e chi ha paura non vuole scossoni, diventa conservatore ma non nel senso dei valori.

Questo è un Paese di rivoluzionari a parole e immobilista nei fatti; la cosa più difficile da fare sono le riforme. La Meloni non ha perso la simpatia popolare che riscuote nel Paese, anche se si è appannato il suo appeal e si è incrinata quell’aura vincente. […]

 

Com’era prevedibile il superamento della sconfitta richiede riti sacrificali e si sono perciò trovati alcuni capri espiatori. Qui magari hanno ragione i critici e gli oppositori a osservare: c’è stato bisogno di una sconfitta per farli dimettere, non sarebbe stato più credibile farlo prima? […] Se mandi via dal governo i tuoi che sono stati attaccati dalla stampa e dall’opposizione dai un segno di debolezza. Se lo fai dopo una sconfitta, invece, può essere un rito sacrificale per riprendere vigore.

GIORGIA MELONI ALESSANDRO GIULI

 

Resta ora da compiere una scelta di fondo per l’ultimo giro di boa prima del voto: tirare a campare […] senza più osare riforme oppure tentare il colpo d’ala e di reni, coi rischi che comporta un’azione tardiva in una compagine ammaccata. Temo la sintesi al peggio: la parvenza di un drastico cambio di passo solo annunciato per continuare poi di fatto a galleggiare. E magari rinchiudersi in un bunker in cui ci si fida solo dei famigliari.

 

sangiuliano meloni

Però lasciateci tornare sul tema dell’inadeguatezza del ceto di governo; la sua sola giustificazione è che dall’altra parte non è meglio. Inadeguati sono in tanti, anche nel cerchio più ristretto e militante della Meloni, e lo vediamo ogni giorno. […] chi, come noi, aveva espresso «da destra» critiche ragionate al governo Meloni evidentemente non aveva torto. Se le avessero prese in considerazione anziché sentirsi traditi e pugnalati, e se avessero capito che volevano spingere a cercare rimedi e non facevano «il gioco della sinistra» per trarre immaginari vantaggi, sarebbe stato più utile per loro. Una critica preventiva vale molto più della constatazione postuma del sinistro. Aprite la mente e gli scenari, chiudete le sezioni in cui siete ancora barricati.

patrizia scurti giorgia meloni e gennaro sangiuliano foto di bacco (7)

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